Twist d’Aula – Giallo-rosa e giallo-verdi. Diverse reazioni di colore (e rapporti di forza)

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zingaretti

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Non tutti reagiscono allo stesso modo. Con il “giallo” variabile indipendente al governo, gli effetti sui “rossi” (o meglio “rosa”) del Pd dopo solo due mesi già sembrano diametralmente opposti rispetto a quello riscontrati nei “verdi” in 14 mesi. Durante l’alleanza con i 5 stelle, infatti, la Lega ha raddoppiato i consensi, fortificato la propria posizione nel centrodestra, incoronando Salvini come leader. Invece il Pd, stando ai sondaggi, sta perdendo quel poco di gradimento riguadagnato prima di agosto, ha visto andare via un pezzo importante con la scissione di Italia viva, mentre la leadership di Zingaretti (nella foto) è sotto attacco da parte di Orlando e Franceschini.

Ma non solo. Nella pratica la Lega ha dovuto cedere sul reddito di cittadinanza, ma ha portato a casa ‘quota100’, flat tax per le partite iva, ma anche il via libera a Tav, Tap, Muos e molto altro in tema di immigrazione e sicurezza, dove ha obbligato Di Maio a inseguire. E sull’Ilva, dopo un breve ripensamento, aveva costretto i pentastellati a reintrodurre l’immunità, seppur ammorbidita. Poi, appena il giallo-verde si è trasformato in giallo-rosa, l’inversione a U, con il triste e pericoloso spettacolo che sta andando in scena in queste ore.

Di fronte al quale le alternative, tecniche e politiche, sono sostanzialmente due: nazionalizzazione, con abnorme esborso di soldi pubblici (in attesa di Alitalia..) e successo della logica anti-impresa dei grillini, che canterebbero vittoria; oppure restaurare lo scudo legale con relativo dietrofront e pesante abiura ideologica pentastellata (a meno che non cada il governo). Se pure tra i “gialli” qualcosa di simile è già avvenuto quando l’alleato era Salvini, oggi sembra più difficile sia perché i gruppi parlamentari dei “gialli” non sono uniti come una volta, sia perché il nuovo alleato non sembra mostrare la stessa forza di quello vecchio.

E poi i dem si sono lasciati incastrate nel gioco su chi è più bravo a imporre nuove tasse. Per cui i grillini propongono quelle etiche (plastica, zucchero, merendine) che fanno scalpore mediatico ma avrebbero impatto relativo. Il Pd continuando nella sua linea di rigore contro l’evasione, gioca più pesante. In questo scatenando un festival delle tasse vere e presunte che inevitabilmente affossa il grado di gradimento verso un Esecutivo già poco amato.

Inoltre, in 14 mesi, il leader della Lega ha rubato la scena, il ruolo e l’elettorato dei 5 stelle, ma non ha mai detto di voler procedere ad un’alleanza organica. Una prospettiva che, invece, molti dem si sono affrettati perseguire, salvo sbattere il muso sul primo ostacolo del voto umbro. Per cui, invece della “romanizzazione dei barbari”, sta andando in scena la “barbarizzazione dei romani, in cui unno vale unno”. (copyright @guidotweet). In caso di dubbi, basta fare due passi per la Capitale governata dai 5 stelle, tra criminalità e monnezza, per capire se sono i barbari a essere romanizzati o, invece, è Roma a essere stata barbarizzata. (Public Policy)

@m_pitta