Le preoccupazioni del Copasir sul 5G: valutare l’esclusione delle aziende cinesi

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ROMA (Public Policy) – “Il Comitato non può che ritenere in gran parte fondate le preoccupazioni circa l’ingresso delle aziende cinesi nelle attività di installazione, configurazione e mantenimento delle infrastrutture delle reti 5G. Conseguentemente, oltre a ritenere necessario un innalzamento degli standard di sicurezza idonei per accedere alla implementazione di tali infrastrutture, rileva che si dovrebbe valutare anche l’ipotesi, ove necessario per tutelare la sicurezza nazionale, di escludere le predette aziende dalla attività di fornitura di tecnologia per le reti 5G”.

Questo quanto si legge nella relazione conclusiva al Parlamento sui rischi cibernetici approvata dal Copasir.

“Appare certamente difficile, in una realtà caratterizzata dalle leggi del mercato e della libera concorrenza, prevedere interventi autoritativi che potrebbero mettere a rischio la stessa realizzabilità di progetti ritenuti essenziali per lo sviluppo delle nuove tecnologie”, continua la relazione ricordando il caso statunitense con l’entrata in vigore del divieto per Huawei rinviato più volte (da ultimo, l’entrata in vigore del divieto è stata prorogata al febbraio 2020). “Per queste medesime ragioni – rileva il Copasir – né gli organi della Ue, né i principali Paesi europei hanno finora adottato provvedimenti di divieto o limitazione alle attività degli operatori cinesi, pur nella consapevolezza dei possibili rischi che potrebbero derivarne”.

“La rilevanza del problema è stata, peraltro, recentemente confermata in occasione del Consiglio dell’Unione europea Trasporti, telecomunicazioni ed energia del 3-4 dicembre 2019, che nelle conclusioni sul tema del 5G ha, tra l’altro, sottolineato come i Paesi membri debbano considerare fra i fattori di rischio per la sicurezza non solo i profili attinenti la tecnologia ma altresì quelli derivanti dalle politiche e dagli ordinamenti legislativi vigenti nei Paesi terzi dai quali vengono acquisiti prodotti e servizi – prosegue la relazione – In proposito, il Comitato ritiene di sottolineare che le pur significative esigenze commerciali e di mercato, che assumono un ruolo fondamentale in una economia aperta, non possono prevalere su quelle che attengono alla sicurezza nazionale, ove queste siano messe in pericolo”.

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NAF