Twist d’Aula – La tecnica del rinvio rischia di non superare la fase due

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Per adesso la tecnica è quella del rinvio, ma è evidente che non potrà durare a lungo. Per evitare uno scontro frontale sul Mes, Giuseppe Conte ha aggirato l’ostacolo del voto delle Camere prima del Consiglio europeo del 23. Specie al Senato, dove la maggioranza è di soli tre voti, infatti, il premier avrebbe rischiato di andare sbattere contro l’intransigenza di 5 stelle come Elio Lannutti e Paola Taverna. Ma questo procedere schivando gli ostacoli, di cui pure l’ex avvocato del popolo ha mostrato ottima abilità, male si adatterà ai prossimi mesi, quando dall’emergenza sanitaria si passerà a quella economica. E tutti i nodi verranno al pettine.

Come sempre, in una situazione di pericolo, c’è la voglia e necessità di stringersi intorno a un’istituzione. E il consenso popolare per il premier è al momento buono, ma non così buono. Tutti gli altri leader europei, dice l’affidabile Ghisleri, hanno infatti indici di fiducia più che doppi. Il gradimento degli italiani per Conte è intorno al 47%. Quello per Angela Merkel vicino all’80%. Boris Johnson, nonostante tutte le storture, è al 72%, come anche Macron, che pure veniva da lunghe e pesanti contestazioni popolari. Non è un caso che già adesso quasi un italiano su due, secondo Swg, sia favorevole a un Governo Draghi (che però non ne ha nessuna voglia).

Insomma, finito il lockdown, quando ci sarà da ricostruire, sarà possibile farlo con l’attuale assetto? Molte delle esperienze del passato (a cominciare da quella di Churchill), raccontano che quando finisce la crisi, va in difficoltà anche il leader che l’ha gestita. Franceschini, con solidi legami con il Quirinale e sempre ottimi posizionamenti, è convinto che, al momento, non ci sia spazio per un cambio in corsa. Tuttavia, a causa delle pregiudiziali ideologiche grilline, la maggioranza giallo-rossa sta mostrando la corda, un po’ come avvenne per quella giallo-verde. Può darsi che, come fu per Tav, Ilva, F35, Tap, banche e molto altro, alla fine i 5 stelle dovranno cedere al principio di realtà, accettando un Mes senza condizioni (lo ha spiegato bene il ministro delle Finanze francese Le Maire). Tanto più che al potere ormai si sono affezionati, come dimostra l’impegno che stanno mettendo nella partita delle nomine pubbliche. Per cui è possibile che, alla fine, i grillini accettino ogni cosa pur di restare in sella. Come è possibile che arrivi il soccorso esterno dei parlamentari di Italia viva e Forza Italia, come già annunciato sul Mes. Ma certo è difficile programmare una fase due, complicata, delicata, vitale, con questa quadratura.

Eppure, dopo otto settimane di lockdown, rarefatte le canzoni sui balconi e rallentati i casi di contagio, non si può non guardare al “dopo”, alla famigerata fase due. Gli altri Paesi non hanno solo predisposto dei piani per ripartire, ma in parte lì stanno già attuando. In Italia, invece, si continua a dibattere in modo scomposto tra Regioni e Governo, su quale app di tracciamento si debba utilizzare, sul ruolo della “task force” si Colao. Mentre le misure approvate, dai prestiti alle imprese alla cassa integrazione, tardano ad essere attuate. Ma con il progressivo prosciugarsi dei soldi nei conti correnti, l’aumentare del debito pubblico (già al 155% del pil, dice l’Fmi) e sempre più persone in difficoltà, le devastanti conseguenze economiche della pandemia diventeranno realtà. E la situazione esplosiva. Riuscirà la squadra di Conte e Casalino a tenere botta? Tra il mondo cattolico (in particolare quello del terzo settore), buona parte del Pd (non romano), la Lega (non sovranista), l’area centrista e moderata di Forza Italia, sono partite le scommesse: cade a giugno o a settembre? (Public Policy)

@m_pitta