Twist d’Aula – Il rebus del Parlamento: senza M5s o Lega non c’è Governo

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Per far nascere un nuovo Governo almeno uno dei due è necessario. Sia al Senato che alla Camera, infatti, 5 stelle e Lega rappresentano rispettivamente il primo e il secondo gruppo parlamentare. A Palazzo Madama, dopo 14 abbandoni, i grillini sono rimasti in 96. Sommati a 61 leghisti, i fu gialloverdi arrivano a quota 157. Meno della maggioranza di 161, ma certo un numero che rende difficile qualunque altra ipotesi. In ogni caso a Montecitorio, sommando i 203 ortotteri ai 125 deputati del Carroccio si arriva a quota 328, oltre la maggioranza di 316. Insomma, per qualunque Esecutivo servono o Lega o Movimento 5 stelle. Tertium non datur.

I soldi a cittadini e imprese arrivano poco e tardi. Il dl Rilancio, con tante risorse a pioggia e poca strategia, non sembra poter cambiare l’approccio. Ma se pure il Governo è davvero morto, le esequie sono rinviate per mancanza di sostituti. Per nuove maggioranze, infatti, è necessario sciogliere questo rebus. Vedremo cosa succederà il 20 maggio, quando si vota la mozione di sfiducia al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, come anche sul voto parlamentare sul Mes. Tuttavia, le urne non sono all’orizzonte ed è probabile che questa legislatura arrivi a destinazione. Oltre alla pandemia in corso (appena rinviate le Regionali), il referendum costituzionale ancora da svolgere, dopo una finestra elettorale di poche settimane, infatti, a gennaio 2021 parte il semestre bianco. Per cui con i numeri parlamentari bisognerà fare i conti. E le soluzioni all’enigma non sono molte.

La prima è che, grazie al suo equilibrismo, Giuseppe Conte riesca a galleggiare ancora a lungo. Avrà bisogno però di un mix di eventi: sostegno illimitato dell’Europa, qualche appoggio esterno in Parlamento, una certa reazione immediata dell’economia e, soprattutto, la voglia di rimanere al Governo da parte dei grillini, a costo di ingoiare qualunque cosa, come avvenuto fin qui, dal Tav alla regolarizzazione degli irregolari. Considerate le funeree prospettive economiche, come anche i presupposti ballerini dell’azione dell’Esecutivo, bisogna però valutare anche le altre opzioni.

Nei 5 stelle c’è sempre stato un certo fermento, ma non si è mai andati oltre fuoriuscite individuali. Non è però escluso che, di fronte ad un aggravarsi della situazione economica, i cosiddetti “governisti” decidano di abbandonare la politica dell’assistenzialismo e chi tra loro si ostina a dire no a Europa, infrastrutture e vaccini. Insomma, ora che la teoria della decrescita dimostra la sua reale infelicità, è possibile che il Movimento si spacchi. E le fibrillazioni in corso ne sono un sintomo. Questo potrebbe, da un lato, rendere l’azione del Conte 2 più concreta. Dall’altro, aprire a nuove maggioranze, con la sostituzione dei fuoriusciti con i responsabili che sono già pronti da tempo.

La seconda ipotesi è che Matteo Salvini metta nel cassetto le felpe, dimentichi l’amore per Mosca, abbandoni le suggestioni antieuro di Borghi, Bagnai e gran parte dei suoi europarlamentari. Gli imprenditori del Nord non fanno che telefonare a Giorgetti per chiedere un cambio di rotta del partito, che non è il momento dei colpi di testa. A guardare ai precedenti, tuttavia, ogni tentativo di Salvini di presentarsi con un profilo più rassicurante e istituzionale è durato sempre molto poco. E la Lega è l’ultimo dei partiti leninisti, per cui un cambio al vertice non è semplice.

Infine – altra soluzione al rebus – c’è l’ipotesi del Governo d’emergenza con la convergenza di tutte le forze politiche, compresi sia i gialli che i verdi. Significherebbe annacquare ogni differenza in nome dell’interesse nazionale. Ma non c’è da augurarselo, perché vorrebbe dire che saremmo in una situazione disperata in cui tutta Italia chiede a Mattarella di richiamare dalla sua villa in Umbria e dai suoi due labrador Mario Draghi, che tutto vorrebbe tranne che mettersi allo stesso tavolo con certa classe politica. Oltretutto, basterebbe la defezione di un solo partito a mettere in discussione l’accordo parlamentare e le basi di tale governo. Ma questa è la composizione dell’attuale Parlamento. E le minestre si fanno con gli ortaggi che ci sono. (Public Policy)

@m_pitta