Dl Migranti, bozza: dalla cittadinanza alle sanzioni Ong

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ROMA (Public Policy) – Scenderà da 4 a 3 anni, tramite il silenzio assenso, il termine massimo per la conclusione delle pratiche per la concessione della cittadinanza per residenza e matrimonio. È questa una delle modifiche su cui la maggioranza di Governo ha trovato un’intesa per la modifica dei decreti Sicurezza, durante la riunione di giovedì sera al Viminale con la ministra Luciana Lamorgese, inserita in una bozza di decreto di cui Public Policy ha preso visione.

Per la richiesta dunque saranno necessari “trentasei mesi dalla data di presentazione della domanda” e non più quarantotto. La norma, si apprende, non sarà retroattiva.

TEMA SANZIONI

Sulle sanzioni alle ong che trasportano migranti si torna all’era pre-dl Sicurezza. Nell’accordo di maggioranza raggiunto al Viminale, i partiti che compongono il Governo hanno infatti deciso di cancellare con il prossimo decreto di settembre le pesanti multe amministrative fortemente volute dall’ex ministro Matteo Salvini.

Fonti di maggioranza precisano che verranno definitivamente cancellate. Come in passato, quindi, le uniche sanzioni saranno quelle previste dall’ambito penale. Il nuovo testo – a quanto apprende Public Policy – modificherà il codice della Navigazione, in particolare l’articolo 1102, prevedendo sanzioni da 10mila a 50mila euro. Ma a differenza dei dl Sicurezza non sarà il prefetto a irrogarle ma il giudice, solo nel caso ci siano le condizioni per un processo penale.

RAFFORZATO IL PRINCIPIO DEL NON-RESPINGIMENTO

Verrà rafforzato il principio del non-refoulement per impedire il respingimento o l’espulsione di migranti provenienti da Paesi che violano i diritti umani. È questa una delle modifiche su cui la maggioranza di Governo ha trovato un’intesa. Come previsto già oggi, non sarà ammesso il respingimento, l’espulsione o l’estradizione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura. Ma il nuovo decreto allargherà il divieto nel caso ci sia il pericolo di “trattamenti inumani o degradanti”.

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SOR