Governo, previsioni e rischi: dal Covid alla palude parlamentare

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di Lorenzo Castellani

ROMA (Public Policy) – Il Governo Draghi ha avviato un’operazione di pacificazione della politica italiana. Dopo anni di contrapposizione tra partiti nazionalisti e populisti da un lato e partiti centristi dall’altro, la premiership di Mario Draghi si pone la sfida di riunificare gli interessi con una maggioranza che va dalla Lega al Movimento 5 stelle passando per le forze europeiste del Pd e di Forza Italia. Se volessimo avventurarci in una metafora storica si potrebbe dire che Draghi svolgerà una funzione simile a quella dei podestà nei Comuni medievali del tredicesimo secolo: agente esterno ad un sistema in crisi che cerca di riconciliare le fazioni e di sostituirsi ad una classe politica incapace di avviare le riforme.

Sul piano dell’analisi degli scenari due sembrano essere le questioni rilevanti sul piano politico. La prima è l’inclusione della Lega, forza euroscettica e di destra, nella maggioranza e nel Governo. Ciò da un lato determina una “normalizzazione” del partito di Salvini, che insegue una legittimazione a livello europeo che ora nessuno potrà più negargli e si accredita come forza di governo credibile per il futuro. Ma l’inclusione della Lega nella formula dell’Esecutivo è importante anche sul piano della rappresentanza: i lavoratori autonomi, le piccole imprese, i territori del Nord, che costituiscono la base dell’elettorato di Salvini, trovano nel Governo Draghi maggior voce rispetto a quanto non avvenisse con il Conte 2.

L’altro fatto politicamente rilevante è la frattura del Movimento 5 stelle nel voto di fiducia al Governo Draghi. L’ala più radicale del partito non ha resistito nel sopportare l’adesione ad un Esecutivo che sembra rappresentare l’esatto contrario rispetto alla missione originaria del Movimento. I fuori usciti daranno vita in Parlamento a dei nuovi gruppi che daranno luogo ad una nuova forza politica, quasi certamente guidata da Alessandro Di Battista, che guarderà a sinistra.

Ciò che si prefigura nello scenario politico italiano è dunque una convergenza al centro. Fuori dalla maggioranza resteranno Fratelli d’Italia a destra e i nuovi gruppi nati dai dissidenti del Movimento 5 stelle e di Leu a sinistra. In questo quadro la presenza della Lega assume una valenza strategica maggiore così come è rafforzato il suo peso politico. Con i 5 stelle menomati, infatti, i parlamentari leghisti hanno aumentato la loro influenza sulla maggioranza e sull’Esecutivo. Una situazione scomoda per il Partito democratico, fino a ieri perno del sistema, costretto a condividere lo scettro con i più acerrimi avversari. Non è da escludersi un aumento della conflittualità interna al partito, dovuta alla debolezza della leadership e all’aver subito piuttosto che gestito la crisi del Conte 2.

Sul piano programmatico, invece, restano molti nodi da sciogliere. Il presidente Draghi ha illustrato un programma di Governo molto ambizioso e vasto, probabilmente per cercare di soddisfare gli interessi dei tanti e variegati partiti che lo sostengono. Realisticamente tre restano le direttrici principali di Draghi: l’allocazione dei fondi del Recovery Fund; l’impostazione delle riforme a questo correlate; un piano di vaccinazioni di massa e graduali riaperture per uscire dalla pandemia. Per il neo presidente del Consiglio, considerato anche il punto della legislatura in cui siamo, sarà più semplice agire sulle leve fiscali e del bilancio che disegnare riforme, come quelle della Pubblica amministrazione o della giustizia, che richiedono una sforzo di riorganizzazione che dovrà dipanarsi per molti anni.

La configurazione del Governo, inoltre, mostra un gabinetto interno al Consiglio dei ministri formato da Draghi e dai ministri tecnici (Economia, Transizione ecologica, ministero delle Infrastrutture e dei trasporti oltre al sottosegretario alla presidenza del Consiglio). Questo sarà il cuore ed il motore del nuovo Esecutivo a livello economico e progettuale. La massiccia presenza di esponenti partiti, con una maggioranza così vasta, non risparmia a Draghi potenziali problemi di gestione soprattutto in relazione alle misure per contenere la pandemia.

PREVISIONI

Uno dei principali interrogativi che gli analisti si pongono è la possibile durata del Governo. Fino all’elezione del prossimo presidente della Repubblica all’inizio del 2022 la navigazione dell’Esecutivo dovrebbe essere sicura. Nel 2022 lo scenario si biforca: Draghi potrebbe essere eletto al Quirinale e dunque dovrebbe lasciare la guida dell’Esecutivo, aprendo alla possibilità di un ritorno alle urne anticipato oppure alla scelta di un successore per la conclusione della legislatura; oppure qualora fosse scelta dal Parlamento un’altra personalità, Draghi si ritroverebbe per le mani la possibilità di continuare a governare fino al 2023, scadenza naturale della legislatura. Ciò non esclude naturalmente la possibilità di altri scenari, come quelli di mancato sostegno dopo il 2022 di uno o più partiti che oggi compongono la maggioranza.

E’ dunque molto difficile fare previsioni sulla durata del Governo al momento, ma è opportuno rilevare quanto, con una maggioranza e con le elezioni politiche che si avvicinano, il secondo anno possa diventare complesso per Draghi. Le differenze negli interessi e negli obiettivi dei partiti diventerebbero più netti e le riforme rischierebbero di perdere il loro abbrivio o di essere depotenziate dai partiti stessi in Parlamento per ragioni di convenienza elettorale. Girato il 2022, dunque, la gestione dell’Esecutivo potrebbe correre maggiori pericoli sia sul piano della stabilità politica che della praticabilità delle riforme. Ad oggi, dunque, appare leggermente più probabile che l’esecutivo Draghi possa concludersi nel 2022 invece che nel 2023. Tuttavia, i prossimi mesi ci diranno di più su questo punto poiché molto dipenderà anche dalla capacità del nuovo Esecutivo di sfruttare i primi mesi per capitalizzare l’attuazione del Recovery Fund e l’impostazione delle riforme strutturali.

RISCHI

Tre sono i rischi politici principali che oggi incombono sul sistema politico italiano:

A) L’andamento della pandemia. È un rischio non quantificabile, ma sempre presente. Molto dipenderà dalla capacità del contenimento delle varianti e soprattutto dalla velocità della campagna vaccinale. Dopo oltre un anno di limitazioni, la sofferenza del tessuto produttivo e l’insofferenze delle aree più vitali della popolazione possono aumentare la frattura fra istituzioni e popolazione, riducendo rapidamente il credito del nuovo Esecutivo.

B) La palude parlamentare. I partiti restano lontani in termini di priorità ed interessi rappresentati. Il rischio di un programma troppo vasto e ambizioso è quello di vedere le riforme stravolte dalla conversione parlamentare e divenire preda dei numerosi interessi costituiti. Draghi può centralizzare le decisioni e produrre riforme per decreto, ma le stesse dovranno poi passare dalle assemblee parlamentari. Lo stesso vale per la prossima legge di Bilancio. Il rischio di un sabotaggio dei programmi di Governo da parte della politica non può essere escluso.

C) L’eccesso di continuità con il passato. Come la composizione del Governo e le nomine dei sottosegretari rivelano si è affermata una certa continuità con i primi due Governi della legislatura, entrambi conclusisi con una crisi politica ed un percorso di riforme incerto e poco efficiente. Le personalità di Governo e la qualità della classe politica italiana restano un rischio per il nuovo Esecutivo. Deficit di competenza e di consapevolezza sono emersi in modo chiaro negli ultimi due anni. Non è problema risolvibile da Draghi o dai tecnici, ma una classe politica incline alla demagogia dentro gli uffici del governo può mettere a repentaglio l’efficacia nell’attuazione delle riforme e delle politiche pubbliche. Al tempo stesso, il Governo ha scelto la continuità anche rispetto all’alta burocrazia. Apparato già rodato e solido, che però ha mostrato tutti i propri limiti negli ultimi anni nell’implementare le decisioni e la propria inflessione verso un legalismo eccessivo e pervaso di formalismo. (Public Policy)

@LorenzoCast89