Decreto Dignità, si aprono le danze: viaggio tra gli emendamenti

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ROMA (Public Policy) – Sono circa 890 gli emendamenti presentati nelle commissioni Lavoro e Finanze alla Camera al dl Dignità. Le commissioni, dove giovedì scorso si è conclusa la discussione generale, riprenderanno l’esame oggi (sedute alle 15 e alle 19) quando saranno vagliate le ammissibilità.

Il voto alle proposte di modifica inizierà domani. Il testo è atteso in aula il 26 luglio.

GLI EMENDAMENTI DI LEGA E 5 STELLE

La maggioranza punta a incentivare le assunzioni stabili. Ma Lega e M5s hanno scelto strade diverse tra loro, alcune, tra l’altro, più onerose altre meno. Il M5s ha presentato un emendamento per estendere alle assunzioni del 2019 e 2020 lo sgravio contributivo al 50% per le assunzioni di under 35. La misura è attualmente in vigore, ma limitata alle assunzioni realizzate quest’anno (rimarrà poi in vigore ma solo per chi assume giovani fino a 30 anni).

Si conferma, come nella misura in vigore come da ultima legge di Bilancio, che l’esonero spetta a chi alla data della prima assunzione incentivata non abbia compiuto il trentacinquesimo anno di età  e non sia stato occupato a tempo indeterminato con lo stesso o con altro datore di lavoro. Non sono ostativi al riconoscimento dell’esonero gli eventuali periodi di apprendistato svolti presso un altro datore di lavoro e non proseguiti in rapporto a tempo indeterminato.

Gli oneri per la misura sono quantificati in 71 milioni per il 2019, 243 per il 2020 e 354 per il 2021. Le coperture sono individuate in un aumento del Preu, il prelievo erariale su vlt e slot, ulteriore rispetto a quello già stabilito dal dl (+0,25% da settembre e +0,50% dal maggio 2019).

Come anticipato nei giorni scorsi, la Lega punta invece a introdurre una compensazione dell’incremento dello 0,50% del contributo previdenziale addizionale (a carico del datore di lavoro), in occasione di ciascun rinnovo del contratto a termine con un equivalente taglio in caso di trasformazione a contratti a tempo indeterminato. In questo caso la fattispecie sarebbe limitata agli over 35. Dal punto di vista finanziario si tratta di una ‘partita di giro’ a costo zero. Le eventuali maggiori uscite per la decontribuzione sarebbero già nelle casse dello Stato per la maggiorazione dei rinnovi a contratti a termine.

Sempre il Movimento 5 stelle ha presentato al decreto una proposta di modifica in base alla quale “eventuali minori spese derivanti dall’attuazione” del decreto “sono riversate all’entrata del Bilancio dello Stato per essere destinate al Fondo per la riduzione della pressione fiscale” per “contribuire alla riduzione del costo del lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori che non abbiano compiuto i 35 anni di età delle aziende innovative ad alta tecnologia”.

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FRA