Cannabis terapeutica, il Governo vuole aprire ai privati?

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ROMA (Public Policy) – “Tenuto conto che con gli stanziamenti previsti dall’articolo 18 quater della legge 172 del 2017 non sarà possibile, in ogni caso, coprire tutto il fabbisogno nazionale” di cannabis terapeutica “- che risulta in progressiva crescita in ragione della maggiore consapevolezza della comunità medica – si stanno valutando ipotesi di partenariati pubblico-privati che possano portare a un incremento della produzione e al mantenimento degli attuali livelli di qualità”.

A dirlo è stato il sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo, rispondendo in IV commissione della Camera a un’interrogazione M5s, presentata dal presidente della commissione Agricoltura Filippo Gallinella, sul potenziamento dello Stabilimento chimico farmaceutico di Firenze per garantire l’autosufficienza italiana nella produzione di cannabis terapeutica.

Tofalo ha spiegato che “il fabbisogno stimato in Italia nel 2019 supererà, ragionevolmente, i 700 chilogrammi, mentre la produzione statale potrà raggiungere una capacità produttiva di oltre 300 chilogrammi/anno entr la fine di quell’anno. Questo significa che nel 2019 vi sarà ancora l’esigenza di acquisire una considerevole parte del fabbisogno attraverso il canale dell’importazione e che nel 2020 il fabbisogno potrebbe superare addirittura i 1.000 chilogrammi annui”.

“Ritenendo di dover agire per tempo, è iniziato il percorso di collaborazione con le aziende private in possesso dei requisiti per incrementare la coltivazione e la produzione farmaceutica di infiorescenze di cannabis a scopo terapeutico“, ha aggiunto il sottosegretario, ricordando come il ministro della Salute, durante un riunione tenutasi lo scorso 20 settembre, “ha già chiesto alle Regioni di migliorare e standardizzare le modalità di valutazione del fabbisogno, in modo da evitare, come purtroppo è successo in passato, scostamenti tra le esigenze rappresentate e quelle effettivamente registrate”.

Tofalo ha spiegato che, in questo percorso di partnership pubblico-privato, lo Stabilimento chimico farmaceutico di Firenze manterrà il ruolo di controllo e di garanzia di qualità. “Al fine di salvaguardare il know how dell’Istituto farmaceutico, gli eventuali accordi da stipulare per consentire, solo se necessario, l’avvio di tale partnership, dovranno prevedere apposite clausole di riservatezza, tese ad evitare l’acquisizione e il possibile sfruttamento da parte del privato, del know how e dei prodotti sviluppati”. Il sottosegretario ha specificato che con questa partnership “l’Istituto possa essere messo in condizione, già entro il breve e medio periodo, di soddisfare il fabbisogno italiano e di diventare anzi a sua volta esportatore di cannabis medica, generando anche nuovi posti di lavoro nel nostro Paese”.

Il sottosegretario ha poi ricordato come lo Stabilimento potrà comunque continuare ad essere autorizzato ad importare il prodotto e come, in ragione di ciò, sia stata bandita una prima gara per la fornitura di cannabis ad uso medico. (Public Policy) NAF