Come cambia la Manovra: dal carcere per gli evasori all’uso del contante

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ROMA (Public Policy) – Messo un po’ sotto pressione dal Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte acconsente a modificare la manovra. Ieri a Palazzo Chigi è stata una intensa giornata di incontri bilaterali e vertici di maggioranza, ma alla fine sembra che si sia trovata la quadra dopo giorni di frizioni. C’è una prima intesa limitata a Pos e contanti: le sanzioni per i commercianti che sono sprovvisti del sistema vengono rinviate di sei mesi (per provare prima a ridurre le commissioni bancarie), e anche il tetto ai pagamenti cash – da 3mila a 2mila euro – scatta non più a gennaio ma il 1° luglio.

Accordo “di compromesso” sui grandi evasori: ok all’inasprimento del carcere e alla confisca per sproporzione, come si applica ai mafiosi, però le norme – che confluiranno nel decreto Fiscale – entreranno in vigore non subito, ma solo dopo il via libera finale al testo, garantendo in questo modo un maggior lavoro di approfondimento da parte delle Camere. “Colpiamo i pesci grossi, finalmente tocchiamo gli intoccabili” ha dichiarato il ministro degli Esteri e leader M5s, Luigi Di Maio. Il guardasigilli Alfonso Bonafede ha spiegato che si passerà “da 4 a 8 anni” di carcere “partendo da una somma evasa di 100mila euro”. “L’intesa sull’inasprimento delle norme per i grandi evasori adempie al punto 16 del programma di Governo e rientra nella strategia di lotta all’evasione” ha affermato Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali e capodelegazione Pd.

Divergenze non risolte – almeno per il momento – sulla stretta alle partite Iva con ricavi o compensi fino a 65mila euro e che usufruiscono della Flat tax: qui rimangono in campo le ipotesi di varare un regime analitico per determinare il reddito su cui applicare la tassa piatta, e anche l’obbligo di usare un conto corrente dedicato all’attività lavorativa (cosa che faciliterebbe i controlli fiscali). Arriva però anche una novità, ovvero il “superbonus della Befana”: fortemente voluto proprio da Conte, partirà a gennaio 2021 e premierà i pagamenti elettronici effettuati da luglio 2020. Si stima un bonus di 300-500 euro per le spese effettuate – ad esempio – dal parrucchiere o al ristorante.

Tutto questo mentre da Bruxelles è stata spedita una lettera da parte della Commissione europea (qui il testo integrale): nella missiva si chiedono “chiarimenti”sulla manovra e “informazioni supplementari” sulla bozza – il Documento programmatico di bilancio – presentata la scorsa settimana. Non si tratta però di una “richiesta di modifiche”, come avvenne l’anno scorso, bensì di un maggiore approfondimento sulle coperture. Non mancano però le tiratine d’orecchio: “Il piano dell’Italia non è conforme ai parametri di riferimento per la riduzione del debito nel 2020” scrive la Commissione, che chiede “ulteriori informazioni sulla precisa composizione dei cambiamenti del saldo strutturale e gli sviluppi della spesa previsti nella manovra”, necessari per “stabilire se c’è un rischio di deviazione significativa dagli aggiustamenti richiesti”. La Commissione europea inoltre “prende nota della richiesta dell’Italia nel Documento programmatico di bilancio di fare uso della flessibilità prevista dal braccio preventivo del Patto di stabilità per tenere conto dell’impatto sul bilancio di eventi eccezionali. La Commissione europea, e più avanti il Consiglio, condurranno una valutazione accurata dell’applicazione”. La risposta del Governo italiano dovrebbe esser pronta domani. (Public Policy) PAM