Semplificazioni, Mes e decreto Rilancio: tutti i nodi del Governo

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ROMA (Public Policy) – Tra i provvedimenti considerati strategici per la crescita c’è il decreto Semplificazioni, ovvero un “acceleratore” che tagli la burocrazia per le piccole e grandi opere. Il Governo è al lavoro da settimane sul testo e le limature sono entrate nella fase finale. Il decreto, in base a quanto apprende Public Policy prendendo visione di una bozza provvisoria, contiene al momento 48 articoli e si divide in 4 titoli, che sono: “Semplificazioni in materia di contratti pubblici ed edilizia; Semplificazioni procedimentali e responsabilità; Misure di semplificazione per il sostegno e la diffusione dell’amministrazione digitale; Semplificazioni in materia di attività di impresa, ambiente e green economy”.

Uno dei nodi politici è la riforma del Codice degli appalti: il Movimento 5 stelle guarda al “modello Genova” adottato dopo il crollo del Ponte Morandi, dove si prevede la sospensione proprio del Codice, che però è stato riformato a suo tempo dal Pd, e i dem sono contrari ad una deregolamentazione totale.

Tra le novità più interessanti ci potrebbe essere la norma – fortemente voluta da Giuseppe Conte – per far superare ai funzionari pubblici la cosiddetta “sindrome della firma”, che li blocca dall’autorizzare opere pubbliche per paura di finire sotto inchiesta. La bozza circoscrive l’abuso d’ufficio ai casi in cui dalle regole “non residuino margini di discrezionalità” e si limita la responsabilità erariale ai comportamenti dolosi.

Prevista anche la velocizzazione delle autorizzazioni da parte degli enti locali e le procedure in materia di Valutazione di impatto ambientale (Via), e una procedura accelerata per le opere ricomprese nel Programma nazionale Energia e Clima. Infine, sempre in materia di appalti, per velocizzare gli iter il Governo propone di procedere, fino al 31 dicembre 2021, senza gara ma con l’affidamento diretto per opere fino a 150mila euro, e con la trattativa diretta con almeno 5 operatori nel caso di importo superiore. La gara vera e propria sarebbe riservata solo a quelle sopra i 5 milioni, ma anche in questo caso ci sarebbe la possibilità di derogare – velocizzando trattative e procedure – per le opere di rilevanza nazionale individuate con dpcm.

Intanto, il Mes “sanitario” continua a dividere la maggioranza tra favorevoli alla linea di credito (Pd, Iv e Leu) e contrari (il Movimento 5 stelle). In mezzo c’è il premier, a cui tocca mediare, e i dem sembrano sempre più insofferenti. Preoccupano i numeri in Senato, ora più risicati che mai, e si vuole assolutamente evitare che un sì al prestito arrivi con una maggioranza “diversa” rispetto a quella che regge l’Esecutivo (con il sì di Forza Italia e il no M5s). Altro fronte è il nuovo decreto-manovra atteso a luglio, che dovrebbe comportare un nuovo scostamento di bilancio compreso tra i 10 e 20 miliardi. Il Movimento 5 stelle vuole che le risorse siano a debito come per il Cura Italia e il dl Rilancio, mentre il Pd vorrebbe approfittare proprio del credito sanitario Mes – che ha condizioni molto più favorevoli rispetto ai mercati tradizionali – per ridurre gli interessi.

Proprio riguardo al decreto Rilancio, il suo iter nella V di Montecitorio è quasi alla fase finale (ma l’approdo in aula ci sarà solo venerdì). Oggi alle 10 è ripreso l’esame degli emendamenti (le ultime notizie le trovate in abbonamento sul nostro notiziario: news.publicpolicy.it), e tra le novità approvate ieri si segnala un emendamento M5s che aumenta di 10 milioni per il 2020 il Fondo di prevenzione del fenomeno dell’usura. Via libera anche ad una modifica riformulata dai relatori, che assorbe due emendamenti di Pd e Leu, in base a cui sarà il Piano nazionale di riforme (Pnr) a stabilire quali saranno le priorità degli interventi del Patrimonio destinato di Cdp per il sostegno e il rilancio del sistema economico produttivo italiano. E’ passato anche un emendamento M5s dove si prevede che imprese esercenti attività di commercio al dettaglio, ovvero i negozi, con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso, avranno diritto al tax credit per gli affitti nella misura del 20% e del 10%.

Sempre su proposta M5s, è stata approvata una modifica per vincolare 20 milioni di euro del Fondo per il sostegno alle locazioni affitti, incrementato di 160 milioni di euro, per gli affitti degli studenti fuori sede con Isee uguale o inferiore a 15mila euro. Infine, è passato – grazie a due emendamenti M5s e Pd, poi riformulati – l’incentivo per moto e motorini elettrici o ibridi pari al 30% del prezzo d’acquisto fino a un massimo di 3mila euro, riconosciuto per chi compra nel 2020 un motoveicolo elettrico o ibrido senza rottamazione (come invece previsto finora). Chi acquista rottamando avrà invece un bonus maggiorato: il 40% del prezzo d’acquisto fino a un massimo di 4mila euro. (Public Policy) PAM