“Michel riferisca su Ankara. Vaccini? Serve uno scatto”

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di Paolo Martone

BRUXELLES (Public Policy / Policy Europe) – Fabio Massimo Castaldo (nella foto), classe ’85, romano, il più giovane nella storia ad essere stato eletto vicepresidente del Parlamento europeo, è l’esponente del M5s con l’incarico più importante all’interno delle istituzioni UePolicy Europe ha fatto una chiacchierata con lui su vari temi, dalle prospettive del Movimento ad AstraZeneca, dal Governo Draghi fino al cosiddetto “sofagate” e ai rapporti dell’Ue con la Russia e la Cina.

Sui vaccini, in particolare, Castaldo dice che “serve uno scatto di reni e aumentare la produzione industriale europea” nonché “sospendere le licenze”, mentre sul caso “sofagate” chiede che il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel “venga a chiarire e riferire presto al Parlamento europeo”. Quanto al futuro del Movimento 5 stelle in Europa, il vicepresidente del Pe sottolinea come si debbano ancora decidere tempi e modi per portare avanti il dialogo con il Pd in Europa per eventualmente entrare nella famiglia dei Socialisti & Democratici. Un’adesione, sottolinea, che rafforzerebbe l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile.

D. Vicepresidente Castaldo, c’è qualcosa su cui il Governo Draghi l’ha sorpresa in positivo rispetto al Governo Conte, e qualcosa che l’ha delusa? 

R. Quando il mare è in tempesta serve un comandante che governi la nave e la conduca verso il porto più sicuro. Il Governo Draghi è nato per assicurare al nostro Paese una guida sicura in un momento di grande difficoltà. Questi sono mesi decisivi per la campagna vaccinale, considerate anche le molteplici inefficienze di alcune Regioni come la Lombardia e la Calabria, ma anche per la ripartenza economica visto che entro il 30 aprile va consegnato a Bruxelles il Recovery Plan italiano. Quasi tutti i partiti hanno accolto l’appello del Capo dello Stato e questo è sicuramente un segno di maturità delle forze politiche.

Di Draghi ho molto apprezzato le parole di verità sul Mes, che hanno smontato la propaganda martellante di Renzi e del suo partito, ma non solo. La posizione di Giuseppe Conte e del Movimento 5 Stelle era ed è quella giusta. Devo tuttavia esprimere una piccola delusione sul tema dei ristori: noi pensiamo che si può fare di più e più velocemente. Serve un nuovo scostamento di bilancio per partite Iva, commercianti, imprenditori, artigiani, ristoratori. I 32 miliardi votati in Parlamento lo scorso 21 gennaio, quando era ancora in carica il governo Conte, hanno coperto le perdite dei mesi precedenti, adesso serve un nuovo intervento per indennizzare le attività chiuse a causa delle inevitabili restrizioni per fronteggiare il virus”.

D. Parliamo del futuro in Europa del Movimento: a che punto siamo per l’adesione M5s ai Socialisti europei? Nel caso in cui l’approdo si concretizzasse, pensa che vada consultata la base? 

R. Il Movimento 5 Stelle sta vivendo una fase di transizione e di maturazione che, io auspico, porterà alla leadership di Giuseppe Conte. Con lui decideremo le modalità e le tempistiche del dialogo già avviato con gli europarlamentari del Partito democratico, dialogo propedeutico a un ipotetico nostro ancoraggio alla famiglia politica dei Socialisti e Democratici. Questo scenario non farebbe altro che rafforzare l’alleanza per lo Sviluppo sostenibile, un percorso politico che vuole gettare le basi per un’Italia green, inclusiva, innovativa, un’Italia finalmente in grado di progettare il suo futuro con un orizzonte temporale al 2050, e non solo impegnata a barcamenarsi nel presente”.

D. Un’ultima domanda sul Movimento 5 stelle: con la leadership di Giuseppe Conte si prospettano diversi cambiamenti sotto molti aspetti. Da militante oltre che da eletto, cosa si aspetta in particolare? Pensa che la regola dei due mandati debba essere archiviata?  

R. Sulla regola dei due mandati si è purtroppo concentrata tutta l’attenzione mediatica dell’attuale processo di maturazione e cambiamento che sta attraversando il Movimento 5 stelle. Io sono parte in causa, essendo al secondo mandato al Parlamento europeo, e quindi mi rimetto alle decisioni che verranno prese da Giuseppe Conte e Beppe Grillo. Tuttavia, come ha detto l’ex presidente del Consiglio, durante l’assemblea del Movimento 5 Stelle, quando si tratta di assumere funzioni istituzionali di responsabilità occorrono persone oneste, ma anche competenti e capaci. Di questo dobbiamo tutti essere consapevoli. In ogni caso un Paese che affronta la peggiore pandemia negli ultimi cento anni e le sue devastanti conseguenze economiche e sociali vuole risposte su come uscire da questo momento e sulla ricostruzione, non certo vedere che ci accapigliamo sulle diatribe interne. Spero che tengano tutti bene a mente questa priorità nei prossimi mesi”.

D. Cambiando argomento, ha fatto scalpore il “sofagate” di Ankara, con Ursula von der Leyen lasciata in piedi da Erdogan e poi fatta sedere su un divano. Charles Michel invece si è seduto sulla poltrona vicino al presidente turco. Che effetto le ha fatto vedere quella scena? E’ solo una gaffe, e casomai alcune colpe le ha anche il cerimoniale Ue, oppure è un fatto grave? Diversi eurodeputati hanno chiesto le dimissioni di Michel, è d’accordo?  

R. “Quello che è successo ad Ankara non può essere derubricato a semplice incidente diplomatico. Al di là delle disquisizioni protocollari, non concedere la sedia d’onore alla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen è sicuramente l’indizio di come Erdogan consideri le donne, e di come voglia sminuire il ruolo dell’Ue rispetto ai governi degli Stati membri. Non a caso pochi giorni prima di questo vertice Erdogan aveva ritirato la Turchia dalla Convenzione di Istanbul, il cui scopo è quello di prevenire e combattere proprio la violenza contro le donne. Il Movimento 5 Stelle ha espresso e continuerà a esprimere massima solidarietà a Ursula Von der Leyen, mentre per quanto riguarda Charles Michel ha sicuramente perso l’occasione di dimostrare a tutto il mondo, in primis alle donne turche, che nella nostra Europa non c’è spazio per la discriminazione, e che al contrario abbiamo messo la promozione della parità di genere in cima alla nostra agenda politica. Al pari di molti colleghi, tra cui anche molti Socialisti e democratici, esprimo profonda inquietudine per il suo atteggiamento e auspico che venga a chiarire e riferire presto al Parlamento europeo”.

D. Parliamo della Cina. Secondo lei Pechino per l’Ue è più un partner o un rivale? Con la crisi Covid la Cina sembra guadagnare “quote di mercato” a livello globale praticamente in tutti i settori, la preoccupa la prospettiva di una sua leadership globale? 

R. La regola d’oro della politica estera è quella di non giudicare mai tutto bianco o nero. La Cina, in quanto potenza globale è sicuramente un interlocutore e un partner importantissimo dell’Unione europea, non potrebbe essere altrimenti. Ma anche l’accordo sugli investimenti siglato con l’Ue lo scorso dicembre, che presenta notevoli ambiguità specialmente sul tema del lavoro forzato, sulla reciprocità e sulla risoluzione delle controversie, è l’esempio più lampante di quanto sia necessario usare la massima attenzione nello sviluppo in questi rapporti, evitando che le spinte di alcuni singoli Paesi europei affrettino i processi, nonché mostrare la determinazione nel ribadire che i nostri valori e principi, facendo nostra la voce di chi invoca il rispetto dei diritti umani nello Xinjang, a Hong Kong così come in Tibet. Non possiamo permetterci doppi standard. Le recenti misure di rappresaglia decise dalla Cina verso cinque colleghi europarlamentari e l’intera sottocommissione per i Diritti umani del Parlamento europeo rappresentano una mossa tanto inaudita quanto inaccettabile. Le sanzioni decise, invece, da Ue, Regno Unito, Usa e Canada contro quattro funzionari cinesi ritenuti responsabili dell’internamento e della rieducazione forzata di centinaia di migliaia di appartenenti alla minoranza uigura, oltre a essere un bel segnale di rinnovata cooperazione dell’Occidente, sono un atto dovuto, coerente con i valori su cui poggia l’integrazione europea. Su questi valori non negoziabili l’Unione europea deve continuare a perseguire una agenda di confronto con Pechino, auspicando che questo dialogo possa rimanere costruttivo”.

D. Riguardo alla Russia, i rapporti Mosca-Bruxelles sono arrivati a un punto molto basso. Secondo lei l’Ue cosa dovrebbe fare? 

R. Con la visita dell’Alto Rappresentante a Mosca nel febbraio 2021 e il perdurare del caso Navalny le relazioni tra Ue e Russia hanno raggiunto senza dubbio uno dei propri minimi storici. Il nuovo approccio europeo verso Mosca è quello delle 3 C: Confront, Contain and Cooperate. Reagire quando la Russia viola la legge internazionale e i diritti umani, contenerla quando tenta di esercitare pressioni su di noi, anche attraverso la disinformazione e i cyberattacchi, e invece impegnarsi e cooperare su temi dove c’è un interesse condiviso da promuovere. Pur essendo chiaro che l’Ue non possa transigere sul rispetto del diritto internazionale e sulla difesa dei diritti umani, è altrettanto evidente che sono molteplici i temi sui quali una cooperazione o quantomeno un coordinamento non sono solamente auspicabili ma assolutamente necessari. Mi riferisco ai vari conflitti regionali nel nostro vicinato, e non solo, nei quali la Russia gioca un ruolo di primo piano, ai temi che fanno parte della nostra agenda comune, quali il cambiamento climatico e la lotta al terrorismo per fare due esempi. La Russia è e resta un attore geopolitico di primissimo piano, dalla nostra cooperazione dipende la sicurezza del nostro continente. D’altro canto, però, per assistere quantomeno a tentativi concreti di disgelo delle relazioni non possiamo che auspicare dei segnali positivi da parte di Mosca, come per esempio la liberazione di Navalny. Per ora questi segnali non ci sono stati e ci troviamo dunque in una sorta di stallo per il quale non vedo soluzioni nel breve periodo”.

D. Tema vaccini Covid, che parere si è fatto sulla comunicazione istituzionale Ue riguardo ad AstraZeneca? Pensa che ha creato confusione? 

R. Molti cittadini sono disorientati e sfiduciati da questo continuo, repentino e agli occhi dei più incomprensibile cambiamento di protocolli e raccomandazioni sul vaccino AstraZeneca. Sarebbe stato più razionale aspettare qualche settimana in più ma avere maggiori certezze su effetti collaterali, categorie a rischio e raccomandazioni. I cittadini si fidano dei pareri del mondo scientifico ma questi devono essere comunicati con cognizione di causa, tempismo e certezza: le prese di posizione ondivaghe sono solo un assist alle teorie del complotto. Siamo preoccupati che le nuove limitazioni al vaccino AstraZeneca possano ritardare ulteriormente la campagna vaccinale europea e questo avviene mentre il numero dei morti aumenta in particolare in Italia, seconda dietro la Polonia, nella triste classifica della mortalità da Covid. Serve uno scatto di reni e aumentare la produzione industriale europea dei vaccini, garantendo anche certezza per tutta la catena di approvvigionamento delle materie prime necessarie. A tal fine, credo che la proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle di una sospensione delle licenze sia la soluzione migliore, considerato che la copertura dei vaccini è di 6-10 mesi e quindi andranno fatti numerosi richiami”.

D. Concludiamo parlando della corsa al Campidoglio. Da parte sua è arrivato un endorsement a Virginia Raggi, ma Nicola Zingaretti considera la ricandidatura della sindaca “una minaccia per la città”, e nel frattempo Calenda ha annunciato di voler rimanere in corsa. Come si può sciogliere questo nodo? Il Movimento 5 stelle deve in ogni caso tener duro su Raggi o convergere verso una figura che consenta l’alleanza con il Pd anche a Roma?  

R. Virginia Raggi è il sindaco uscente di Roma e, seppur tra mille ostacoli, in questi anni ha governato bene. Con coraggio ha affrontato a viso aperto il sistema criminale e mafioso che da decenni governava sottotraccia la città e quindi le parole di Zingaretti sono sbagliate e ingenerose. Io sono convinto che Virginia debba completare il lavoro iniziato: nei primi 5 anni si è concentrata giustamente sul mettere i conti in ordine, fare pulizia da corruzione e consorterie e dare centralità alle periferie abbandonate. I prossimi cinque anni saranno quelli del rilancio della città con gli investimenti previsti anche dal Recovery fund. Virginia è la persona giusta per coniugare le priorità europee: il rispetto dell’ambiente e il rilancio dell’economia. Non mi sorprende che ci siano veementi levate di scudi da parte di chi vorrebbero continuare a consumare impunemente il suolo della nostra Capitale”. (Public Policy / Policy Europe)

@PaoloMartone