E ora chi farà il presidente della commissione d’inchiesta sulle banche?

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di Giordano Locchi

ROMA (Public Policy) – I primi effetti della fine della maggioranza M5s-Lega in Parlamento, e dell’avvio della nuova compagine dopo la formazione del Governo, potrebbero osservarsi su un banco di prova particolarmente periglioso come quello della commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, fortemente voluta in particolare dai 5 stelle.

La prima convocazione della commissione nella sede di Palazzo San Macuto per procedere alla sua costituzione, fissata per il 4 settembre, è intanto slittata, vista la necessità di chiudere la fase della crisi di Governo, ma la commissione dovrà comunque partire (a meno che non si vada a elezioni) dopo un lungo periodo di stallo durante il quale il M5s ha accusato Pd e FI di una strategia dilatoria per impedire l’avvio dei lavori con il ritardo della consegna dei nominativi dei rispettivi componenti designati. Mentre FdI ha accusato Pd e M5s di rimpallarsi le responsabilità per la mancata costituzione della bicamerale prima della pausa dei lavori parlamentari.

Sono proprio Pd e M5s a costituire adesso l’asse portante della nuova maggioranza, che nella commissione di 40 parlamentari potrà contare su 20 membri tra deputati e senatori (13 del M5s e 7 del Pd), a cui potrebbero aggiungersi 2 del gruppo Misto e uno di Leu. Tra i 13 membri M5s c’è però il senatore Gianluigi Paragone, particolarmente critico nei confronti del nuovo accordo di Governo, fino al quale era considerato in pole per ricoprire la carica di presidente della bicamerale. Paragone conferma ora a Public Policy di non essere più disponibile a ricoprire tale incarico “in una commissione che avrebbe il Pd in maggioranza”. Anche la Lega, come il Partito democraico, ha 7 membri a disposizione, tra cui il presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama Alberto Bagnai.

Il fronte bancario ha rappresentato uno dei maggiori terreni di scontro tra i dem (e in particolare la componente renziana) e i 5 stelle. Nell’ambito dei lavori parlamentari durante l’esperienza del Governo gialloverde, ad esempio, sono stati numerosi i momenti di scontro tra il sottosegretario M5s all’Economia Alessio Villarosa e il capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera Luigi Marattin, in particolare sul fronte dei rimborsi ai risparmiatori che si considerano truffati dalle banche.

Adesso si riapre quindi la partita della presidenza (la Lega non aveva posto veti formalmente su Paragone): la nomina del presidente dovrà essere il primo atto della commissione dopo la sua istituzione, a cui si associa la nomina di due vicepresidenti. Sulla questione di un eventuale altro presidente M5s, fonti Pd si limitano a dire che la questione importante è che la commissione “dovrà essere in grado di suggerire un nuovo assetto normativo, dovrà quindi essere di proposta oltre che di inchiesta”. Proprio per questo rimane l’incognita della compattezza della maggioranza Pd-M5s nella bicamerale quando i lavori entreranno nel vivo.

La legge che istituisce la commissione di inchiesta sul sistema bancario e finanziario (datata 26 marzo) è entrata in vigore il 16 aprile scorso con un percorso caratterizzato da forti polemiche politiche, in particolare per le osservazioni del capo dello Stato Sergio Mattarella formulate in occasione della sua promulgazione e volte ad assicurare l’operatività della nuova bicamerale dentro precisi limiti costituzionali.

La commissione d’inchiesta dovrà, tra l’altro, verificare l’operato degli istituti di vigilanza e appurare l’esistenza di possibili conflitti di interessi, indagando anche sull’utilizzo di strumenti derivati, sui super-compensi dei manager o sul calcolo dei tassi d’usura. (Public Policy)

@Locchiaperti