La variante e i partiti: il Covid torna centrale // Nota politica

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Per la seconda settimana di fila è l’emergenza sanitaria a riconquistare l’attenzione del Palazzo. Non che sia mai svanita, beninteso, solo che i partiti già avevano apparecchiato il tavolo del Quirinale, della legge elettorale, del Pnrr, delle strategie per la ricostruzione politica post-pandemica. Tutto di nuovo congelato, la variante Omicron, appena arrivata con presunta alta virulenza, spaventa Governi e mercati. L’Olanda ha appena organizzato una sorta di parziale lockdown: dalle 17 in poi chiude tutto. Negozi, bar, locali. Gli scienziati sono al lavoro per cercare di capire quanto è contagiosa e quanto è pericolosa la nuova variante. “Buca” i vaccini? È più rapida a diffondersi della Delta? Il virologo Roberto Burioni invita alla calma. “Sulla nuova variante ancora non si sa sostanzialmente niente. Per cui, fermo restando che bisogna stare all’erta, non fatevi prendere dal panico. Di varianti potenzialmente pericolose ne sono apparse (e sparite) molte nei mesi scorsi, speriamo che questa faccia la stessa fine”, ha scritto su Twitter: “Ovviamente la prudenza è d’obbligo. Per cui fa benissimo il nostro Paese a bloccare gli ingressi dalle zone dove è presente”.

S’affaccia dunque il timore di nuove restrizioni. Il Governo italiano peraltro le ha appena varate, con l’avallo anche della Lega, che dice sempre di essere contraria a qualsiasi ulteriore misura restrittiva. Le riassumiamo: dal 6 dicembre viene introdotto il green pass “rafforzato”, che si ottiene solo con vaccinazione o guarigione; la validità del green pass “rafforzato” scende da 12 a 9 mesi; dal 6 dicembre 2021 al 15 gennaio 2022 valgono le nuove regole transitorie per le zone colorate; il green pass “base” sarà obbligatorio dal 6 dicembre anche per alberghi, spogliatoi per l’attività sportiva, trasporto ferroviario regionale e trasporto pubblico locale; l’accesso a spettacoli, eventi sportivi, bar e ristoranti al chiuso, feste e discoteche, cerimonie pubbliche sarà consentito in zona bianca e gialla solo ai possessori di “green pass rafforzato”; ulteriori limitazioni della zona arancione valide solo per chi non possiede il “green pass rafforzato”; la vaccinazione obbligatoria è estesa a personale amministrativo sanità, docenti e personale amministrativo scuola, militari, forze di polizia, soccorso pubblico dal 15 dicembre; il richiamo è obbligatorio per le professioni sanitarie sempre dal 15; viene rafforzato il sistema dei controlli: entro 3 giorni dall’entrata in vigore del decreto, i prefetti sentono il Comitato provinciale ordine e sicurezza, entro 5 giorni adottano il nuovo piano di controlli coinvolgendo tutte le forze di polizia, relazionando periodicamente. Alcune norme non sono cambiate, spiega Palazzo Chigi: “La mascherina resta non obbligatoria all’aperto in zona bianca e obbligatoria all’aperto e al chiuso in zona gialla, arancione e rossa. Sempre obbligatorio in tutte le zone portarla con sé e indossarla in caso di potenziali assembramenti o affollamenti”. Qualche sindaco però vorrebbe introdurre restrizioni personalizzate, per esempio il sindaco di Firenze Dario Nardella vorrebbe introdurre subito la mascherina all’aperto nelle vie del centro dove c’è lo shopping.

Di fronte a nuove misure di contenimento del virus, c’è da chiedersi quanto in avanti ci si possa spingere con le chiusure. Specie tenendo conto quanto descritto dal direttore di Public Policy Leopoldo Papi sullo stato di salute dell’economia italiana, che sarà pure in ripresa ma non ci vuole niente – considerando le fragilità strutturali del nostro Paese, citofonare debito pubblico – a farci molto male.

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@davidallegranti