I dubbi dei tecnici del Parlamento sul reddito di cittadinanza

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ROMA (Public Policy) – “Sembrerebbe opportuno specificare la durata del reddito di cittadinanza in caso di rinnovo, nonché se esistano limiti al numero di rinnovi possibili”. Lo si legge nel dossier messo a punto dal Servizio studi di Camera e Senato sul cosidetto decretone.

Il provvedimento stabilisce che il beneficio economico è riconosciuto per il periodo durante il quale il beneficiario si trova in una delle condizioni stabilite per riceverlo e, comunque, per un periodo continuativo non superiore ai diciotto mesi. Il reddito di cittadinanza può essere rinnovato, previa sospensione per un periodo di un mese prima di ciascun rinnovo.

E ancora: per i tecnici “sembrerebbe opportuno specificare” se l’incentivo all’autoimprenditorialità e quello per la ricerca attiva del lavoro possano essere cumulati.

In particolare i dubbi dei tecnici riguardano due misure incentivanti per uscire dalla misura del sostegno. Una consiste nell’erogare due mensilità del reddito a fronte della variazione della condizione occupazionale; la seconda riconosce ai beneficiari della misura un beneficio addizionale (in un’unica soluzione) corrispondente a sei mensilità (nel limite massimo di 780 euro mensili) nel caso di avvio di un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o una società cooperativa entro i primi 12 mesi di fruizione del reddito.

Per i tecnici “sembrerebbe” inoltre “opportuno chiarire” se la pena da 2 a 6 anni di carcere per chi percepisce indebitamente il reddito di cittadinanza è riferita anche a chi, con documenti o dichiarazioni false, percepisce più del dovuto.

Gli stessi tecnici sottolineano, inoltre, che la pena “è più elevata anche rispetto a quelle generali previste per le fattispecie delittuose di falso commesse da un pubblico ufficiale”. Per questo, scrivono, “potrebbe essere ritenuta opportuna una valutazione di tale profilo, considerato che le ipotesi di falso commesse da privati sono ordinariamente oggetto di sanzioni meno gravi rispetto alle corrispondenti ipotesi di falso commesse da pubblici ufficiali”.

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FRA