Twist d’Aula – I nuovi responsabili, giallo-verdini

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Un Governo politico, ha detto Di Maio uscendo dalle consultazioni, “ma senza persone che vengono dal gruppo Misto”. A quel punto, tra qualche leghista si diffonde la voce “autogol”, perché ad un rapporto difficile con il Quirinale, un premier in pectore dal curriculum con qualche macchia, si aggiunge anche un problema di maggioranza al Senato.

Questo perché a Palazzo Madama la somma di grillini (109) e leghisti (58) è di 167 e, con la soglia della fiducia a 161, i gialloverdi partono da un esiguo +6. Solo per fare un esempio, Renzi partiva da +9 e Prodi da + 4. Ed entrambi erano sotto ricatto di correnti, gruppetti e singoli senatori su ogni provvedimento. E se Renzi fu salvato da Verdini, Prodi non ce la fece.

Per questo i leghisti più esperti stavano lavorando per far rientrare in maggioranza gli ex (?) grillini Buccarella e Martelli e altri esponenti del Misto, facendo trapelare la possibilità di poter raggiungere quota 173. Ed eventualmente con l’aggiunta di qualche senatore in quota Giovanni Toti, anello di congiunzione tra Berlusconi e Salvini.

Ma, dopo le parole di Di Maio (salvo smentita), ogni tema del contratto al Senato dovrebbe trovare l’accettazione militaresca e integrale delle truppe giallo-verdi, nessuno escluso, nessuno malato, nessuno in missione. I grillini antitav che votano si alla Tav, i leghisti storici del Nord che votano a favore dei sussidi al Sud.

Tutto è possibile, ma ad oggi i margini sono stretti anche perché i senatori promossi al Governo sarebbero un’ulteriore incognita, in quanto ministri e sottosegretari sono spesso lontani da Palazzo Madama. Inoltre Bernini, capogruppo azzurro al Senato, ha già annunciato opposizione dura e pura, mentre Meloni ha sdegnosamente rifiutato l’offerta di entrare in maggioranza che gli era arrivata in duplice copia (sia da Di Maio che da Salvini).

Certo, il Governo, il potere, è un grande collante e stabilizzatore. E in tre mesi ci sono 300 nomine da fare nelle partecipate pubbliche, oltre a decine di posti di sottosegretari, capi di gabinetto, portavoce. Ma dopo l’estate torna l’autunno, con la nota di aggiornamento al Def e la legge di Bilancio.

A quel punto sarà necessario trovare almeno 12 miliardi per fermare l’aumento dell’Iva. Solo per cominciare, perché poi ci sono le promesse decine di miliardi da mantenere. Senza qualche voto in più a Palazzo Madama si rischia la paralisi.

Vero è che in base al nuovo regolamento del Senato l’astensione non è più considerata voto contrario e quindi a Palazzo Madama sono possibili “assenze tattiche”, ma forse – è il ragionamento dei leghisti più scafati – sarebbe assai utile rimpolpare le file della maggioranza.

Se il Governo gialloverde dovesse nascere, ci sarà il tempo della Luna di Miele, quello delle nomine e poi l’estate. Ma con il ritorno della stagione delle piogge per l’Esecutivo del cambiamento ci sarà bisogno di nuovi “responsabili” simili a quelli precedenti al “cambiamento”. E di un Verdini del cambiamento. Anzi, un giallo-verdini. (Public Policy)

@GingerRosh