Dal dm rimborsi (che arriva dopo il voto) alla Bolkestein: parla Baretta

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di Viola Contursi

ROMA (Public Policy) – Annuncia che il decreto rimborsi per i risparmiatori delle quattro banche in liquidazione e per le due popolari venete arriverà dopo il 4 marzo. Ribadisce che della manovrina in primavera non ci sarà bisogno, ma le promesse elettorali non possono uscire da quel sentiero stretto di cui ha spesso parlato il ministro Padoan.

Come ad esempio la promessa del centrodestra della flat tax al 23% che porterebbe “o a un aumento del debito pubblico o a un drastico taglio dei servizi come sanità, scuola, pensioni”. E infine sulle spiagge avverte: o si fa una legge a tutela degli operatori italiani con cui andare in Europa a contrattare sulle tempistiche dell’attuazione della direttiva Bolkestein, o rischiamo l’infrazione.

A parlare con Public Policy in un’intervista è Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia e candidato Pd al Senato nel listino proporzionale Veneto 1 (Venezia – Belluno – Rovigo – Treviso) e nel collegio uninominale di Rovigo.

D. Decreto per i rimborsi ai risparmiatori. A che punto siamo? 

R. Siamo a buon punto. Nell’ultimo incontro con i risparmiatori abbiamo fissato alcuni criteri dei rimborsi, in merito in particolare alle condizioni più svantaggiate, l’allargamento della platea anche agli azionisti e soprattutto i tempi dell’erogazione, affidando all’Anac la gestione della parte arbitrale.

Diciamo che è proprio un problema tecnico di stesura e in più nessuno aveva l’intenzione, su una materia così seria e delicata, di farla diventare oggetto di campagna elettorale visto anche che la stragrande maggioranza delle forse politiche l’hanno condivisa. Quindi penso che subito dopo il voto lavoreremo per la parte conclusiva e per portare a compimento il decreto.

D. Avete una stima della platea di risparmiatori che potranno accedere ai rimborsi?

R. No, una stima la faremo sulla base delle domande che arriveranno. Io penso che questo lo potremmo avere entro due mesi.

D. La commissione d’inchiesta sulle banche si è conclusa con molte proposte ma non molte valutazioni sul passato. La riproporrete nella prossima legislatura per far luce su cosa è successo? 

R. Intanto la prima considerazione da fare è che la commissione di inchiesta, che sembrava che non dovesse fare niente, invece ha prodotto del materiale molto importante. Di sicuro per il legislatore futuro. Penso ad esempio a una evidente necessità di una riforma della vigilanza che sia più incisiva, più trasparente e più tempestiva nel segnalare i problemi che si riscontrano. E anche con un coordinamento maggiore tra gli enti di vigilanza. E quindi penso che la commissione ci consegna un compito di lavoro importante.

Per quanto riguarda la mia opinione, penso che se deve essere riproposta dovrebbe indagare casi specifici ma soprattutto penso che, a questo punto, vada potenziato il lavoro della magistratura.

D. In primavera è atteso il giudizio dell’Europa sui nostri conti. L’Upb ha già pronosticato una possibile manovra correttiva, ma Padoan ha detto che non servirà. In ogni caso i margini per finanziare nuovi interventi non sono ampi. Dove trovare allora i soldi per realizzare le promesse elettorali?

R. Sono due problemi diversi. Per quanto riguardo la manovrina io condivido l’opinione di Padoan e penso che non sarà necessaria se il trend di crescita è quello che stiamo vedendo. Il fatto di dire che non sarà necessaria vuol dire anche che le promesse elettorali non devono essere tali da rompere il quadro di riferimento.

Nel senso che l’idea che la manovrina non serva è legato a un’idea di un trend di crescita positivo, da rendere stabile e costante con interventi di sostegno come quelli che abbiamo fatto nell’ultima legge di Bilancio. Una politica che deve continuare. Che poi è la cosa sorprendente di questa campagna elettorale: tutti dicono che bisogna cambiare ma poi tutti sostengono che il piano Industria 4.0 va bene, che il bonus energetico va bene, perfino sugli 80 euro nessuno dice di abolirli. Allora tanto vale continuare, no?

Mentre sulle promesse elettorali deve rispondere chi ha fatto promesse elettorali chiaramente insostenibili, come la flat tax o come l’abolizione della legge Fornero. Le nostre proposte sono all’interno di un quadro di gestione delle finanziarie fatte in questi anni, che sono sempre state attorno ai 20 miliardi. Le nostre proposte stanno pienamente nel quadro di questa valutazione, e poi è comunque un programma di legislatura non di un anno.

D. Il centrodestra promette entro l’estate una flat tax al 23% e un piano di investimenti per 10 miliardi. Ci sarebbero rischi per i conti pubblici se questo piano dovesse diventare realtà?

R. I rischi sono due, combinati l’uno sull’altro. O che, con la caduta delle entrate prevista con la flat tax per decine e decine di miliardi, avremo un buco del debito pubblico clamoroso, per cui invece di andare verso una riduzione del debito lo aumenteranno. Oppure che si taglino i servizi: meno sanità, meno scuola, meno pensioni e che succeda come in molti Paesi dove la flat tax è stato adottata, e cioè che paghi meno tasse ma ti paghi tutti i servizi. Non mi sembra un buono scambio per i cittadini.

D. Spiagge. Dopo ripetute proroghe e rinvii, si aspettava una riforma che non è arrivata. Cosa o chi ha remato contro? E cosa bisogna fare ora?

R. È chiarissimo che il centrodesta da tempo stia illudendo gli operatori delle spiagge promettendogli che non succederà niente. Noi invece pensiamo che la vera tutela degli operatori del settore, soprattutto degli operatori italiani, si faccia con una legge che preveda prima di tutto gli indennizzi e poi che ci possa essere il diritto di prelievo, che si favoriscano i consorzi, si tenga conto degli investimenti fatti e si modifichino i canoni e di conseguenza si facciano concessioni pluridecennali.

Questa operazione consentirebbe agli operatori italiani di essere pronti a qualsiasi eventualità. Con un’impostazione di questo tipo si può andare in Europa, si deve andare in Europa, a contrattare i tempi adeguati prima delle gare e prima delle evidenze pubbliche, per effetto della direttiva Bolkestein. Se non si fa così, rischiamo che ci capiti addosso un’infrazione europea all’improvviso senza essere preparati. La cosa sorprendente è che anche in questi giorni il centrodestra continua a mettere la testa sotto la sabbia come lo struzzo, e non vede, o non vuol vedere, che il rischio per gli operatori italiani è forte e vanno tutelati.  (Public Policy)

@VioC