Breve storia triste dei ddl delle Regioni

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enti locali

di Luca Iacovacci

ROMA (Public Policy) – Dai 12 del Veneto ai 10 della Puglia, passando per gli 8 della Sicilia, i 7 della Lombardia e i 2 del Lazio. Sono i numeri che riguardano l‘iniziativa legislativa dei Consigli regionali, ovvero le proposte di legge fatte pervenire al Parlamento, durante la XVII legislatura.

In totale, come emerge dalle statistiche sull’attività parlamentare, il totale delle pdl presentate al Parlamento dalle assemblee legislative regionali (nel quinquennio marzo 2013-febbraio 2018) è stato di 78 proposte: 29 sono state affidate all’esame di Palazzo Madama e 49 a quello di Montecitorio.

L’esito, tuttavia, è stato il medesimo per entrambi i rami: a parte qualche proposta accorpata in progetti di legge di iniziativa di qualche parlamentare o del Governo, nessuna delle iniziative legislative dei Consigli regionali è stata approvata dalle Camere. Anzi, la maggior parte delle proposte non ha mai iniziato l’esame da parte delle commissioni competenti: 52 su 78, quasi il 70%.

IL PRIMATO DEL VENETO

Il primato delle pdl presentate al Parlamento è del Veneto, con 12 proposte fatte pervenire tutte a Montecitorio: dalle modifiche codice della strada (proposte anche dal Lazio e da altre regioni) al contrasto alla ludopatia, dall’internazionalizzazione delle imprese all’attribuzione alle regioni dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, l’Irpef, nella nuova veste di imposta regionale sul reddito, l’Irer, con contestuale modifica delle disposizioni disciplinanti le entrate delle regioni e l’alimentazione di un fondo perequativo con una quota dell’Irer da parte di quelle con maggiore capacità fiscale.

Presentata anche una pdl in materia di legittima difesa che prevedeva che non avrebbe risposto di eccesso colposo nella difesa legittima chi avesse “agito in stato di paura scusabile o per uno stato emotivo non rimproverabile di panico”.

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