Twist d’Aula – Governo e Quirinale: la strada passa per Siena?

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Sulla strada per Palazzo Chigi, e forse anche per il Quirinale, si trova nuovamente Antonveneta. La presidente grillina della commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, Carla Ruocco, ha infatti messo le vicende relative a MpS nell’agenda dei lavori. Coinvolgendo così in un sol colpo le due riserve di lusso della Repubblica, Mario Draghi e Giuliano Amato.

I vertici di Rocca Salimbeni sono convocati per parlare sia del futuro dell’istituto – che potrebbe tristemente essere trasformata in una bad bank statale – sia dell’acquisto di Antonveneta avvenuto nel novembre 2007 per 9 miliardi di euro (più 7 di sofferenze), dopo che il Banco Santander l’aveva comprata un mese prima tra i 5 e i 6. Operazione anomala anche per l’allora bilancio di MpS e che ha segnato l’inizio del declino della banca più antica del mondo. Ma cosa c’entra Mario Draghi in tutto ciò? In quel momento era il Governatore della Banca d’Italia che diede il via libera all’operazione.

È necessario verificare cosa sapessero e cosa no a Palazzo Koch, ma per l’ex presidente della Bce, da molti candidato a sostituire Giuseppe Conte e papabile successore di Mattarella, non sarebbe il massimo – a livello d’immagine – doversi presentare in Parlamento a dover rendere conto del suo operato. Oltretutto, anche durante la precedente bicamerale presieduta da Casini nel 2017, quando ancora era a Francoforte, Draghi fu vicino alla convocazione. Una levata di scudi pubblica verso la commissione, a cominciare dall’Abi, evitarono la testimonianza.

Stavolta però è diversa la presidenza della commissione, è diverso il Parlamento, come anche il Governo. E tutti coloro che puntano a difendere Conte possono avere interesse ad azzoppare preventivamente il più quotato sostituto. Tanto è vero che negli ambienti grillini si compilano le liste (Antonveneta, Goldman Sachs, i derivati del Tesoro, il Britannia). Non ci sono reati, ma vicende che nelle mani della propaganda pentastellata possono fare molto male. Che, tra l’altro, nel bacino MpS pesca ininterrottamente.

Beppe Grillo definì “un insulto agli italiani” la telefonata in cui Giuliano Amato chiamava l’allora presidente della banca senese e candidato all’Abi, Giuseppe Mussari, per perorare il mantenimento di una sponsorizzazione da 150mila euro per un torneo di tennis ad Orbetello. Amato, ex candidato in pectore al Quirinale sostenuto sia da destra che da sinistra – poi superato da Mattarella – è oggi giudice della Consulta, il terzo per anzianità. Avrebbe potuto sostituire la dimissionaria Cartabia adesso, ma potrebbe riprovarci tra tre mesi, quando il neo nominato Mario Morelli cesserà il suo mandato. Oppure, provare di nuovo ad attraversare la strada per bussare al Quirinale. Ma quella strada, come anche quella per Palazzo Chigi, passa per Siena (e per la commissione Banche). (Public Policy)

@m_pitta