“La prima cosa da fare? Cambiare lo Sblocca Italia sui rifiuti”

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claudia terzi

di Francesco Ciaraffo

ROMA (Public Policy) – La battaglia principale sarà per la revisione dell’articolo dello Sblocca Italia sui rifiuti. Di condono edilizio non se ne parla. Sul consumo di suolo il modello è quello lombardo. E sulle grandi infrastrutture, anche energetiche, bisogna coinvolgere di più il territorio.

Parole e pensieri di Claudia Terzi, assessore all’Ambiente, energia e sviluppo sostenibile in Regione Lombardia e candidata come capolista nei collegi plurinominali a Bergamo e a Milano alla Camera, in quota Lega.

D. Se fosse eletta, chiederà di andare in commissione Ambiente?

R. Mi piacerebbe non sprecare l’esperienza di cinque anni che in Regione Lombardia formano non poco.

D. Nel decalogo programmatico del centrodestra è dedicato pochissimo spazio all’ambiente. Ci si limita a indicare come obiettivo quello della ‘tutela’. Non è un po’ poco?

R. Sì, rispetto ai 10 punti sì. Ma non era così scontato fino a qualche anno fa che il tema ‘ambiente’ entrasse nel programma. In quello della Lega, invece, sono dedicate più pagine in assoluto. Perché ha tante sfaccettature e riguarda tante materie.

D. Quali sono le vostre priorità?

R. Migliorare la gestione dei rifiuti e la revisione dell’articolo 35 dello Sblocca Italia; sfida al cambiamento climatico su cui incide il tema dell’aria; rigenerazione urbana, cioè interventi su bonifiche e su efficienza energetica degli immobili, quindi un nuovo modo di concepire lo sviluppo del territorio.

D. Torniamo sull’art. 35 dello Sblocca Italia. Questo costituisce una rete nazionale di termovalorizzatori in modo che le Regioni con più capacità aiutino quelle con minore. Perché non vi piace?

R. Vogliamo una maggiore assunzione di responsabilità da parte delle Regioni. Con l’art. 35 le Regioni virtuose pagano le inefficienza delle altre. Se pur con tempi adeguati, perchè non si può chiedere a Regioni che non sono si sono mai occupate della gestione dei rifiuti di farlo dalla mattina alla sera, vogliamo che tutte le Regioni si pongano il tema dei rifiuti e lo trasformino da problema a risorsa.

D. In questa campagna elettorale si è tornato a parlare di condono edilizio. Mentre nel nostro Paese manca una legge nazionale sul consumo di suolo. Da che parte sta?

R. Il condono non ci piace in senso assoluto. Si andrebbe a favorire chi ha lavorato fuori dalle norme a discapito di chi, con tutte le complessità del caso, è rimasto all’interno delle regole. Il condono è un’ipotesi assolutamente da scartare.

D. E sul consumo del suolo?

R. Come Regione Lombardia siamo intervenuti sul punto già tre anni fa. L’obiettivo è quello di preservare, che non vuol dire rendere completamente immobile la situazione e non far costruire più niente. Vuol dire applicare dei criteri di sostenibilità alle nuove edificazioni e lavorare per il recupero degli immobili, industriali e civili, già esistenti. E fare in modo che il recupero sia efficiente. In Lombardia, dal gennaio 2016, le nuove costruzioni o ristrutturazioni devono essere fatte secondo i principi degli edifici nZEB (nearly Zero Energy Building; Ndr), cioè a energia quasi zero. Questa deve essere la strada che necessariamente deve seguire l’Italia.

D. Parliamo di infrastrutture energetiche. Come Regione vi state opponendo alla realizzazione del metanodotto Cornegliano Laudense, a Lodi. E opposizioni a queste opere non mancano nel resto di Italia, basti pensare alla Tap. Siete il partito dei No?

R. Il principio che intendiamo portare avanti è quello di una grande responsabilizzazione e autonomia territoriale. Questo sulle grandi derivazioni di acqua, sui gasdotti, sui metanodotti, sugli stoccaggi gas. Occorre riconoscere alle Regioni la possibilità di gestire queste procedure, lasciando ai territori una voce che sia assolutamente importante e non sia solo quella della semplice ‘intesa’.

Nel caso specifico del metanodotto, Regione Lombardia aveva ritenuto di non concedere l’intesa perchè tutte le richieste di approfondimento relative alla sicurezza dell’impianto non avevano trovato risposta, non tanto nell’operatore, ma dal Mise. Il nostro non è ‘no’ a prescindere, ma chiediamo l’ascolto e la sicurezza dei territori. (Public Policy)

@fraciaraffo