Al Senato c’è un’interrogazione sulla gronda di Genova e sulle concessioni autostradali

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genova ponte morandi

ROMA (Public Policy) – Spiegare il motivo per cui si è concessa la proroga delle concessioni ad Autostrade per l’Italia “cancellando ogni tipo di competizione”. A chiederlo è Lucio Malan (FI), in un’interrogazione al Mit presentata in commissione Lavori pubblici al Senato lo scorso giugno.

L’interrogazione prende spunto proprio da un’infrastruttura al centro delle cronache dopo il crollo del ponte Morandi a Genova. “La cosiddetta gronda autostradale di Genova è da tempo considerata da molti, incluso l’interrogante, una necessità, non solo per la Liguria e il Nordovest, ma per l’Italia intera, poiché faciliterebbe i collegamenti di Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia occidentale, nonché dei valichi di queste aree verso Francia e Svizzera, con tutto il versante tirrenico della penisola; essa è infatti inserita, peraltro inutilmente, negli atti aggiuntivi della convenzione di Autostrade per l’Italia (Aspi) fin dal 2002”, si legge nell’interrogazione. Che continua: “si è recentemente appreso che, negli ultimi anni, sotto i Governi Renzi e Gentiloni, è emersa l’idea di costruire un’opera avente la stessa funzione, ma del tutto diversa da quella citata, per lunghezza, percorso e costo; anziché trovare altre soluzioni, come quella di considerarla opera a sé e dunque indire una procedura competitiva per la sua costruzione e gestione, che avrebbe da tempo dato il suo esito consentendo l’inizio dei lavori, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha favorito, in totale assenza di comunicazione da parte del Governo al Parlamento o all’opinione pubblica, la via della proroga dell’intera concessione Aspi; solo da indiscrezioni e sporadici riflessi reperibili con difficoltà nei mezzi di informazione, è emerso che tale operazione è stata inserita in un piano di enorme portata economica nell’ambito delle concessioni autostradali, che comporta diverse altre proroghe, piano illustrato in un documento denominato ‘Tabella di marcia’, portato anche all’attenzione della Commissione europea che avrebbe dato un generico assenso”.

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FRA