Twist d’Aula – Forte in Italia, debole all’estero

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – L’uomo forte della politica italiana è debole oltreconfine. Perché c’è un fronte interno, dove Salvini gioca ancora nel ruolo di mazziere e la Lega registra consensi superiori al 35%, e poi c’è un fronte esterno, dove invece si ritrova spalle al muro e il suo partito a mani (e tasche) vuote. Ed è lì che, dall’estero, che arrivano i suoi problemi.

Nelle prossime ore vedremo come finirà l’ennesima litigata governativa. Tuttavia fino a ieri 5 stelle e Lega hanno lavorato insieme al decreto Sicurezza bis in commissione come nulla fosse. E il provvedimento lunedì dovrebbe approdare in aula a Montecitorio. Per cui, “business as usual”. C’è da considerare, inoltre, la paura che hanno tutti i parlamentari di non essere rieletti (leghisti esclusi), associata all’obbligo di cercare sempre una nuova maggioranza ogni volta che cade un Governo. Per cui il primo voto in autunno della storia repubblicana non è ancora una certezza. Anzi.

Certo, l’all-in con cui Salvini ha paventato la crisi potrebbe essere letto come un’arma di distrazione di massa verso le recenti grane legate ai legami con la Russia. O come un bluff per costringere gli alleati ad abbassare la testa, in difficoltà come sono di fronte a qualunque ipotesi di ritorno alle urne o anche di maggioranze alternative. Ma non basta, perché ad allargare l’inquadratura al di fuori del Paese, emerge quanto la posizione del vicepremier sia decisamente incerta a livello internazionale, mettendo in discussione la collocazione geopolitica dell’Italia.

La Lega governa con il centrodestra il 12 Regioni, con i 5 stelle a Roma, mentre in Europa è all’opposizione. E l’internazionale sovranista, oltre ad essere un ossimoro logico, nel Parlamento di Bruxelles è già spaccata, con Orban da una parte e la Lega dall’altra. Ed è diviso anche l’Esecutivo. Da una parte i 5 stelle, con un’incredibile inversione a U sono entrati nella maggioranza europeista. Dall’altra, invece, la Lega, nonostante alcune mosse distensive (per esempio la nomina di Lorenzo Fontana agli Affari europei), è sempre più isolata.

Pur vincendo in Italia, infatti, ha prima perso le elezioni europee, visto che le forze sovraniste sono rimaste in minoranza. Poi il Governo si è autoescluso dall’asse franco-tedesco sulle nomine. Infine, il mancato appoggio alla Van Der Leyen della Lega (che non ha avuto assicurazioni sul Commissario alla Concorrenza) e il soccorso all’ultimo minuto di 14, fondamentali, eurodeputati 5 stelle (che hanno ottenuto la vicepresidenza) ha fatto sì che il Carroccio divenisse l’unica forza di governo che a Bruxelles è in minoranza. Oltretutto a mani completamente vuote. E oggi l’ennesimo paradosso: la nuova presidente della Commissione europea apre a una revisione del trattato di Dublino e la Lega si oppone.

A guardare in filigrana l’affare Metropol, poi, emerge che l’Italia è isolata anche al di fuori dell’Europa. Senza protezione. Chi si è impegnato a pedinare, ascoltare, registrare, trascrivere, fotografare e filmare quegli incontri lo ha fatto in modo professionale e non certo improvvisato. Senza dilettantismi e scegliendo il giusto tempismo nel farle uscire. Per cui, al di là delle ragioni per cui è stato fatto, da chi è stato ordinato e pagato questo servizio, è evidente che l’uomo forte della politica italiana non è poi così forte sul piano internazionale. Sicuramente non ha eccessive coperture.

D’altra parte, Mosca potrebbe non apprezzare i viaggi dei leghisti negli Usa, mentre Washington potrebbe giustamente diffidare da chi da tempo ha stretti rapporti con la Russia. Insomma, vaso di coccio tra vasi di ferro. Per esempio, mentre Trump annuncia il blocco della vendita di F35 alla Turchia, Putin promette ad Erdogan i suoi jet. E l’Italia da che parte sta? O, nel momento in cui gli altri Paesi nicchiano sulla Belt and Road iniziative cinese, noi riusciamo a inimicarci tutto l’Occidente accogliendo con decisamente troppa riverenza il presidente Xi Jinping.

Insomma, tanto grande è la confusione sotto il sole che perfino il presidente di Leonardo (ex Finmeccanica) si lamenta di non sapere come ci si debba comportare nelle trattative con molti Paesi, perché il paese è del tutto privo di una strategia. Il premier Conte dovrebbe venire a riferire in aula sull’affaire russo-lombardo. E forse pure Salvini. Vedremo. Ma certo al di là dell’inchiesta (che deve ancora trovare i soldi), al di là della paventata crisi, il nodo che il Parlamento deve necessariamente affrontare è quello della collocazione internazionale dell’Italia.

Perché “prima gli italiani” è lo slogan che hanno capito tutti, solo che nessuno sa per quale destinazione. (Public Policy)

@m_pitta