Intercettazioni, ok dalla Bilancio: ma specificare i materiali

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ROMA (Public Policy) – Si valuti la possibilità di prevedere una più “specifica classificazione” delle prestazioni effettuate e dei “materiali utilizzati” nelle intercettazioni, sentiti anche gli operatori del settore. Questa la richiesta contenuta nel parere della commissione Bilancio alla Camera sul decreto ministeriale sulle operazioni di intercettazione e le relative tariffe, esaminato in sede consultiva.

La V commissione, oltre alla specifica relativa alla classificazione delle registrazioni, chiede di non prevedere né gettoni di presenza né compensi di altro tipo per i componenti del Tavolo tecnico permanente per il monitoraggio del sistema delle prestazioni di intercettazioni e delle relative tariffe.

Sul testo, la scorsa settimana, si è espressa anche la commissione Giustizia che ha messo nero su bianco una serie di rilievi, più puntuali rispetto a quelli della Bilancio. Il più importante riguarda i captatori informatici (cosiddetti Trojan): la commissione chiede al Governo di introdurre un divieto per non permettere la captazione dei dati statici dai telefonini (foto, chat, rubriche, contatti e video) se non attraverso un decreto di perquisizione disposto dall’autorità giudiziaria.

Allo stesso tempo, con un altro rilievo, si chiede che le aziende che gestiscono i trojan non conservino i dati: una volta acquisiti dovranno immediatamente essere trasmessi agli uffici giudiziari senza opzione di conservazione.

Il decreto ministeriale all’esame del Parlamento è stato adottato in attuazione di quanto previsto dalla riforma Orlando del 2018. Questa, intervenendo sul codice delle comunicazioni elettroniche del 2003, ha previsto una serie di misure per la ristrutturazione e la razionalizzazione delle spese relative intercettazioni giudiziarie. Alla fine del 2017, con un decreto firmato sia dal ministro della Giustizia sia dal Mise sono state individuate le prestazioni obbligatorie e le relative tariffe in modo da conseguire un risparmio di spesa di almeno il 50% rispetto al passato.

Ma la riforma Orlando ha demandato ad un ulteriore decreto del ministro della Giustizia, di concerto con il Mef, “la definizione delle prestazioni funzionali alle operazioni di intercettazione”, la determinazione delle tariffe, e, in aggiunta, la specificazione degli “obblighi dei fornitori delle prestazioni in relazione ai livelli qualitativi e quantitativi minimi dei servizi offerti e alle modalità di conservazione e gestione, mediante canali cifrati, dei dati raccolti negli archivi informatizzati, nel rispetto dei requisiti di sicurezza e della necessità del loro trattamento secondo criteri di riservatezza, disponibilità e integrità”.

La stessa legge Orlando ha previsto che il decreto fosse sottoposto al parere delle due Camere, in particolare la commissione Bilancio per i profili finanziari. Ma il 4 marzo scorso il presidente Roberto Fico, accogliendo la richiesta avanzata dalla stessa V commissione, ha invitato la commissione Giustizia a formulare i propri rilievi. (Public Policy) SOR