Quote rosa nei cda, il punto sul ddl

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ROMA (Public Policy) – L’intervento per la parità di accesso tra i generi agli organi delle società quotate proseguirà adottando come testo base il ddl Lega a firma Cinzia Bonfrisco. Lo ha deciso la commissione Finanze del Senato, dove sullo stesso tema era stato depositato un testo con effetti identici a prima firma di Donatella Conzatti (FI), ma sottoscritto da tutti gli altri gruppi di minoranza. Bonfrisco non ricopre più la carica di senatrice, essendosi dimessa dopo aver ottenuto un seggio al Parlamento europeo in seguito alle ultime elezioni.

Entrambe le proposte puntano comunque a modificare il Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (dlgs 58/1998), estendendo a sei mandati (dai tre previsti attualmente) il periodo in cui si applica il riparto degli amministratori da eleggere secondo il principio – introdotto dalla legge Golfo-Mosca del 2011 – per il quale il genere meno rappresentato deve ottenere almeno un terzo degli amministratori eletti.

Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato alle 12 di oggi, e dalla stessa senatrice Conzatti sono in arrivo delle proposte di modifica che dovrebbero vedere sostanzialmente d’accordo la commissione. Una prima modifica dovrà regolamentare in maniera più precisa la proroga, specificando il fatto che l’estensione riguarda ulteriori tre mandati e non altri sei. Si vorrebbe anche introdurre una estensione della quota, stabilendo che il genere meno rappresentato deve ottenere almeno il 40% degli amministratori eletti (e non un terzo).

C’è poi l’intenzione di intervenire sulle società a partecipazione pubblica, di cui si era occupata la legge Golfo-Mosca. Secondo il testo attuale del ddl, infatti, per le società a controllo pubblico non quotate resterebbe fermo quanto previsto dal relativo Testo unico (decreto legislativo n. 175 del 2016, articolo 11, comma 4), che prevede a regime la tutela dell’equilibrio di genere per un terzo dei componenti dei soli organi di amministrazione. La norma del Testo unico stabilisce più nel dettaglio che “nella scelta degli amministratori delle società a controllo pubblico, le amministrazioni assicurano il rispetto del principio di equilibrio di genere, almeno nella misura di un terzo, da computare sul numero complessivo delle designazioni o nomine effettuate in corso d’anno”. L’emendamento chiederebbe quindi un monitoraggio per rendere più stringente il principio, evitando il mancato rispetto dell’equilibrio di genere.

Il relatore del ddl Emiliano Fenu (M5s) specifica che si cercherà di intervenire anche per precisare la decorrenza dell’estensione da tre a sei mandati. Meno probabile che trovi strada la proposta arrivata da alcuni di rendere strutturale, invece che limitato a questo numero di mandati, il principio della quota, alla luce del fatto, viene riferito, che la norma dovrà agire come stimolo per un cambiamento culturale e non come imposizione. (Public Policy) GIL