Il decreto Dignità prende forma: le norme sulla delocalizzazione

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ROMA (Public Policy) – Nel caso di delocalizzazione di un’impresa – o di un ramo di essa – decadranno gli aiuti di Stato concessi in precedenza, se questa cambierà Paese prima dei 10 anni dalla concessione dei contributi. Subito dopo scatteranno delle sanzioni pecuniarie “di importo da due a quattro volte quello del beneficio fruito”.

Questa una delle ipotesi normative su cui stanno lavorando il ministero dell’Economia e il ministero dello Sviluppo economico, contenuta in una bozza di decreto Dignità di cui Public Policy ha preso visione, attesa in Cdm nei prossimi giorni.

Il vincolo – si legge nella bozza attesa in Cdm – “si applica a qualunque delocalizzazione”, effettuata tanto in Paesi extra Ue quanto in altri Stati dell’Unione europea “e trova applicazione nei confronti di imprese beneficiarie di tutti gli aiuti di Stato, indipendentemente dalla relativa forma”, ovvero contributo, finanziamento agevolato, garanzia.

La norma, inoltre, viene specificato, trova applicazione indipendentemente dall’impatto sull’occupazione. Non è richiesta, infatti, “una misura minima di riduzione dell’occupazione quale presupposto per la comminatoria della decadenza e delle altre sanzioni”.

Rispetto alle norme già in vigore, la nuova misura del Governo M5s-Lega – si legge – “amplia l’ambito oggettivo di applicazione del vincolo”, in quanto al momento “quest’ultima è limitata alle delocalizzazioni effettuate in Paesi non appartenenti all’Unione europea e riferita esclusivamente a imprese beneficiarie di contributi in conto capitale, oltre che condizionata nell’applicazione al verificarsi di una riduzione di personale pari almeno al 50%“. “Né la disposizione vigente opera, come invece la presente norma, una distinzione nella limitazione temporale in funzione della dimensione di impresa, prevedendo un generale limite decennale alla delocalizzazione“.

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SOR-VIC