In vigore dal 9, assegnato alla Camera: cosa prevede il dl Carige

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ROMA (Public Policy) – È in vigore da ieri il decreto legge con gli interventi a sostegno di Banca Carige (Cassa di risparmio di Genova e Imperia) varato lunedì sera dal Consiglio dei ministri. Il decreto è stato assegnato in sede referente alla commissione Finanze della Camera, dovrà comincerà dunque l’esame parlametare per la conversione in legge.

Il provvedimento, in 23 articoli, prevede forme di sostegno pubblico della liquidità della banca con una garanzia statale sulle emissioni obbligazionarie di Carige (con soglia fino a 3 miliardi) e la possibilità di finanziamenti discrezionali erogati da Bankitalia. Prevista anche l’ipotesi di una ricapitalizzazione precauzionale della banca, definita dai commissari straordinari di Carige “del tutto residuale” e che nelle intenzioni del Governo sarebbe “volta a preservare il rispetto di tutti gli indici di patrimonializzazione anche in scenari ipotetici di particolare severità e altamente improbabili (cosiddetti scenari avversi dello stress test)”.

Il decreto stanzia quindi un fondo con una dotazione di 1,3 miliardi per il 2019, di cui 300 milioni sono destinati alle garanzie concesse dallo Stato sulle passività di nuova emissione e sull’erogazione di liquidità di emergenza (finanziamenti che potrebbero essere concessi dalla Banca d’Italia), e il restante miliardo è destinato invece alla copertura degli oneri derivanti dalla eventuale sottoscrizione di azioni di Banca Carige, effettuabile dal Mef entro il 30 settembre per rafforzarne il patrimonio (ricapitalizzazione precauzionale). E’ fissato un limite nominale del valore dei bond sui quali può essere posta la garanzia dello Stato, attivabile dal Mef fino al 30 giugno, pari a 3 miliardi di euro. I commissari di Carige hanno comunicato di essere in procinto di chiedere l’attivazione della garanzia.

Il decreto specifica che “l’ammontare delle garanzie concesse è limitato a quanto strettamente necessario per ripristinare la capacità di finanziamento a medio-lungo termine” di Carige. Vengono poi individuati – ricalcando quanto già era stato previsto nel dl 237 del 2016 su Mps e banche venete – gli strumenti finanziari emessi dalla banca su cui la garanzia può essere concessa. In particolare, tali strumenti devono essere a tasso fisso e non devono essere titoli strutturati o prodotti complessi, né incorporare una componente derivata; devono essere emmessi successivamente all’entrata in vigore del decreto, con una durata residua non inferiore a due mesi e non superiore a cinque anni o a sette anni per le obbligazioni bancarie garantite; devono prevedere il rimborso del capitale in un’unica soluzione a scadenza e non devono avere clausole di subordinazione nel rimborso del capitale e nel pagamento degli interessi. Non possono in alcun caso essere assistite dalla garanzia le passività computabili nei fondi propri a fini di vigilanza.

Entro due mesi dalla concessione della garanzia, la banca deve presentare un piano di ristrutturazione – che verrà sottoposto alla Commissione Ue – per confermare la redditività e la capacità di raccolta a lungo termine senza ricorso al sostegno pubblico. Mentre beneficia della garanzia, la banca va incontro ad alcuni limiti come quello di non poter distribuire dividendi o acquisire nuove partecipazioni, fatte salve le acquisizioni compatibili con la normativa europea in materia di aiuti di Stato.

Un piano di ristrutturazione deve essere presentato da Carige anche in caso di finanziamenti da parte di Bankitalia (erogazione di liquidità di emergenza – Ela), su cui il Mef può rilasciare la garanzia statale entro il 30 giugno per coprire l’eventualità che Carige non adempia alla conseguenti obbligazioni di pagamento nei confronti della Banca d’Italia. Per poter accedere all’eventuale ricapitalizzazione preventiva da parte dello Stato, Carige dovrà prima sottoporre un programma di rafforzamento patrimoniale, in cui dovrà indicare l’entità del fabbisogno di capitale necessario e le misure che intende intraprendere tale rafforzamento.

La sottoscrizione pubblica di azioni di Carige è subordinata al via libera della Commissione europea, che deve valutarne la compatibilità con le regole Ue in materia di aiuti di Stato applicabili alle misure di ricapitalizzazione delle banche in un contesto di crisi finanziaria. Il Mef può sottoscrivere azioni di nuova emissione ordinarie che attribuiscono il diritto di voto nell’assemblea ordinaria e nell’assemblea straordinaria. Per ottenere la ricapitalizzazione, si potrebbe imporre una revoca o sostituzione dei consiglieri esecutivi e del direttore generale della banca, nonché una riduzione delle retribuzioni dei dirigenti e dei membri del consiglio d’amministrazione. (Public Policy) GIL