Cosa succede adesso: dalle consultazioni al mandato

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di Sonia Ricci

ROMA (Public Policy) – Come si forma un nuovo Governo? E quali sono le fasi cruciali per la scelta del presidente del Consiglio? Il primo passaggio da compiere sono sicuramente le consultazioni presidenziali, una prassi utilizzata da decenni ma non regolata dalla legge o dalla Costituzione. Inizieranno il 4 aprile e proseguiranno il giorno seguente.

Sono chiamati a parteciparvi i presidenti delle Camere e tutti i partiti. È quasi certo che non basterà il primo giro di colloqui per individuare la figura giusta a cui affidare l’incarico di trovare una maggioranza in Parlamento, ma in ogni caso la settimana che si avvicina sarà cruciale per comprendere quale Governo nascerà nelle prossime settimane.

LE CONSULTAZIONI

Come detto, la fase iniziale per la formazione del Governo sono sicuramente le consultazioni presidenziali. Colloqui che il presidente della Repubblica svolge con personalità politiche e istituzionali per individuare chi possa ricevere l’incarico. Storicamente hanno avuto grande importanza, soprattutto quando le elezioni si svolgevano con il metodo proporzionale.

Con il Porcellum i partiti hanno iniziato ad indicare – anche se solo formalmente – il capo politico del partito o della coalizione, che tradotto voleva dire: il candidato alla premiership. Una candidatura informale di cui i diversi presidenti della Repubblica hanno tenuto conto. Negli ultimi anni, a riprova di questo cambiamento, si è consolidata una certa prassi, ossia i partiti hanno inserito nella scheda elettorale, insieme al simbolo, anche il nome dell’esponente candidato alla guida del Governo (ovvero il leader della coalizione elettorale o della lista).

La formazione del Governo si fonda su delle prassi ormai consolidate: durante le consultazioni – il primo giro si terrà mercoledì e giovedì della prossima settimana – Mattarella incontrerà i presidenti delle Camere, il presidente emerito Giorgio Napolitano e, a seguire, i capi dei gruppi parlamentari. Questi sono sempre accompagnati da una delegazione formata dai capigruppo. Negli incontri il Capo dello Stato chiede ai gruppi se e a quale governo sarebbero disposti a votare la fiducia.

L’INCARICO 

Secondo la prassi istituzionale al termine delle consultazioni il presidente conferisce a uno dei leader l’incarico di formare il Governo. Quest’ultimo accetta con riserva – nel caso il suo partito non possa governare da solo – e inizia a sua volta una serie di consultazioni per trovare una maggioranza in Parlamento. Tre possono essere le soluzioni: se l’incaricato non riesce nel suo intento, torna dal presidente della Repubblica, il quale affida l’incarico ad altri o, in mancanza di una chiara maggioranza parlamentare, può sciogliere le Camere e indire nuove elezioni.

MANDATO ESPLORATIVO E PRE INCARICO

Durante le consultazioni, in momenti difficili – quando, per esempio, i partiti non riescono a raggiungere un accordo per la formazione della maggioranza – il capo dello Stato può affidare a una personalità di rilievo a livello costituzionale (quali il presidente del Senato o della Camera) il cosiddetto “mandato esplorativo”, con il compito di svolgere maggiori indagini e approfondimenti utili per il definitivo conferimento dell’incarico. Dal mandato esplorativo si distingue il “preincarico”: il capo dello Stato affida a una personalità politica il compito di svolgere ulteriori consultazioni. E a questa, con ogni probabilità, affiderà l’incarico.

I POSSIBILI GOVERNI

In quest’ultimo caso si parla di “Governo politico” che nasce grazie a una maggioranza più o meno omogenea. Nella prima Repubblica si andava dalla Dc al pentapartito. Nella Seconda, invece, i voti sono andati alle coalizioni, soprattutto due (bipolarismo). Oggi, invece, dove c’è di fatto un tripolarismo tra Movimento 5 stelle, centrodestra e Pd, le cose si fanno un po’ più difficili. Ci sono poi altre vie che il presidente della Repubblica potrebbe percorrere per formare un nuovo Governo. Innanzitutto il cosiddetto Esecutivo del presidente, in cui viene scelta una personalità terza a cui affidare l’incarico di Governo. Mattarella però sembrerebbe restio a questa ipotesi.

C’è poi quello di “scopo”, che rappresenta l’extrema ratio: l’Esecutivo nasce con pochi e precisi obiettivi. E’ una modalità utilizzata soprattutto durante la Prima Repubblica e che, in questo caso, potrebbe nascere con l’intento di riformare il sistema elettorale e approvare la leggi di Bilancio 2019. Infine, nel passato ci sono stati anche i cosiddetti Governi “di minoranza” in cui alcuni partiti decidevano di astenersi durante il voto di fiducia (come accaduto durante i Governo Andreotti con il Pci). Anche Pier Luigi Bersani, capo della coalizione di centrosinistra, nel 2013, tentò di formare un Governo con queste caratteristiche ma senza risultati.

IL PREMIER E I MINISTRI

Concluse positivamente le consultazioni, il presidente della Repubblica emana tre decreti tutti controfirmati dal nuovo premier con i quali nomina lo stesso presidente del Consiglio, i ministri e accetta le dimissioni del Governo uscente. Prima di assumere le funzioni, premier e ministri prestano giuramento nelle mani del presidente della Repubblica. Con questo passaggio i membri dell’esecutivo sono immessi nell’esercizio delle loro funzioni. Il passaggio di testimone tra il vecchio e il nuovo Esecutivo è segnato dalla Cerimonia della campanella che si tiene a Palazzo Chigi.

LA FIDUCIA DELLE CAMERE

Entro dieci giorni dal giuramento, il neo Governo deve presentarsi alle Camere per ottenere la fiducia, esponendo in assemblea il programma (le cosiddette “dichiarazioni programmatiche”). Segue la discussione sulle dichiarazioni e il voto della mozione di fiducia per appello nominale. Nel caso (remoto) in cui il nuovo Governo non ottiene la fiducia questo deve dimettersi e al presidente spetta il compito di conferire un nuovo incarico.

RITORNO ALLE URNE

Solo nel in caso risulti impossibile formare un nuovo Governo, il capo dello Stato scioglie le Camere. L’ultimo Governo in carica – ossia quello di Paolo Gentiloni, ora in regime di “prorogatio” – avrà il compito di gestire le elezioni per il nuovo Parlamento (il cosiddetto “Governo elettorale”). (Public Policy)

@ricci_sonia