Twist d’Aula – L’attendismo (motivato) del Mef

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Letterina e controletterina, tra Bruxelles e via XX settembre sembra un tenero epistolario. “Che farai prossimamente? Mantieni gli impegni?”. Rispondono da Roma. “Ci mancherebbe. E grazie per i suggerimenti e l’aiuto”. E poi pubblicamente, Moscovici da un lato e Gualtieri dall’altro, abbassano i toni, smussano, tranquillizzano. Perché, in ogni caso, se ne riparla nel 2020. Il giudizio dell’Ue, l’entrata in vigore delle nuove misure, il consuntivo finale. Tutto rimandato al futuro, take a back seat, che in pochi mesi molte cose possono cambiare.

Ecco, a parte il gioco dei ruoli tra i due attori, molto più concordi e integrati ora che i sogni (incubi) di uscita dall’euro sono all’opposizione, è evidente che la strategia del Tesoro potrebbe essere quella di dilazionare, posticipare, rinviare. Non solo perché siamo in momento di cambio di guardia tra la vecchia o la nuova Commissione, ma anche perché il giudizio effettivo sulla manovra italiana (e su quella di altri paesi) arriverà solo a marzo, dopo il voto in Umbria, in Emilia-Romagna e in Calabria.

Tanto è vero che l’entrata in vigore delle nuove misure non è immediata: il taglio del cuneo fiscale in busta paga è previsto per luglio, come anche le misure su pos e contante, l’abolizione del superticket da settembre, la plastic tax in primavera. Mentre per il bonus cashback per gli acquisti con moneta elettronica se ne riparla alla Befana del 2021. Ma non solo. La lotta all’evasione, i cui proventi sono stimati in 3,2 miliardi potrebbe generare incassi più alti, ma anche molto più bassi. Per cui è obbligatorio aspettare. Inoltre, a via XX Settembre hanno voluto rinviare le misure sui pagamenti digitali quando hanno capito che l’operazione sulle carte di credito sarebbe stata gestita direttamente da Palazzo Chigi.

Ma ad allargare lo sguardo, c’è un’altra ragione per allungare i tempi. Con la bocciatura di Sylvie Goulard, infatti, il quadro di riferimento sui conti pubblici da parte di Bruxelles rischia di cambiare. La candidata francese (da sempre pallino di un ex premier italiano…) è stata bocciata da socialisti e popolari, le due grandi famiglie politiche europee che si sono sentite minacciate dall’arrivo di Macron e hanno voluto regolare i conti con i deputati di “Renew Europe”, il gruppo europeo animato da “En Marche” e consolidato dai liberali.

Ma se Macron è il primo a cadere, a rischio c’è l’egemonia della Germania e la forza politica della presidente della Commissione. Von der Leyen ha perso il sostegno (risicato) con cui era stata eletta. Di conseguenza, è Merkel a uscirne indebolita. Ed è possibile che i Paesi più in difficoltà proveranno a sfruttare l’occasione per spingere la Germania ad accogliere la modifica di quelle regole Ue che stanno strangolando l’economia europea. E chissà, quando si dovranno fare i conti, cioè nel 2021, degli effetti di questa manovra, come verranno fatti.. E come verranno giudicati?

In questo quadro, la legge di Bilancio sembra quasi ispirata alla preveggenza, ad una doppia scommessa, sia politica che tecnica. Politica, perché la maggioranza sembra ballare, con quattro azionisti tutti in cerca di visibilità, di rivalsa, visto che sono tutti e quattro “perdenti”. Per cui meglio prendere tempo e aspettare che lo scenario si stabilizzi. E, poi, a livello tecnico. Tutti sanno che questa manovra è nata con il solo scopo di evitare l’aumento dell’iva e poco potrà fare su crescita e conti. Provando a respingere le critiche, Conte ha più volte insistito sull’orizzonte triennale. Una consuetudine che si è sempre rivelata fallimentare ma che stavolta, nonostante il rallentamento economico internazionale, potrebbe beneficiare di qualche bonus futuro, come nuovi rapporti di forza in parlamento ,il cambio degli equilibri a Bruxelles, lo scorporo di investimenti ambientali dal calcolo del deficit, qualcuno dice anche introiti fiscali maggiori grazie ai pagamenti elettronici.

Mettetevi comodi. (Public Policy)

@m_pitta