Nucleare, ecoreati, consumo suolo: parla il ministro Costa

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di Fabio Napoli

ROMA (Public Policy) – Prima alto ufficiale del Corpo forestale dello Stato e poi generale dell’Arma dei carabinieri, il nuovo ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, nato a Napoli nel 1959, finora è conosciuto dall’opinione pubblica soprattutto per le sue indagini sulla Terra dei fuochi.

Ma da oggi sulla sua scrivania lo aspettano dossier altrettanto importanti come quello sull’Ilva, l’inquinamento atmosferico, il dissesto idrogeologico, i rifiuti, l’economia circolare, l’uso della risorsa idrica. Lo abbiamo incontrato nel transatlantico di Montecitorio, pochi minuti dopo che era stata votata la fiducia al Governo M5s-Lega guidato da Giuseppe Conte.

D. Ministro, adesso che il Governo è nel pieno delle sue funzioni quali saranno le sue priorità?

R. Sicuramente interverrò sulla Terra dei fuochi perché, l’ho detto più volte, è nel mio cuore ma adesso deve essere anche nella mia penna. Sarà un segnale forte. L’idea è che la Terra dei fuochi rappresenti un simbolo non solo per la Campania ma anche per l’Italia, per tutte le terre dei fuochi che ci sono nel nostro Paese. Quindi agendo sull’una si vuole dare un segnale forte per far capire che il tema è al centro dell’azione del ministero dell’Ambiente.

D. Che misure ha in mente, dunque, per la Terra dei fuochi?

R. Ce l’ho in mente, ma prima occorre fare un verifica di tipo giuridico-amministrativo.

D. Quindi Terra dei fuochi al primo posto. E poi?

R. Da approfondire c’è anche la questione Ilva per la mia competenza, senza entrare a piedi uniti nemmeno di un millimetro sulle competenze degli altri. Poi c’è la questione dei parchi nazionali e delle riserve marine, quindi della rigenerazione della 394 (la legge quadro del 1991 sulle aree protette; Ndr).

D. Nella passata legislatura un disegno di legge per la riforma della 394 non è stato approvato per un soffio.

R. È anche vero che quella norma che andava a cambiare la 394, che pure va aggiornata, è una norma che non piaceva fino in fondo, almeno a me. Per cui direi che prendo tutto il lavoro fatto dalla scorsa legislatura, perché non si deve mai gettar nulla, ma lo rivedrei perché quella proposta non soddisfaceva il mio modo di pensare e sono persuaso anche il Governo attuale, che peraltro l’ha osteggiata. Incontrerò le associazioni ambientaliste al più presto. Inoltre voglio affrontare il tema del colloquio tra riserve, parchi regionali, parchi nazionali, Sic (Siti di interesse comunitario; Ndr)  e oasi. Sono tante micro repubbliche che tra loro non colloquiano e questo non va bene. Fermo restando le differenze territoriali è bene che queste realtà comincino a parlarsi.

D. Un’altra legge mancata della scorsa legislatura è quella sul consumo del suolo.

R. Anche la legge sul consumo del suolo è stata ben lavorata. Si riprenderà il tutto ma in questo caso il lavoro è più facile perché si deve solo cesellare. La legge era infatti a un discreto punto. La si dovrà però portare in aula dove farà il suo percorso.

D. L’ultima legislatura ha visto anche l’approvazione della legge sugli ecoreati.

R. Voglio attivare la procedura per fare il ticket alla legge 68 del 2015, che ha tre anni di vita e credo sia arrivato il momento che alcune cose, come sollecitato dalle forze dell’ordine, dalle associazioni e dall’autorità giudiziaria, si possano migliorare. Su questo aprirò un tavolo.

D. Un altro dossier aperto è quello sul deposito nazionale dei rifiuti nucleari. Manca solo il nulla osta del suo ministero per la pubblicazione della Cnapi, la Carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il sito, per far partire l’iter procedurale per la realizzazione del deposito.

R. In questo caso c’è da fare una riflessione di tipo più ampio, non solo al ministero dell’Ambiente, perché stiamo parlando di una cosa significativa. Il lavoro è stato fatto ma è di natura puramente tecnica, come deve essere. Adesso va fatta una valutazione di tipo politico-governativa. Anche questo sarà all’ordine del giorno.

D. Quindi pubblicherà la mappa?

R. Sto valutando.

D. E il Codice dell’ambiente secondo lei va riformato?

R. Ha ragione, per esempio c’è tutta la vicenda delle bonifiche, che è da rivedere. E penso in particolare a quelle che si chiamano discariche orfane. Quelle discariche dove non si è individuato chi ha fatto cosa e che non si possono lasciare al buon cuore di nostro Signore. Delle risposte bisogna darle. Oppure ai regolamenti sulle soglie di inquinamento delle acque irrigue e dei suoli agricoli, che pongono uno spartiacque tra ciò che è terreno agricolo e ciò che non lo è. Su questo la norma attuale prevede un regolamento che è atteso dal 2006.