Ok, Recovery Fund. Ma prestiti o aiuti? Le prossime tappe

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di Paolo Martone

ROMA (Policy Europe / Public Policy) – “Necessario e urgente“. Due aggettivi non a caso – richiesti dell’Italia – che il Consiglio europeo del 23 aprile ha inserito nelle sue conclusioni riguardo al Recovery Fund, il vero nodo politico del summit. Sì perchè su tutto il resto l’intesa c’è stata, e non è poco considerando la situazione e i vertici precedenti non sempre fruttuosi. In sintesi, i leader Ue hanno approvato un pacchetto da 540 miliardi di euro, operativo entro il primo giugno. All’interno troviamo il programma Sure (contro la disoccupazione) da 100 miliardi, la nuova linea di credito del Mes senza condizionalità e solo per le spese legate all’emergenza sanitaria (240 miliardi), e i finanziamenti Bei per le imprese (altri 200 miliardi). Resta in sospeso il Recovery Fund, dove invece l’accordo è solo di principio. I capi di Stato e di Governo hanno incaricato la Commissione di presentare una proposta concreta il 6 maggio.

La dotazione prospettata, come ha detto Ursula von der Leyen, “non sarà di centinaia di miliardi, ma di migliaia”. Il Fondo sarà agganciato al bilancio Ue 2021-2027 – che già prima era incagliato – e, oltre al budget, è da capire in che modo arriveranno i capitali ai Paesi Ue: prestiti, aiuti a fondo perduto (come vorrebbe l’Italia) o un mix? Dopo che la Commissione avrà presentato la sua proposta, inizieranno le trattative: il primo round sarà nella due giorni Eurogruppo-Ecofin – 18 e 19 maggio – mentre il secondo ci sarà l’11 e il 12 giugno (altra riunione dei ministri delle Finanze). Nel frattempo, come detto, gli altri tre strumenti – Sure, nuova linea Mes e finanziamenti Bei – saranno già operativi. A giugno i fari saranno puntati – se nelle precedenti riunioni si sarà trovato un accordo di massima – sul Consiglio europeo previsto il 18 e il 19. Potrebbe essere l’appuntamento decisivo per rendere operativo il Recovery Fund già dal primo luglio.

Una data importante anche per un altro motivo: quel giorno inizierà la presidenza di turno tedesca del Consiglio Ue. Di per sè, esercitare la presidenza di turno non vuol dire avere la leadership, ma più che altro coordinare i lavori del Consiglio Ue. Tuttavia, trattandosi della Germania, le cose sono un po’ diverse, anche perchè Berlino – responsabilizzata dall’onere/onore della presidenza – metterà in campo il suo peso specifico per provare a risolvere le questioni più urgenti. Se a luglio ancora non sarà maturata un’intesa su come definire il Recovery Fund, allora toccherà proprio ad Angela Merkel provare a mettere tutti d’accordo. La Germania, considerato il Paese rigorista per antonomasia, durante la crisi Covid ha assunto una posizione a metà tra i Mediterranei (Italia, Francia e Spagna) e i cosiddetti “frugali” (Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Svezia), tendenzialmente contrari alla mutualizzazione del debito e ad aumentare le risorse per il bilancio comune.

Ma se sul primo punto Berlino è d’accordo con i frugali, sul secondo invece sposa la linea dei mediterranei. Tuttavia il 23 proprio la cancelliera, durante il Consiglio in videoconferenza, ha lanciato un messaggio preciso. “Se stiamo andando, come sembra che stiamo andando, verso la mobilitazione di una quantità di denaro senza precedenti per costruire la necessaria capacità di bilancio, allora dobbiamo avere coerenza nei sistemi di tassazione delle società e ci serve un sentiero di convergenza, e non una quantità enorme di idee diverse su come usare i nostri sistemi fiscali”. Può esser letto come un messaggio a entrambi i fronti:, e cioè: vanno decise di comune accordo sia le imposte che le spese. “Ora che mettiamo insieme le nostre risorse, dobbiamo essere pronti a discutere insieme come le spendiamo e come tassiamo”, ha detto il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno. Saranno pronti? (Policy Europe / Public Policy)

@PaoloMartone