Resocónto – Sacrifici

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di Gaetano Veninata

ROMA (Public Policy) – “Fermo, Abramo! Fammi finire la frase!”

“Siamo consapevoli che ai cittadini, ancora una volta, si chiedono sacrifici, rinunce, limitazioni alla loro ordinaria condotta di vita, con particolare riguardo alle relazioni di comunità”. “Oggi siamo più pronti, grazie al lavoro e al sacrificio di tutti”.

“Tanto più rigoroso sarà il rispetto delle prescrizioni da parte di ciascuno di noi, tanto più sarà efficace il contenimento del rischio di contagio e possibile superare questa seconda ondata con il minor sacrificio per il Paese”. “Se oggi saremo disposti ad affrontare questi piccoli sacrifici, domani riusciremo a evitare interventi più rigorosi e quindi più penalizzanti”.

E via dicendo, via sacrificando. Va bene tutto, presidente Conte, tutto. Gli italiani la ascoltano in diretta tv, si sacrificano sul divano ascoltandola con pazienza, spesso in orari scomodi, ma va bene tutto, ripeto.

Ma poi gli italiani ascoltano anche l’intervento subito dopo il suo, di un tale di nome Riccardo Ricciardi (come dite? ah, è vicecapogruppo del Movimento 5 stelle), probabilmente perché non trovano il telecomando, e insomma, la voglia di sacrificio diventa più ambigua, meno eroica, più scivolosa, chi si sacrifica per cosa, chi è il sacrificato, chi sacrificare: “Spesso usiamo il paragone bellico per parlare di questa pandemia…beh…la guerra quindi non è ancora finita, già lo sapevamo. Già sappiamo che non ci sarà un momento preciso in cui potremo dire ora è finito e lanciare le mascherine in aria come i soldati lanciavano gli elmetti….”.

Eh?

Volevo dire: ‘Ammazza Isacco com’è cresciuto!‘” . (Public Policy)

@VillaTelesio