AssoSoftware ha qualcosa da ridire su concorrenza e piattaforme Pa

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ROMA (Public Policy) – Prevedere paletti agli enti di diritto pubblico e privato soggetti a vigilanza pubblica per le iniziative economiche che “esulano dall’oggetto sociale primario dell’ente senza una preventiva indagine di mercato ad evidenza pubblica“. Lo chiede AssoSoftware in una memoria inviata alla commissione Industria al Senato in merito al ddl Concorrenza.

“Numerosi ordini professionali, casse di previdenza e società pubbliche controllate in house stanno usando proprie risorse, a ben altro destinate, per realizzare piattaforme digitali esclusive in chiara violazione della concorrenza, mentre l’offerta di servizi digitali da parte delle imprese private di settore offre una vastissima gamma di soluzioni già testate e disponibili sul mercato”, sottolinea l’Associazione nazionale dei produttori di software gestionale e fiscale.

“Negli ultimi anni si sono succedute iniziative e vari tentativi da parte di enti della Pubblica amministrazione o organismi controllati dai medesimi di offrire servizi digitali rivolti a soggetti privati iscritti e associati, tramite apposite gare o direttamente con proprie società controllate o in-house, creando distorsioni nel mercato del digitale dove aziende private stanno facendo grandi investimenti in ricerca e sviluppo per migliorare un’offerta di soluzioni software già ampia e soddisfacente”, continua AssoSoftware.

“Lo stesso Governo ha recentemente approvato un dlgs, che recependo la direttiva Ue 2019/1151, ha stabilito che per la costituzione online di startup srl e srls, sia obbligatorio l’utilizzo esclusivo di una piattaforma digitale predisposta e gestita dal Consiglio nazionale del notariato; anche in questo caso in presenza di più operatori privati che possono fornire servizi e piattaforme corrispondenti ai requisiti europei. Tutto questo rappresenta una grave violazione della concorrenza poiché la proposta vincolante di servizi informatici da parte di ordini professionali, casse di previdenza, società controllate dalla Pa o in-house, ai propri iscritti o associati, in sovrapposizione ad un’offerta di mercato già presente o potenzialmente tale, crea una chiara e palese turbativa di mercato”.

Per l’associazione “occorre intervenire rivedendo il dlgs disponendo agli enti di diritto pubblico e a quelli di diritto privato soggetti a vigilanza pubblica di intraprendere iniziative economiche per la fornitura di beni e/o servizi solo dopo un’indagine di mercato ad evidenza pubblica che evidenzi in modo trasparente e inequivocabile la presenza o meno di un’offerta già esistente. Allo stesso tempo, qualora l’offerta di beni e servizi non sia rivolta al singolo ente ma ad altri soggetti associati al medesimo o similari, in presenza di più fornitori, non si utilizzi lo strumento della gara pubblica ma si stipulino apposite convenzioni aperte a più fornitori anche con accordi specifici con le associazioni di categoria, se esistenti”. (Public Policy) FRA