Recovery Plan, le ipotesi in campo per Pa & Giustizia

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di Sonia Ricci

ROMA (Public Policy) – Andare fino in fondo con le riforme del processo penale e civile, così come la modifica della giustizia tributaria. Lavoro agile e coworking per cambiare la Pubblica amministrazione, che necessita di maggiore digitalizzazione e sburocratizzazione. Introduzione del “once only”, ovvero il principio secondo il quale le P.a. dovrebbero evitare di chiedere a cittadini e imprese informazioni fornite già in precedenza. Lavoro nelle carceri dedicato alla sostenibilità (raccolta dei rifiuti, pulizia e igenizzazione), nuovi istituti e riorganizzazione di quelli esistenti per aumentare i posti disponibili per i detenuti e per frenare il sovraffollamento. Manutenzione e restiling dei tribunali e delle cancellerie.

Sono queste alcune ipotesi in campo, per quanto riguarda la Pubblica amministrazione e la giustizia (nella foto: il Guardasigilli Alfonso Bonafede), che potrebbero entrare a far parte del Pnrr, ovvero il Piano nazionale di ripresa e resilienza, Recovery Plan italiano, finanziato con le risorse europee del Recovery Fund (209 miliardi di euro). I progetti in campo sono al momento ipotesi a cui il Governo nel suo complesso lavora, per una loro mappatura definitiva si dovrà attendere la chiusura del Piano, da qui a gennaio 2021.

Vediamo nel dettaglio gli ambiti nei quali l’Esecutivo punta ad intervenire:

LA SCUOLA: DAI LABORATORI DIGITALI ALL’ERASMUS+

Cospicuo sembrerebbe anche il capitolo dedicato alla scuola. Si è discusso a lungo della ripresa dell’attività scolastiche in sicurezza, tra banchi monoposto, mascherine obbligatorie durante le lezioni, ruoli e copertura delle supplenze. Con accuse rivolte soprattutto alla ministra Lucia Azzolina. In ogni caso, il Governo in vista del Recovery plan sta puntando ad alcuni obiettivi: diritto allo studio, modernizzazione e svolta digitale nelle aule scolastiche e spinta gli istituti tecnici. Il primo capitolo potrebbe essere finanziato con circa 55 milioni di euro.

I soldi verrebbero spesi – viene riferito – per progetti che puntino ad azzerare il gap culturale tra situazione sociali diverse e per gli studenti con disabilità gravi, anche attraverso l’uso della “tecnologia satellitare”. Per quanto riguarda la didattica a distanza, quindi, il fine sarebbe quello di mettere in piedi una piattaforma che comprenda la traduzione dei contenuti tramite Lis (Lingua italiana dei segni) o la sottotitolazione.

La modernizzazione, invece, è un progetto che potenzialmente potrebbe durare 4 anni con un finanziamento di 400 milioni di euro. Questo riguarda soprattutto i progetti europei legati allo studio all’estero, come Erasmus+. E ancora: attenzione sarà dedicata alla spinta al digitale. Sul tavolo ci sarebbero quasi 3 miliardi di euro per trasformare quasi 400mila classi e aule in ambienti di apprendimento innovativi, la creazione di quasi 3mila laboratori con rete internet (uno per ogni scuola superiore) e la piena digitalizzazione delle strutture amministrative (come le segreteri) dell’istituzione scolastica.

Ingenti anche le risorse da dedicare a un nuovo progetto – Sitema@ITSItalia – che coinvolga gli istituti tecnici. Oltre 2 miliardi per un cronoprogramma di 5 anni. Si va all’incremento dei diplomati dei percorsi Its (mantenendo gli attuali tassi di occupazione) al potenziaamento della dimensione strutturale e di innovazione degli Its, dalla valorizzazione della premialità per i percorsi virtuosi ai percorsi di formazione degli operatori. E ancora: il Governo vorrebbe sostenere la gestione operativa delle reti, potenziare la mobilità transfrontaliera e nazionale di operatori e corsisti, sostenere la partecipazione delle imprese nei processi di formazione/lavoro e, infine, rafforzare con nuove leggi gli Its intervenendo sulla estensione del modello organizzativo e didattico in altri contesti formativi.

PA: DAI CONCORSI AL COWORKING 

Il Recovery plan italiano conterrà probabilmente anche un grande capitolo sulla Pubblica amministrazione. Negli ultimi tre decenni sono state diverse le riforme “epocali” che gli Esecutivi hanno tentato di portare avanti, non sempre con ottimi risultati. Fonti governative confermano che uno degli obiettivi principali è quello di digitalizzare completamente le procedure concorsuali con la creazione di una piattaforma ad hoc. Anche con il decentramento dei poli dedicati ai reclutamenti. Questo di pari passo con un maxi piano di assunzioni, di cui spesso negli anni si è parlato. Ora ancora di più dopo le centinaria di uscite dovute al pensionamento con quota 100. Si punta, viene riferito, anche alla cooperazione con le università per la messa a punto di percorsi di studio che vadano incontro alla domanda di competenze della Pa, per orientare gli studenti universitari meritevoli alla scelta consapevole di una carriera nel pubblico impiego. Questo capitolo costerebbe 3 miliardi in 5 anni.

Il lockdown ha toccato profondamente anche il lavoro pubblico. Lo smart working è lo strumento che è stato applicato per mandare avanti i meccanismi della P.a. durante le misure anti-contagio da covid. Il piano a cui pensa il Governo, infatti, tiene conto anche del lavoro agile (il budget si aggira intorno ai 4 miliardi per 5 anni) con la progettazione funzionale basata sulle attività, nuovi computer portatili per chi lavora da casa, magazzini di dati, videoconferenze, assistenti virtuali, documenti digitali in nome della flessibilità lavorativa. Tutto tenendo conto dei piani triennali che le amministrazioni seguono ormai da diversi anni.

Non verrà tralasciato il capitolo sulla sostenibilità. Come dichiarato più volte dalla ministra Fabiana Dadone il Governo si impegna sul fronte dell’efficienza energetica degli edifici pubblici, la revisione di processi e delle procedure, innovazione delle modalità di misurazione della prestazione lavorativa e della performance (anche per lo smart working). Il progetto porta fino ai cosiddetti coworking, ovvero spazi uno stile lavorativo che coinvolge un ambiente di lavoro in cui operano più persone in maniera indipendente. Il Governo vorrebbe creare questi spazi all’interno dei Poli tecnologici avanzati sparsi per il paese.

Un miliardo delle risorse del Recovery fund potrebbe essere utilizzato per sfruttare le tecnologie più innovative come leva abilitante per la creazione di nuove modalità di lavoro, con una spinta ai processi operativi e amministrativo-gestionali delle amministrazioni pubbliche attraverso nuovi servizi accessibili in modalità “once only”. Il principio secondo il quale le pubbliche amministrazioni dovrebbero evitare di chiedere a cittadini e imprese informazioni già in precedenza fornite.

Cosa pensa il cittadino della P.a. è un altro degli obiettivi del Governo. Per questo si punta a spendere in cinque anni circa 500 milioni di euro per analizzare e mappature l’attuale grado di soddisfazione degli utenti nei confronti dei servizi degli uffici pubblici. Si va dalla reputation al sentiment, dall’individuazione dei diversi gradienti di criticità con la creazione di un sistema strutturato di raccolta e analisi dei feedback al coinvolgimento di figure come i data analyst. Infine, il tema della semplificazione. Anche in questo caso sono diversi i Governi che ci hanno provato a sburocratizzare il paese ma non sempre i risultati sono stati soddisfacenti.

Il Parlamento ha approvato recentemente un decreto sul tema (dl Semplificazioni), un primo passo secondo l’Esecutivo. L’obiettivo più ampio è di investire 300 milioni di euro per realizzare un’Agenda per la semplificazione condivisa tra Stato, Regioni ed autonomie locali con il coinvolgimento degli stakeholder per implementare un programma di interventi di semplificazione per la ripresa a seguito dell’emergenza covid per fissare alcuni obiettivi: eliminazione sistematica i vincoli burocratici alla ripresa e riduzione dei tempi e dei costi delle procedure per le attività di impresa e per i cittadini. Per questo verranno attentamente monitorati gli effetti delle misure appena introdotte con il decreto.

GIUSTIZIA: NUOVE CARCERI, RESTYLING TRIBUNALI E PROCESSI

Passando alla giustizia. Anche in questo caso il Recovery plan porta con sé una serie di progetti. Innanzitutto, alcune delle risorse (si ipotizzano 300 milioni di euro) saranno dedicate alle carceri. Per la riqualificazione del patrimonio immobiliare penitenziario mediante interventi di miglioramento della performance funzionale, per aumentare i posti a disposizione, ridurre ancora il sovraffollamento e realizzazione di nuove carceri. Quando si parla degli istituti penitenziari non c’è solo l’aspetto della detenzione tout court ma anche il grande capitolo del reinserimento sociale e della rieducazione, che passa attraverso il lavoro durante lo sconto della pena. 

Il Governo quindi punta a consentire l’impiego del maggio numero possibile di manodopera detenuta anche nelle attività lavorative eco sostenibili intramurarie: raccolta e gestione differenziata dei rifiuti, pulizia igienizzazione e sanificazione, tinteggiatura degli ambienti con riguardo alla riduzione dell’impatto ambientale dei prodotti utilizzati. Incremento dell’imipego di detenuti per la manutenzione del fabbricato e degli ambienti, tanto quelli destinati al pernottamento che quelli destinati allo svolgimento di attività trattamentali in comune. Il capitolo si aggira intorno a 500 milioni di euro.

Sul capitolo della manutenzione degli ambienti giudiziari (in primis i tribunali) il Governo ipotizza un capitolo di spesa da mezzo miliardo di euro. Gli interventi manutentivi dovranno portare a un visibile miglioramento dello stato architettonico e un adeguamento impiantistico alle normative vigenti (incendi e riduzione vulnerabilità) degli spazi dedicati ai processi. Ottimizzando, allo stesso tempo, i servizi erogati ai cittadini. Gli spazi giudiziari, dove si celebrano i processi e si svolge l’attività amministrativa, dovranno essere adeguati e resi conformi alle previsioni normative. Come? Dotandoli degli impianti e dei sistemi necessari a garantire la sicurezza dei lavoratori e delle persone, dice il Governo. Parallelamente potrebbe essere scelto un immobile pubblico per creare un datacenter candidabile a Psn, piano strategico nazionale, della capacità massima di 1,5 MW.
In tema di giustizia pesano anche impegni già presi dall’Esecutivo e che saranno inseriti nel ‘plan’ europeo. I primi due obiettivi sono stati discussi a lungo, tanto da far approvare al Governo alcuni provvedimenti (di cui due ddl delega inviati in Parlamento ma non ancora esaminati): la riforma del processo penale e civile (con un focus sul Csm) e la revisione del codice civile. A questi si aggiunge la riforma del diritto societario (e più in generale la giustizia tributaria), anche per uniformare la governance societaria agli standard Ue, e la riforma della disciplina della crisi di imprese. Quest’ultimo capito, in realtà, è già stato affrontato dal precedente Governo con la riforma del diritto fallimentare. Ma l’intenzione sarebbe quella di rivedere alcuni meccanismi. Alcune cose sono già state fatte, vedi la mediazione obbligatoria e la negoziazione assistita, così come il procedimento di notifica degli atti, ormai quasi tutto digitalizzato. (Public Policy)
@ricci_sonia