Resocónto – Smemoria storica

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di Gaetano Veninata

ROMA (Public Policy) – Il primo Resocónto di questo 2022 che si prospetta fin da subito ricco di spunti, visti i prossimi appuntamenti parlamentari, è dedicato alla coda del 2021, a uno degli ultimi interventi dicembrini in aula al Senato. Un intervento che riporto (quasi) integralmente, di Gianni Marilotti, senatore del Pd (eletto nei 5 stelle) e presidente della commissione per la Biblioteca e l’archivio storico di Palazzo Madama.

Un intervento serio, dunque raro.

“La più peculiare delle competenze della commissione per la Biblioteca e l’archivio storico, da me presieduta, è redigere il piano editoriale del Senato. Lo abbiamo presentato nel giugno 2019, ma l’organo investito della sua approvazione, il Consiglio di Presidenza, non lo ha ancora esaminato. Entriamo nell’ultimo anno di legislatura e la stampa di discorsi parlamentari come quelli di Banfi, di Cossiga, di Alma Capiello ancora non è potuta avvenire, in ragione di questo adempimento mancato”.

“I questori sono stati espliciti, sin dalla scorsa legislatura (XXI Collegio, 19 giugno 2014), sulla necessità della gara per l’individuazione dell’editore con il quale instaurare il rapporto di coedizione avente ad oggetto la pubblicazione dei volumi delle collane dell’archivio storico. Ne deriva che, senza la possibilità di proroga dei vecchi editori e con un bando ancora da approvare, l’attività editoriale dell’Archivio storico procede a stralcio, come per le ristampe che meritoriamente la presidente ha richiesto per Angelina Merlin o che noi abbiamo disposto per Emilio Lussu o Araldo di Crollalanza, utilizzando collane esterne”.

“Altra modalità di intervento suppletivo è la coedizione con soggetti esterni, che, partecipi del progetto culturale di valorizzazione di documenti del nostro archivio, si dichiarano disposti a scegliere e pagare l’editore. Abbiamo proposto la convenzione con la Fondazione Ferrovie dello Stato, ma la trattazione in Collegio dei questori è stata rinviata. Spero che venga ripresa quanto prima, in modo tale da consentire questa importante edizione. Lo proporremo di nuovo per il volume sui senatori del regno ebrei, avendo acquisito il consenso della presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), ma vorremmo garanzie di non trovarci di nuovo davanti a un diniego di fatto”.

“Altra conseguenza del blocco del piano editoriale è stata che ovviamente una delle risorse umane dedicate, con grande apprezzamento, all’attività di redazione dei discorsi parlamentari è stata distolta e inviata altrove, aggiungendosi ai molti segretari che, assunti come archivisti storici, svolgono mansioni in altri settori dell’amministrazione. Questo mentre la progressiva apertura alle desecretazioni, avvenuta nel luglio del 2020 con il decreto del presidente del Senato, comporta la gestione, nella nuova banca dati dell’archivio, di oltre un milione di immagini scansionate soltanto per la commissione Stragi. Di qui la mia richiesta che nella prossima batteria di concorsi si contempli anche la professionalità archivistica o comunque una modalità per ricostruire il numero iniziale di unità dell’epoca della presidenza Pera”.

“Non tutto comunque dipende da noi; anche se riuscissimo ad esitare in tempi celeri la richiesta di desecretazione di 130.000 pagine provenuta dall’onorevole Casson, la modalità ordinaria di attivazione degli interpelli appare vistosamente inadeguata. Ecco perché attendiamo dalla presidenza del Consiglio risposta alla proposta di una nuova e più agevole modalità di esame delle richieste di declassifica”.

“Per concludere, voglio spendere una parola sulla lapide apposta nel cortile d’onore; se la monarchia ha fatto l’Italia, la Repubblica ha completato il pactum societatis con la promessa di maggiore giustizia sociale. Ho chiesto ripetutamente e chiedo in questa sede un completamento iconografico di quel fronte del cortile con richiami della Repubblica e della Costituzione. Mi aspetto che i questori si dimostrino sensibili a questa proposta e che vogliano imprimere nell’ultimo anno del loro mandato una svolta culturale alla loro azione. Per mio conto, la commissione procederà, con i mezzi di cui dispone, a valorizzare i suoi fondi archivistici e quelli che in sinergia con altre istituzioni culturali sta contribuendo a rendere noti. È il caso dei processi matteottiani, il cui restauro da parte dell’Archivio di Stato di Roma sarà oggetto di una mostra che svolgeremo in Senato nella prima metà dell’anno prossimo”. (Public Policy)

@VillaTelesio