Pd versus M5s: la Sardegna era solo un’eccezione?

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Le vicende baresi-pugliesi hanno squarciato il velo di Maya sul rapporto fra Pd e 5 stelle. Sarebbe troppo semplicistico considerare le sortite di Giuseppe Conte (nella foto) contro il partito di Elly Schlein come il tentativo di rosicchiare qualche punto percentuale in vista delle elezioni europee. Questa è, per la verità, una spiegazione che si ritrova, tra i dirigenti del Pd, leggendo le cronache politiche degli ultimi giorni. Come se il presidente del M5s stesse solo difendendo la propria campagna elettorale in un’ottica puramente competitiva ma leale. Conte piuttosto ha recuperato il canovaccio delle elezioni politiche del 2022, quando riuscì a passare per vincitore morale, nonostante il dimezzamento dei voti rispetto alle elezioni di cinque anni prima, grazie a una precisa strategia di logoramento dell’avversario a tratti alleato.

Lo schema si sta ripetendo ancora attraverso il recupero di antichi stilemi populisti. Le inchieste giudiziarie di Bari hanno permesso a Conte di far saltare le primarie, che si sarebbero dovute tenere ieri, fra Vito Leccese, sostenuto dal Pd, e Michele Laforgia, sostenuto dal M5s. Un modo per evitare di riproporle come metodo consolidato nella futura scelta del capo della coalizione progressista: Schlein o Conte? Il primo a guadagnarci, in questa strategia, è proprio il M5s, che ha l’occasione – in momenti topici – di presentarsi come il solito e solido partito dell’antipolitica, ostile agli inciuci, al malaffare, alla compravendita di voti e ai comportamenti legalmente scorretti. “Ma non vi basta tutto questo per capire che non possiamo farci condizionare nell’attività politica dalle vicende giudiziarie, che devono avere il loro corso?”, si chiedeva retoricamente la settimana scorsa Roberto Giachetti, deputato di Italia viva, dopo il voto di sfiducia alla Camera contro Daniela Santanchè: “E la politica, tanto più quando riguarda gli avversari, deve difendere la sua funzione, che non ha nulla a che vedere con le inchieste giudiziarie, che sono inchieste, e deve essere provata la colpevolezza delle persone, e non sono le persone che devono provare la loro innocenza”.

Simili argomenti non possono certo funzionare con il M5s, che invece propugna un giustizialismo classico, destinato a non esaurirsi dopo la campagna elettorale per le Europee. Per il partito di Conte è una questione di sopravvivenza politica. Il M5s gioca nei confronti del Pd una partita simile a quella che Forza Italia gioca nei confronti della Lega. Che cosa potrebbe mai succedere se i 5 stelle riuscissero a superare il Pd nelle urne? E che cosa potrebbe accadere se, invece, la distanza fra M5s e Pd fosse così ridotta da non far capire chi può aspirare a guidare la coalizione del Campo Largo – ammesso che possa esistere ancora – per conto di tutti gli alleati? Fin qui il Pd ha descritto l’alleanza campolarghista come un patto fra progressisti in cui i Democratici sono il perno attorno al quale ruotano gli altri partiti.

Ma mentre nel destra-centro il perno di volta in volta lo assume il partito che ha più voti – un tempo Forza Italia, poi Lega e poi Fratelli d’Italia – a partire da una visione comune di governo che si è stratificata negli anni nonostante le differenze programmatiche, tra Pd e 5 stelle questo rapporto non esiste. Anche perché i due partiti hanno governato esclusivamente insieme solo nel Conte 2 – quello Draghi era infatti un governo tecnico con quasi tutte le formazioni politiche dentro – e non hanno quindi sviluppato all’alleanza pluridecennale che governa anche città e regioni. Anche perché Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia non nascono per contrastarsi politicamente a vicenda, sulla scorta di un “vaffanculo” politico, come il M5s nei confronti della sinistra che ha sempre considerato traditrice rispetto alle sue origini, premesse e promesse ideal-culturali. Questa diversità diremmo ontologica permette al M5s di tenere le mani libere di fronte agli eventi e a cogliere le occasioni che capitano, usandole strumentalmente contro l’avversario a tratti alleato Pd. Alla fine la vicenda politica della Sardegna potrebbe essere solo una eccezione, non la regola. (Public Policy)

@davidallegranti