Scuola, incardinato il ddl M5s sui reclami contro i presidi

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ROMA (Public Policy) – Permettere ai docenti di proporre un reclamo ad hoc all’Ufficio scolastico regionale (Usr), su cui dovrà decidere una terna di ispettori, contro gli atti di gestione del dirigente scolastico, per evitare che i conflitti di lavoro in ambito scolastico vadano ad intasare i tribunali civili. È questo l’obiettivo di un disegno di legge a prima firma di Bianca Laura Granato (M5s) incardinato la scorsa settimana in commissione Istruzione al Senato. La relatrice del provvedimento è Loredana Russo (M5s).

Vediamo il contenuto della proposta, nella settimana in cui – a proposito di istruzione – il Governo ha deciso di chiudere tutte le scuole fino al 15 marzo a causa del coronavirus.

Il ddl, dunque, prevede che contro gli atti di gestione del rapporto di lavoro e i provvedimenti emanati dal dirigente scolastico (come le sanzioni disciplnari, la formulazione dell’orario di lezione o l’assegnazione delle cattedre ai docenti) si possa ricorrere, in via stragiudiziale, ad una terna di ispettori, nominati dal direttore dell’Usr. Il termine entro cui impugnare il provvedimento che si ritiene illegittimo è di 5 giorni “dalla data di pubblicazione nell’albo della scuola o nel sito internet dell’istituzione scolastica di riferimento o della notifica all’interessato”. Il reclamo, inoltre, va motivato.

Il direttore dell’Usr ha 15 giorni di tempo (perentori) per accogliere o respingere il reclamo, su parere “conforme” della terna di ispettori. In caso di accoglimento, la decisione “annulla e sostituisce l’atto o il provvedimento impugnato, con effetti a far data dal deposito della decisione”. La proposta, inoltre, specifica che in caso in cui il reclamante non sia soddisfatto della decisione assunta possa comunque ricorrere al gudice del lavoro.

L’obiettivo del ddl, in ogni caso, è proprio quello di sgravare i tribunali civili da questo tipo di ricorsi, in modo da offrire “una tutela deflattiva del contenzioso che possa configurarsi quale rimedio alternativo al ricorso agli organi giurisdizionali per il personale docente e amministrativo. In questo modo difatti – si legge nella relazione illustrativa – verrebbe data la possibilità alla medesima amministrazione scolastica di valutare, entro un termine breve, la ratio delle scelte effettuate dai dirigenti scolastici in qualità di datori di lavoro”.

Obbligo del vecchio ‘preside’, dunque, quello di “dare tempestiva attuazione alla decisione assunta“, tanto che viene specifico che, in caso di inerzia, l’inadempimento “costituisce comportamento antidoveroso ai fini della responsabilità disciplinare”.

Il progetto legislativo, infine, va a modificare l’articolo 25 del testo unico del pubblico impiego, relativo ai dirigenti scolastici. Secondo Granato l’istituzione del reclamo “si giustifica alla luce dell’attuale configurazione giuridica dell’ordinamento scolastico, non sussistendo un rapporto di dipendenza gerarchica tra dirigenti scolastici e dirigenti dell’amministrazione centrale e periferica” del Ministero dell’istruzione, a seguito del riconoscimento dell’autonomia (a fine anni ’90) grazie a cui le scuole si qualificano quali “autonomi soggetti giuridici”.

Tuttavia la previsione di una norma ad hoc per i reclami “può ricondursi al generico potere di vigilanza sul rispetto delle norme generali in materia di istruzione che l’articolo 8 del dpcm 98 del 2014, il regolamento di organizzazione del Miur, attribuisce agli uffici dell’amministrazione scolastica periferica articolati su base regionale”, ovvero gli Usr. (Public Policy) IAC