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Rientro capitali, due ddl a confronto: 100% tasse nella prima rata, 50% nella terza

fisco 02 aprile 2014

ROMA (Public Policy) - Da una parte si propone di far pagare, a chi aderisce alla collaborazione volontaria del rientro dei capitali illecitamente detenuti all'estero, tutte le tasse in un unica rata, ma con sanzioni ridotte, e senza possibilità di compensazione. Dall'altra parte si propone invece per gli stessi soggetti la possibilità di pagare la metà delle tasse dovute, più sanzioni, in tre rate a patto che non si salti nemmeno un pagamento.

Il tutto da portare eventualmente in compensazione. Queste le differenze principali tra i due ddl sul Rientro capitali, a prima firma rispettivamente Marco Causi (Pd) e Daniele Capezzone (FI), che sono da ieri all'esame della commissione Finanze della Camera. Mentre il Parlamento ricomincia a lavorare sulle procedure di rientro capitali, e lo farà inizialmente presumibilmente con un comitato ristretto (come fu per la Delega fiscale), sullo sfondo c'è la volontà del governo di intervenire.

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan da Atene dice: "Non conosco la parola condono, il decreto non sarà un condono, non ne prevede la possibilità perché non stiamo parlando di aliquote ma ci saranno degli alleggerimenti delle norme sanzionatorie per chi rientra da quanto dovuto al fisco e rispetta i criteri dell'adesione volontaria".

DDL CAUSI-CAPEZZONE: I PUNTI IN COMUNE Come si legge nel documento messo a punto dal servizio studi della Camera, "entrambe le proposte di legge" di Causi e di Capezzone "introducono nell'ordinamento la disciplina della collaborazione volontaria (voluntary disclosure) in materia fiscale. In sintesi i soggetti che detengono attività e beni all'estero ed hanno omesso di dichiararli potranno sanare la propria posizione nei confronti dell'erario pagando le imposte dovute (in tutto o in parte) e le sanzioni (in misura ridotta).

Per effetto della collaborazione volontaria sarà inoltre garantita la non punibilità per alcuni reati fiscali relativi agli obblighi dichiarativi". Le proposte di legge "intendono operare per le violazioni dichiarative commesse sino al 31 dicembre 2013, con possibilità di esperire la procedura fino al 30 settembre 2015. Si propone inoltre l'introduzione di un nuovo reato fiscale, che punisce coloro i quali, nell'ambito della procedura di collaborazione volontaria, esibiscano o trasmettano documentazione e dati non rispondenti al vero".

PROPOSTA CAUSI: 100% TASSE RIDOTTE ANCHE DELLA METÀ La proposta della maggioranza ripropone quello che era l'articolo 1 del decreto Rientro capitali, poi stralciato nel corso dell'esame alla Camera. Il ddl Causi prevede che, chi aderisce alla voluntary disclosure (vengono escluse società ed enti commerciali), possa pagare in un'unica soluzione il quantum dovuto, ovvero tutte le tasse su quanto il soggetto aveva detenuto illecitamente all'estero, con sanzioni amministrative tributarie che possono essere ridotte, a seconda dei casi, "alla metà del minimo edittale o quantificate al minimo edittale ridotto di un quarto".

Le cifre, viene stabilito, non possono essere portate in compensazione con eventuali crediti. Il ddl a prima firma Causi prevede di utilizzare le risorse recuperate con la voluntary disclosure per il pagamento dei debiti della Pa "anche prevedendo l'esclusione dei relativi pagamenti dai vincoli del patto di stabilità interno"; per l'esclusione dai vincoli del patto di stabilità interno delle risorse assegnate a titolo di cofinanziamento nazionale dei programmi comunitari e di quelle derivanti dal riparto del Fondo per lo sviluppo e la coesione; per investimenti pubblici; per il Fondo per la riduzione della pressione fiscale.

Sempre il ddl Causi autorizza anche l'Agenzia delle entrate per gli anni 2014-2015 e 2016 a procedere "ad ulteriori assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente corrispondente a una spesa non superiore a 4,5 milioni di euro per il 2014, 24 milioni per il 2015, 41,5 milioni per il 2016 e 55 milioni di euro a decorrere dal 2017". Per recuperare queste cifre si prevedono tagli al Fondo per interventi strutturali di politica economica.

PROPOSTA CAPEZZONE: 50% TASSE PIÙ SANZIONI La proposta di legge di Capezzone invece, si legge nella relazione del servizio studi della Camera, prevede che, al fine di perfezionare la procedura di voluntary disclosure, "il richiedente sia tenuto a versare il 50% di quanto accertato dall'amministrazione fiscale (oltre alle sanzioni) anziché l'intero ammontare delle imposte dovute in base all'attività di accertamento. Inoltre si dispone che il versamento possa essere ripartito in tre rate trimestrali. Tuttavia si decade dal beneficio della voluntary disclosure nel caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate nelle quali può essere ripartito il versamento". Nella proposta di Capezzone, inoltre, non è riprodotto il divieto di compensazione con eventuali crediti fiscali del beneficiario.

Inoltre, sottolinea sempre il servizio studi, "è espressamente contemplata la possibilità di prevedere modalità semplificate di accesso alla procedura, qualora la collaborazione volontaria riguardi attività il cui valore risulti inferiore a 500mila euro" e "vengono esentati i professionisti e i relativi consulenti che assistono il contribuente nella procedura di voluntary disclosure, dagli obblighi di segnalazione di operazioni sospette ai fini della normativa antiriciclaggio". Ancora, la proposta di legge di Capezzone estende la non punibilità derivante dalla voluntary disclosure anche al reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici oltre che ai delitti di dichiarazione infedele e di omessa dichiarazione.

Il servizio studi precisa però che "la riduzione a metà della pena viene ristretta alla sola ipotesi di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti". Infine la proposta di Capezzone, si legge sempre nei documenti del servizio studi della Camera, "reca limitazioni all'uso di notizie e dati raccolti, o messi a disposizione dell'amministrazione finanziaria, nelle procedure di collaborazione volontaria avviate e correttamente concluse. Essi possono essere utilizzati ai soli fini dell'accertamento delle imposte sui redditi e relative addizionali nei confronti del soggetto che si sia avvalso della procedura; né possono essere utilizzati a fini tributari a sfavore dei contribuenti interessati, dei concorrenti e degli eventuali responsabili in solido". (Public Policy)

VIC

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