Onida boccia le riforme: dai delegati regionali al Senato

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ROMA (Public Policy) – Per quanto riguarda il numero dei delegati regionali per l’elezione del presidente della Repubblica “l’intento è quello di ridurlo perché viene ridotto anche il numero di parlamentari”. Così facendo “viene mantenuto lo stesso rapporto percentuale di presenza nell’assemblea comune. Mi domando però perché viene fatto? La Costituzione del 1948 aveva previsto che l’elezione del capo dello Stato, che rappresenta l’unità nazionale e non le forze politiche, venisse rappresentata da una base più ampia possibile. Per questo è stato deciso di estendere l’elettorato ai non parlamentari, e dunque ai rappresentanti delle Regioni. Il regionalismo e la presenza attiva delle Regioni era ed è una fattore fondamentale”. Quindi “non si capisce il perché la riduzione del numero dei parlamentari debba portare a una riduzione del numero dei delegati regionali, che è già esiguo”. 

A dirlo Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, in audizione martedì in commissione Affari costituzionali alla Camera sulla pdl Fornaro che rivede la base elettiva del Senato e del presidente della Repubblica.

Il presidente della Repubblica – ha precisato – “non è un rappresentante del Parlamento o delle forze politiche presenti nelle due Camere”. Trovo che sia “inopportuna questa riduzione dei delegati”. 

E ancora: per quanto riguarda la revisione della base elettiva del Senato “la legge fa una scelta strana: toglie l’elezione su base regionale ma non cancella il numero minimo di seggi per regione. Ma cancellando la base regionale non ha più senso mantenere il numero minimo. Si cambia introducendo la base circoscrizionale per il Senato. Ma che vuol dire? Questa dicitura non ha nessun senso costituzionale. Se la Camera oggi rappresenta l’intera nazione, il Senato è il rappresentante delle Regioni. Quindi l’elezione non può che avvenire sulla base di queste comunità distinte: nazionale e regionale. Se si toglie questo tipo di elezione il Senato diventa una seconda Camera eletta esattamente allo stesso modo”.

La norma è un passo indietro”, ha precisato Onida. “È vero che ci sono cose che non vanno, ma un’eventuale revisione del bicameralismo dovrebbe avvenire non togliendo la base regionale al Senato ma rivedendo le funzioni. Tenendo conto che il Senato è il rappresentante delle comunità regionali”. Questa “è un’innovazione davvero negativa che non introduce nessun vantaggio. Si torna indietro“.

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SOR