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La diffamazione alla Camera: rimane il nodo delle intercettazioni

Intercettazioni 07 aprile 2015

ROMA (Public Policy) - di Fabio Napoli - Sono passati circa due mesi dalla scadenza (fissata il 26 gennaio scorso) del termine per la presentazione degli emendamenti alla proposta di legge sulla diffamazione, tornata in commissione Giustizia alla Camera in seconda lettura. Gli emendamenti depositati sono stati circa un centinaio ma, tra la riforma della prescrizione, e il decreto anti terrorismo, la II commissione di Montecitorio ancora non ha discusso nemmeno un emendamento.

Eppure nei giorni prima della pausa di Pasqua, in cui è riesploso il dibattito sulle intercettazioni, questa proposta di legge - approvata già una volta sia dalla Camera che dal Senato - è ritornata al centro del dibattito. Tanto più che un emendamento presentato da Area popolare in tema di intercettazioni ricalca il primo criterio di delega contenuto nel ddl penale, sempre all'esame della commissione Giustizia della Camera.

Anche se, di recente, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, ha escluso che la delega sulle intercettazioni contenuta nel ddl sul processo penale possa affiancarsi al testo sulla diffamazione: "Questa cosa (le intercettazioni; Ndr) - aveva detto Orlando - noi la vogliamo portare a fondo, bene se quel veicolo (il ddl sul penale; Ndr) viaggia se no penseremo ad altre strade. Abbiamo visto che talvolta dividere consente di avere una velocità di crociera più rapida".

La proposta di legge sulla diffamazione prevede diverse norme. La principale, in sintesi, sostituisce la pena del carcere per chi diffama a mezzo stampa con una multa fino ai 10 mila euro (fino a 50mila se il fatto attribuito è consapevolmente falso). Ma il provvedimento contiene anche diverse altre norme, come l'obbligo di rettifica per il direttore o per il responsabile della testata entro due giorni dalla richiesta o una normativa sulle querele temerarie. Ma anche il contestato articolo sul diritto all'oblio che - come riportato da Public Policy - sembra desinato allo stralcio. Ma tra il centinaio di emendamenti presentati alla proposta un paio di Area popolare riguardano proprio le intercettazioni:

DELEGA AP AL GOVERNO. RICALCA PARTE DDL ORLANDO
Un emendamento di Area popolare - a firma unica Alessandro Pagano - prevede una delega al governo "per l'introduzione di misure dirette a garantire la riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni telefoniche e telematiche oggetti di intercettazioni". Nello specifico i decreti di recepimento della delega, da adottare entro un anno dall'entrata in vigore della legge, dovrebbero contenere: "prescrizioni - secondo quanto si legge nell'emendamento - che incidano anche sulle modalità di utilizzazione cautelare dei risultati delle captazioni e che diano una precisa scansione procedimentale all'udienza di selezione del materiale intercettato, avendo speciale riguardo alla tutela della riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni delle persone occasionalmente coinvolte nel procedimento, in particolare dei difensori nei colloqui con l'assistito, e delle comunicazioni comunque non rilevanti a fini di giustizia penale".

A ben vedere il primo criterio di delega contenuto nel ddl Orlando di riforma del processo penale - sempre all'esame della commissione Giustizia della Camera - ricalca proprio l'emendamento Pagano: "prevedere disposizioni dirette a garantire la riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni telefoniche e telematiche oggetto di intercettazione, in conformità all'articolo 15 della Costituzione, attraverso prescrizioni che incidano anche sulle modalità di utilizzazione cautelare dei risultati delle captazioni e che diano una precisa scansione procedimentale all'udienza di selezione del materiale intercettativo, avendo speciale riguardo alla tutela della riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni delle persone occasionalmente coinvolte nel procedimento, in particolare dei difensori nei colloqui con l'assistito, e delle comunicazioni comunque non rilevanti a fini di giustizia penale".

REATO DI RIPRESE E REGISTRAZIONI FRAUDOLENTE
Un altro emendamento a firma Pagano introduce nel codice penale il reato di riprese e registrazioni fraudolente, punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni di carcere. Nello specifico commetterà il reato "chiunque fraudolentamente effettua riprese o registrazioni di comunicazioni e conversazioni a cui partecipa, o comunque svolte in sua presenza" e fa uso delle stesse "senza il consenso degli interessati".

Viene esclusa la punibilità nel caso in cui le riprese o le registrazioni così ottenute vengano utilizzate nell'ambito di un processo o quando queste "sono effettuate nell'ambito delle attività di difesa della sicurezza dello Stato". "Il reato - si legge infine nell'emendamento Ap - è punibile a querela della persona offesa".(Public Policy)

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