La manovra è (quasi) pronta per il Parlamento: le ultime novità

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ROMA (Public Policy) – Il testo della manovra (dovrebbe) essere chiuso e pronto per iniziare l’iter parlamentare, dopo che ieri nell’ultimo vertice di maggioranza ci sono state altre limature. L’impianto ne esce sostanzialmente confermato, e sembrano sciolti i nodi che riguardavano le partite Iva, i fondi per la famiglia e il taglio del cuneo fiscale.

Quest’ultimo, che partirà a luglio, “porterà 40 euro netti in busta paga” ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, a Porta a Porta. “Abbiamo intenzione di mettere 6 miliardi a regime; 5 già li abbiamo messi da parte e uno intendiamo recuperarlo da una riforma fiscale più generale” ha spiegato il titolare del Mef, che sul cashback per incentivare i pagamenti elettronici stima che “verranno rimborsati almeno 100-200 euro l’anno ad ogni consumatore”. Tra le novità da segnalare la stangata da 513 milioni di euro sulle auto aziendali: la manovra infatti triplica le tasse, a prescindere dall’impatto inquinante dei mezzi. Le auto aziendali oggi concorrono a formare il reddito dei dipendenti per il 30% del costo convenzionale del noleggio, mentre la nuova norma prevede che pesino per il 100% del valore. Una mossa che potrebbe avere un impatto pesante sul mercato automobilistico, dove le auto aziendali rappresentano il 40% delle nuove immatricolazioni.

Confermato il taglio delle detrazioni fiscali al 19% per i redditi a partire da 120mila euro, con l’annullamento superata la soglia di 240mila. Inoltre, da 2020 tutte le spese detraibili – tranne quelle in farmacia – dovranno essere tracciabili, quindi effettuate con carte o bonifici. Intesa nella maggioranza sulle partite Iva: dal 2021 scatta l’esclusione dal regime per coloro che hanno avuto oltre 30mila euro di reddito da lavoro dipendente o pensione. Quindi, una sorta di divieto di cumulo, che secondo il Mef riguarderà circa il 20% dei beneficiari.

Cancellate invece le clausole di esclusione che si volevano introdurre, come il tetto di 20mila euro di spesa annua per i beni strumentali, e quello sempre di 20mila euro per pagare i dipendenti. Resta invariato il regime forfettario, essendo sfumata l’ipotesi di introdurre un sistema analitico per determinare l’imponibile. Rimane in manovra la plastic tax, contestata da imprese, consumatori e sindacati: la tassa – da 1 euro al chilogrammo – colpirà la plastica monouso per imballaggi e contenitori, e dovrebbe portare circa 1,2 miliardi nelle casse dell’erario. Esclusa dall’imposta, ma solo da giugno 2020, la plastica biodegradabile. C’è poi una stretta sui vecchi diesel Euro 3 e 4: la manovra prevede (dal 2021) l’eliminazione dei benefici fiscali sul gasolio usato per il trasporto di passeggeri o merci. Arrivano dettagli anche sulla cosiddetta sugar tax (contestata dai renziani, insieme alla ‘plastic’): viene definita imposta sulle bevande analcoliche “edulcorate”, ed è fissata nella misura di 10 euro per ettolitro per i prodotti finiti, e 0,25 per chilogrammo per i prodotti da utilizzare previa diluizione.

Novità anche per l’industria del tabacco: in manovra si annunciava un inasprimento delle imposte per 200 milioni di euro, ma alla fine ci sarà un aumento dell’accisa da 5 euro al chilo, con un maggior gettito di “soli” 88 milioni all’anno. Escluse dall’aumento le sigarette elettroniche, mentre per altri prodotti – come cartine, cartine arrotolate senza tabacco e filtri per arrotolare le sigarette – dal 2020 scatterà un’imposta di consumo equivalente a 5 millesimi di euro al pezzo. Il capitolo “casa” ha visto la cancellazione dell’aumento – dal 10 al 12,5% – dell’aliquota della cedolare secca a canone concordato, e ci sarà l’accorpamento di Imu e Tasi: le due tasse sulle seconde case si fondono, senza però aumentare il prelievo. Infine, sul fronte famiglie si prevede il raddoppio del voucher per gli asili nido per i nuclei con Isee fino a 25mila euro, che passa dagli attuali 1.500 a 3.000 euro. Il bonus sale a 2.500 euro anche per le famiglie con Isee fino a 40mila euro, mentre resta a 1.500 per chi supera questa soglia; in ogni caso, per tutti rimane parametrato su 11 mensilità. A questa misura vengono destinati 190 milioni in più nel 2020.

L’intesa sulla manovra ha rischiato però di incagliarsi sulla questione Radio Radicale: alla fine si è deciso di mettere a gara i 24 milioni attualmente stanziati. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Andrea Martella, ha precisato che “Radio radicale proseguirà il servizio fino all’espletamento della gara”, prevista ad aprile 2020. Festeggia il leader M5s, Luigi Di Maio: “E’ finita la mangiatoia, i 24 milioni non ci sono più”.  Sul tema le distanze tra gli alleati rimangono evidenti. “Radio Radicale è viva, il M5s che voleva chiuderla ha già perso. Di Maio se ne faccia una ragione” ha dichiarato Andrea Marcucci, capogruppo Pd a Palazzo Madama. Adesso c’è “solo” da aspettare l’esame parlamentare, che si preannuncia – come sempre – complesso. La manovra ne uscirà probabilmente cambiata, almeno in parte, anche se sempre Di Maio ha precisato: “Emendamenti alla manovra solo se concordati tra i gruppi di maggioranza”. Staremo a vedere. (Public Policy) PAM