“La proprietà dell’oro era ed è dello Stato”: la proposta Borghi

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oro

ROMA (Public Policy) – Fornire un’interpretazione autentica della normativa vigente in materia valutaria, per chiarire “che la Banca d’Italia gestisce e detiene, ad esclusivo titolo di deposito, le riserve auree” ma che il diritto di proprietà delle riserve in oro, comprese quelle estere, resta dello Stato italiano.  Ossia che “la proprietà dell’oro era ed è dello Stato italiano”.

Questo, in sintesi, l’obiettivo di una proposta di legge alla Camera, a prima firma del presidente della commissione Bilancio di Montecitorio Claudio Borghi (Lega), che ha iniziato il proprio iter parlamentare in commissione Finanze appena prima del ritorno della manovra alla Camera per l’approvazione definitiva (avvenuta il 30 dicembre).

Probabile, quindi, che la pdl riprenda il percorso di approvazione a partire dall’inizio del 2019.Il relatore è Raphael Raduzzi (M5s).

Vediamo il contenuto:

RISERVE IN ORO SONO DELLO STATO

La stratificazione delle norme sulla proprietà delle riserve nazionali in oro, si legge nella relazione illustrativa, “a finito col rendere la Banca d’Italia un ircocervo giuridico”: necessario, quindi, “riportare l’esegesi della normativa nazionale, in conformità con quella euro-unitaria, in una situazione di certezza e chiarezza”.

L’unico articolo della proposta interpreta l’articolo 4 del testo unico delle norme di legge in materia valutaria, il dpr 148 del 1988, in materia di gestione delle riserve ufficiali. La norma, ora, prevede che Bankitalia provveda a gestire le riserve in oro ufficiali, nel rispetto dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea.

L’obiettivo di Borghi  è quello di “assicurare chiarezza interpretativa in quanto la disciplina europea, richiamando esclusivamente la materia della detenzione e della gestione delle riserve ufficiali da parte delle banche centrali nazionali, lascia al diritto nazionale la determinazione della questione della loro proprietà”

L’articolato euro-comunitario, infatti, non interviene “circa la proprietà e il titolo in forza del quale le banche centrali nazionali detengono le riserve,comprese quelle auree, lasciando così sul campo del diritto domestico la determinazione della questione”.

Nel rispetto degli obblighi internazionali derivanti da trattati, dunque, “la disposizione relativa all’attività di gestione non appare sufficientemente esplicita nel sottolineare la permanenza della proprietà delle riserve auree allo Stato italiano e una specificazione su questo punto si rende necessaria” vista anche “la natura ibrida assunta dalla Banca d’Italia nel corso degli anni, in conseguenza dei numerosi interventi legislativi stratificatisi”.

Quindi, la norma si interpreta nel senso che il diritto di proprietà delle riserve auree appartiene allo Stato mentre la Banca d’Italia è competente solo per gestione e detenzione.

DETENZIONE ORO

La Banca d’Italia, si legge nella relazione introduttiva del progetto legislativo del Carroccio, “è il quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo monetario internazionale. Il quantitativo totale di oro detenuto dall’istituto, a seguito del conferimento di 141 tonnellate alla Banca centrale europea (Bce), è pari a 2.452 tonnellate (metriche); esso è costituito prevalentemente da lingotti (95.493) e, per una parte minore, da monete.

L’oro dell’istituto è custodito prevalentemente nei caveaux della Banca d’Italia e in parte all’estero, presso alcune banche centrali”. (Public Policy) IAC