Twist d’Aula – Lega (e non solo) al bivio: tra Mosca e Washington

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Il coronavirus che arriva in Italia o la fondamentale discussione sul bilancio europeo sono solo alcune delle ultime e ulteriori controprove di quanto nessuno possa mai considerarsi una monade, tanto meno nel mondo interconnesso di oggi. Per cui la collocazione politica internazionale è a dir poco fondamentale per ciascuno di noi. E il futuro della Lega, e quindi del centro- destra e forse del Paese tutto, è in bilico. Indeciso sulla destinazione, sulla scelta strategica tra Bruxelles, Washington e Mosca.

Matteo Salvini è colui che incarna quasi fisicamente questo dilemma esistenziale. Appare quasi combattuto tra un amore viscerale per la Russia e la razionale consapevolezza che senza agganci euro-atlantici diventa assai più puntare a Palazzo Chigi, come ricorda la storia del Pci nella Prima Repubblica. Per cui, il leader leghista un giorno nomina come responsabile esteri del partito Giancarlo Giorgetti, amico di Mario Draghi e con ottimi contatti con la diplomazia statunitense. E il giorno dopo si fa consigliare dal pescatore di Bagnara Calabra per dire che “o l’Europa cambia o niente ha più senso”.

E lo stesso sdoppiamento c’è nel gruppo del Carroccio nel Parlamento europeo. L’eurodeputata piemontese Gianna Gancia (moglie di Roberto Calderoli) vorrebbe costruire “gli Stati Uniti d’Europa”. O quanto meno entrare nel Ppe, come sostengono anche quel Valentino Grant passato per il cda di Cdp, il campione di preferenze Andrea Caroppo, oltre a Susanna Ceccardi, Toni Da Re ed Elena Lizzi. Ma poi ci sono i compagni di banco di opinione opposta, tra cui spicca uno degli agitatori del movimento no-euro come Antonio Maria Rinaldi. E il genovese e capogruppo, Marco Campomenosi. E Marco Zanni, che pur essendo giovanissimo ha già fatto in tempo a passare dai grillini ai leghisti. E anche a giocare, e perdere, la partita sull’elezione della Vor der Leyen, di fatto isolando la Lega in Europa e aprendo la strada alla caduta del Governo gialloverde.

Insomma, da una parte ci sono Giorgetti, Garavaglia, Bongiorno. Dall’altra Borghi, Bagnai e Rinaldi. Da una parte il Partito Popolare della Merkel e Berlusconi, dall’altra i Conservatori di Orban e Meloni. E per adesso la Lega è in mezzo al guado, con Giorgetti che frequenta Washington e Salvini che finisce invischiato nell’affaire russo del Metropol. Il Carroccio è alleata con Le Pen e gli estremisti dell’Afd, ma con il desiderio di diventare forza di governo. Solo che è difficile farlo in questa posizione, senza una solida protezione internazionale.

Bastano un paio di esempi per ricordarlo. Il Governo Conte 2 è nato dopo le telefonate arrivate da Berlino, Parigi e Bruxelles a Zingaretti. E dopo il tweet di Trump a sostegno di “Giuseppi”. La caduta di Berlusconi e l’arrivo di Monti furono anticipati dai sorrisini maliziosi di Merkel e Sarkozy a Cannes. E, a tornare indietro nel tempo, c’è il meeting a bordo del Britannia che precede Tangentopoli e, ovviamente, la divisione tra Est e Ovest che replicava quella tra il Pci e il resto del mondo. Insomma, la Lega è a un bivio tra euro e no-euro, tra Mosca e Bruxelles. Salvini deve decidere dove andare. E la scelta condizionerà il suo partito e tutto il centrodestra. E forse l’Italia intera, visto che oltre al Metropol, ci sono molte altre questioni aperte. A partire dalla Libia. (Public Policy)

@m_pitta