Twist d’Aula – Concorrenza alternata

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Doveva arrivare a luglio. Poi è stata rimandata a settembre. Poi Mario Draghi ha annunciato che la legge sulla concorrenza arriverà a ottobre, tra l’altro come uno dei 20 collegati alla legge di Bilancio. Vedremo. Certo che un provvedimento “che dia impulso alla concorrenza… di apertura dei mercati e non di difesa delle rendite”, come ha detto il presidente del Consiglio all’Assemblea di Confindustria, è per sua natura tra i più sensibili politicamente perché per funzionare deve scardinare quei colli di bottiglia, o meglio resistenze corporative, che tradizionalmente trovano sostegno in vari segmenti delle forze politiche.

Se finora le cose da fare prioritariamente, scrivere il Pnrr e impostare la campagna vaccinale, erano piuttosto ovvie, adesso nell’agenda di governo arrivano ostacoli delicati. Anche per il ddl Concorrenza – stando al cronoprogramma di riforme del Pnrr, dovrebbe arrivare una legge all’anno per quattro anni – può ripetersi quello che sta accadendo per il fisco, che sta slittando di settimana in settimana. Dopo le parole di Draghi sulla riforma del catasto, nella conferenza stampa dopo l’approvazione della Nadef, si è scatenato l’incendio, con reazioni veementi di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il Governo è consapevole che anche sul ddl Concorrenza potrebbe accadere lo stesso, per cui sta lavorando sul testo da tempo e ha impostato il lavoro affinché temi tanto divisivi finiscano sul tavolo delle commissioni parlamentari.

Dopotutto, proprio in questo provvedimento potrebbero finire nodi conclamati, ma che nessuno è mai riuscito a sciogliere. Come ha scritto Public Policy lo scorso 15 settembre, potrebbero cambiare alcune regole in tema sanitario, dai criteri per l’accreditamento delle strutture sanitarie private, passando per il mercato dei farmaci bio-similari, fino al meccanismo di nomina dei dirigenti. Soprattutto, potrebbero entrare interventi su concessioni, portuali, idroelettriche e balneari, commercio ambulante, liberalizzazione dei servizi di raccolta dei rifiuti, oltre alla razionalizzazione (e riduzione) del ricorso all’in-house per i servizi pubblici locali. Perfino interventi sulle grandi piattaforme digitali.

Alcuni rappresentanti di categoria stanno già alzando la voce, in particolare in tema di spiagge e ambulanti. Restano fuori comunque grandi questioni, come quelle relative agli ordini professionali, le distribuzione del gas, i taxi e tanto altro. Nella sua Relazione annuale il presidente dell’Antitrust, Rustichelli, ha parlato di concorrenza fiscale all’interno dell’Ue, di mancata equità nei mercati digitali, di norme troppo complesse – soprattutto del Codice degli appalti – che ostacolano lo sviluppo di infrastrutture. Tuttavia per lo sviluppo della competitività e della “concorrenza” ci sono sul tavolo questioni molto più concrete. E che toccano interessi sostanziali.

Draghi fa di tutto per tenersi lontano sia dalla battaglia politica quotidiana che dalle discussioni sul suo futuro (al Quirinale subito, anzi dal 2023, ancora a Chigi dopo il 2023, anzi alla guida del Consiglio europeo), ma su questo tema è necessaria una risposta. Non fosse altro per dare attuazione al programma di riforme, collegato all’erogazione dei fondi del Next Generation Eu, presentato in Europa. Per adesso, dobbiamo aspettare ottobre e vedere che succede. Ma certo la partenza non è stata delle migliori. (Public Policy)

@m_pitta