Matrimoni forzati, ecco i ddl di cui si discute al Senato

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ROMA (Public Policy) – Contrastare il fenomeno dei matrimoni precoci e forzati, introducendo reati ad hoc nel codice penale. È questo l’obiettivo di due disegni di legge al Senato che la scorsa settimana hanno iniziato il proprio iter parlamentare presso la commissione Giustizia a Palazzo Madama.

Il relatore sui progetti di legge, firmati da Nadia Ginetti (Pd) e Stefania Pucciarelli (Lega), è Emanuale Pellegrini (Lega). La commissione, al termine dell’incardinamento, ha stabilito l’avvio di un ciclo di audizioni.

LA PROPOSTA PD

Il ddl Ginetti si compone di 3 articoli e introduce nel codice penale tre nuovi articoli: dal 609-terdecies al 609-quindecies. Il principale è il delitto di matrimonio forzato.

La nuova fattispecie punisce con la reclusione da 3 a 7 anni, “chiunque con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità o di relazione domestica costringe un minore di età a contrarre vincolo di natura personale, con sé o con terzi, anche in un Paese estero, da cui derivano uno o più obblighi tipici del matrimonio o dell’unione civile”.

Secondo i tecnici del Senato è da fare “una riflessione in ordine all’ampiezza di tale deroga al principio di territorialità della legge penale, tenuto conto che la norma risulterebbe potenzialmente idonea a punire condotte commesse da cittadini non italiani in un territorio estero”.

L’articolo 609-quaterdecies prevede invece le circostanze aggravanti, con la possibilità che la pena sia elevata da 5 a 10 anni se la costrizione è commessa da un genitore, un parente o un convivente. La pena, ancora, va da 7 a 12 anni se il fatto riguarda un under 10.

Per quanto rigaurda le pene accessorie, in caso di condanna per il reato di matrimonio forzato, ci sono: la perdita della responsabilità genitoriale;l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno; la perdita del diritto agli alimenti e l’esclusione dalla successione della persona offesa; la sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte.

Prevista anche l’esclusione dal patteggiamento.

Inoltre il ddl Ginetti prevede prevede l’istituzione, con decreto del ministro della Giustizia da adottarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, di un Osservatorio permanente per le azioni di prevenzione e contrasto in materia di matrimoni forzati, composto da rappresentanti di Viminale, Miur, conferenza Unificata, dAutorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, e delle organizzazioni non profit operanti nel settore.

Tra i compiti dell’Osservatorio c’è quello di redigere, in 60 giorni dal suo insediamento, “un piano di azione integrato per il monitoraggio, la prevenzione e il contrasto al fenomeno dei matrimoni forzati, anche attraverso l’assistenza e il recupero sociale e scolastico delle vittime”. Infine l’articolo 3 prevede che in ogni provincia e città metropolitana il questore competente al rilascio dei permessi di soggiorno, nomini uno o più funzionari di polizia quali referenti per il contrasto del fenomeno dei matrimoni forzati con il compito di agevolare i rapporti con i rappresentanti degli enti locali e delle organizzazioni operanti in materia.

IL DDL PUCCIARELLI

La proposta del Carroccio, invece, è composta da un solo articolo. Si introduce anche qui il delitto di costrizione al matrimonio o all’unione civile. La pena prevista è quella del carcere da 3 a 8 anni per “chiunque con violenza o minaccia o facendo leva su precetti religiosi ovvero sfruttando una situazione di vulnerabilità, costringe altri a contrarre matrimonio o un’unione civile, anche in un Paese estero”. Anche in questo caso, dunque, è presente un riferimento all’estero.

E come nel caso del ddl Ginetti non si stabilisce alcun requisito di età per sposarsi o contrarre un’unione civile.

Tra le altre novità, la proposta Pucciarelli introduce un’ulteriore fattispecie criminosa: il reato di induzione al viaggio finalizzato al matrimonio, punito con la reclusione fino a 3 anni. Viene punito “chiunque, con artifizi e raggiri, violenza o minaccia, o facendo leva su precetti religiosi, ovvero sfruttando una situazione di vulnerabilità, induce altri a recarsi all’estero per contrarre matrimonio o una unione civile”. Prevista un’aggravante in caso di età inferiore ai 14 anni o 16, se il colpevole è un genitore, tutore o convivente del minore-

Infine il ddl prevede un’aggravante ad hoc per cui se entrambi i nuovi reati sono commessi nei confronti di una persona della famiglia, di un minorenne o di una persona sottoposta alla propria autorità, tutela o curatela, la pena della reclusione va da 6 a 15 anni. (Public Policy) IAC