Twist d’Aula – La politica sotto la toga

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Adesso Di Maio ha cambiato idea. Se nella vicenda Diciotti i suoi parlamentari avevano bloccato la richiesta dei giudici, sul caso Gregoretti i senatori pentastellati appoggeranno l’autorizzazione a processare Salvini per “sequestro di persona”. Al di lì dell’ennesima giravolta grillina, è evidente che il tema delle migrazioni, invece che in politica, stia finendo in tribunale. Ma anche quello della sicurezza. Tanto che sono i giudici, e non la nuova maggioranza, che stanno provando a scardinare i decreti targati Salvini.

Dove non arriva la politica, insomma, arrivano le toghe. Non bisogna andare Oltreoceano, con l’impeachment a Trump, o troppo indietro negli anni, alla lotta tra Berlusconi e una magistratura che provava a disarcionare un Cavaliere che la sinistra non riusciva a sconfiggere nelle urne, ma è sufficiente restare agli ultimi casi di cronaca. Non si sa come risolvere l’emergenza rifiuti a Roma? Ricorso al Tar. C’è lo stallo sull’Ilva? Ci pensano le procure di Taranto e Milano (con visioni opposte). Il crack della Popolare di Bari? Finisce in tribunale come tutte le altre crisi bancarie. Tanto più che le commissioni parlamentari finiscono sempre in qualche polemica e poco più. E anche in Parlamento: qualcuno cambia idea? Via al contenzioso giudiziario.

Stazioni metro della Capitale chiuse e riaperte a suon di sentenze, liste di “incandidabili” da parte della commissione Antimafia e molto altro: lo strapotere della giustizia è evidente e totale. C’è il dubbio che un’azienda evada il fisco? Confisca preventiva. E poi inversione dell’onere della prova in ambito fiscale, abolizione della prescrizione dopo il primo grado. Appalti con il Governo kazako? Corruzione. Un mediatore viene pagato per influenzare un decisore? Traffico di influenze! “Summum ius, summa iniuria”, la ritirata della politica e del Parlamento ha lasciato uno spazio sterminato alla giustizia.

Tanto è vero che i due leader più in vista, i due Matteo, hanno per lo più problemi giudiziari. Salvini è invischiato sul caso Metropol, sui 49 milioni spariti e sul presunto abuso dei voli di Stato. Renzi negli strani movimenti di soldi per l’acquisto della sua nuova villa, sull’AirForce e soprattutto per i finanziamenti alla fondazione Open (ma se alla politica togliamo quelli pubblici, con che finanziamenti deve campare?). Al di là del merito sembra ci sia un’offensiva in corso, tanto più che nei corridoi romani si vocifera che molte altre bombe siano pronte ad essere sganciate.

È vero, gli italiani si sono in parte assuefatti alle inchieste, come dimostra che i consensi restino oggi alti per la Lega come ieri per Berlusconi. Ma il problema rimane. Renzi, in un intervento al Senato impropriamente accostato a quelli di Moro del 1977 (“La Dc non si farà processare nelle piazze”) e Craxi del 1992 (“Siamo tutti colpevoli”), si è difeso con veemenza, ma è stato Luigi Zanda a spiegare che “il punto centrale non è il nodo irrisolto del finanziamento della politica, quanto la decadenza del Parlamento”.

Da Tangentopoli in poi, parte della politica ha lucrato su questa patologia: la Lega di Bossi, la gioiosa macchina da guerra e le sue successive evoluzioni, i partiti personali alla Di Pietro. E poi Grillo, Salvini e perfino Renzi (per esempio con l’Anac). La sinistra ha fatto lo stesso, e forse più colpevolmente di altri, quando ha smesso di difendere poveri, contestatori, ribelli e tutti coloro che sono ai margini della società per mettersi in adorazione del potere “costituito” della magistratura, lasciandogli carta bianca pur di sconfiggere Berlusconi.

Così, ci troviamo ancora ad assistere all’infinito perpetuarsi dell’uso improprio delle indagini giudiziarie, brandite come arma per estromettere avversari (spesso interni) che non si riescono a battere sul terreno delle idee e del consenso. Ma scandalo (presunto) dopo scandalo (vero, ma che altrove viene quasi sempre risolto senza giudici), dopo anni passati a denigrare la politica, oggi questa è delegittimata e incapace di decidere. Per cui si arriva a tagliare i parlamentari, perché quella è una “kasta” dove tanto “sono tutti ladri”. E la linea su sicurezza e immigrazione la facciamo decidere in tribunali a giudici e avvocati. Buone Feste. (Public Policy)

@m_pitta