Meloni prova a sparigliare: sovranisti ma anche conservatori

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Giorgia Meloni prova a sparigliare: non più sovranista, o meglio non solo, ma soprattutto ‘conservatore’. È il partito che la leader di Fratelli d’Italia sta cercando di disegnare. Ci sono vari indizi sulla traiettoria meloniana. Due settimane fa a Firenze, l’associazione Firenze Lab 20/20 presieduta da Paolo Marcheschi, già consigliere regionale di Fratelli d’Italia e molto vicino a Meloni, ha organizzato un convegno dal titolo “Evoluzione del pensiero conservatore” al quale hanno preso parte Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia e Francesco Giubilei, editore ed autore vicino al pensiero conservatore. Significativa l’immagine nella locandina, un fotomontaggio con Ronald Reagan, Margaret Thatcher, Silvio Berlusconi e la stessa Meloni.

Un tema sul quale la leader di Fratelli d’Italia insiste molto, come si capisce anche dall’edizione 2021 della festa di Atreju, dal titolo “Il Natale dei conservatori”, in programma dal 6 al 12 dicembre in piazza del Risorgimento. “Atreju è una delle poche cose rimaste inalterate nelle vicissitudini della destra italiana: è un evento di parte ma non di partito. È sicuramente una manifestazione organizzata da una cultura politica ma anche un luogo di confronto” dice la leader di FdI, spiegando che sarà “un esperimento” nella sua versione natalizia. Decisa, precisa Meloni, “ben prima della delirante circolare europea sul Natale. A maggior ragione, però, la decisione di centrare Atreju sul Natale e i suoi lavori, è stata una scelta azzeccata. Ma con Natale dei Conservatori intendiamo anche un’altra nascita: il percorso di costruire una forte rete alternativa e al pensiero unico dominante, racchiusa nella dimensione conservatrice e che mette insieme anime diverse”.

Al dibattito di chiusura ci sarà anche il Repubblicano Rudolf Giuliani oltre a esponenti di ECR, il gruppo dei Conservatori e dei riformisti. Spazio anche alla concorrenza. Ci saranno anche i ministri Giancarlo Giorgetti, Luigi Di Maio e Marta Cartabia, nonché i capi di partito Enrico Letta, Matteo Salvini e Giuseppe Conte. Segno, appunto, che almeno a livello di dibattito Meloni vuole allargarsi il più possibile. Il che non significa cedere sulle policies specifiche di Fratelli d’Italia. Semmai, si intuisce, significa cercare di acquisire uno standing governativo. Meloni e i suoi insomma cercano di rivedere la traiettoria degli ultimi anni, consapevoli che non si può restare all’opposizione per sempre e che bisogna tenere bene alla larga nostalgie e reducismo.

Su alcuni temi però Meloni non sembra aver intenzione di cedere. Presentando l’ultimo libro di Gianfranco Rotondi, la leader di Fratelli d’Italia si è scagliata contro l’ipotesi di un obbligo vaccinale europeo: “Penso che non sia competenza dell’Ue l’obbligo vaccinale. Sono contro l’obbligo”. Quello che serve oggi è la chiarezza e la trasparenza, dice Meloni. “Ad esempio desecretare gli atti che dicono quanto ci costano i vaccini. Oppure impegnarsi a indennizzare i cittadini in caso di problemi con il vaccino”. Le care e vecchie battaglie contro le restrizioni insomma sono ancora vive e vegete. C’è da aspettarsi che sul punto intervenga anche Matteo Salvini, che sta cercando di capire ancora come fare per recuperare i consensi perduti. Lui, sì, sovranista e neopopulista col botto, non può fare a meno di Le Pen e Orban. Meloni invece si concede il lusso del conservatorismo ammantato di scetticismo. Chi vincerà? (Public Policy)

@davidallegranti

(foto Daniela Sala / Public Policy)