Al via l’iter del ddl Pd per la “rigenerazione urbana”

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consumo suolo

ROMA (Public Policy) – È stato incardinato la scorsa settimana, in commissione Ambiente al Senato, il ddl a prima firma di Andrea Ferrazzi (Pd) relativo alla rigenerazione urbana, di cui la 13a commissione si era occupata preliminarmente con la commissione Agricoltura nell’ambito delle proposte sul consumo del suolo, ma che Ferrazzi aveva chiesto venisse disgiunto dagli altri ddl. Relatori sono Franco Mirabelli (Pd) e Paola Nugnes (Misto/Leu).

“Finalmente – ha scritto Ferrazzi su Facebook – possiamo modificare in modo organica la normativa nazionale (ferma al 1942…) per rigenerare le nostre città. Stop all’urbanistica espansiva che consuma il territorio, stop ai disegni di città che distruggono gli spazi verdi e inquinano i nostri polmoni. Sì al Green, alla mobilità sostenibile, all’efficienza energetica, al taglio delle emissioni nocive, all’adattamento climatico, al contrasto delle bombe d’acqua, alle inondazioni, alle isole di calore. Si alla qualità della vita, per noi e per i nostri figli”.

Il ddl prevede l’istituzione presso la presidenza del Consiglio di una cabina di regia nazionale per la rigenerazione urbana, per favorire la realizzazione degli obiettivi del Piano nazionale per la rigenerazione urbana. Si istituisce un Fondo nazionale per la rigenerazione urbana, le cui risorse sono destinate al cofinanziamento dei bandi regionali per la rigenerazione urbana; quindi si prevede che siano dichiarate aree di interesse pubblico le aree ricomprese nei Piani comunali di rigenerazione urbana selezionati con i bandi regionali. Tali bandi definiscono i criteri e le modalità di partecipazione da parte degli enti locali interessati, i contenuti minimi dei Piani comunali, nonché i criteri e le modalità per l’assegnazione dei punteggi a ciascun Piano comunale ai fini della formazione di una graduatoria di merito.

Secondo il ddl spetta infatti ai Comuni individuare, nell’ambito degli strumenti urbanistici generali, gli ambiti urbani ove si rendono opportuni interventi di rigenerazione urbana, a seguito di una attività di ricognizione del territorio a cui possono partecipare anche i proprietari e i soggetti aventi titolo che ne facciano richiesta. L’approvazione del Piano comunale costituisce presupposto per l’accesso al bando regionale e per l’assegnazione delle risorse del Fondo. Tali piani vanno approvati nel rispetto delle misure a tutela dei beni culturali e dei centri storici. Si prevede però anche che i comuni censiscano annualmente gli immobili commerciali e artigianali, localizzati nei centri urbani e storici, al fine di prevedere un eventuale aumento dell’aliquota Imu per quegli immobili lasciati inutilizzati da più di un anno.

Viene stabilito che l’approvazione degli interventi di rigenerazione urbana comporta la dichiarazione di pubblica utilità agli effetti del testo unico delle espropriazioni per pubblica utilità e che, negli ambiti ricompresi nel Piano comunale di rigenerazione urbana, sono ammessi interventi diretti di ristrutturazione edilizia che comportino un miglioramento antisismico dell’edificio e interventi diretti di demolizione e ricostruzione dell’edificio nel rispetto di determinate condizioni.

Vengono introdutte comunque diverse forme di incentivazione fiscale, a partire dall’esenzione da Imu, Tasi e Tari per gli immobili oggetto di interventi di rigenerazione urbana fino alla conclusione degli interventi previsti nel Piano comunale di riferimento. Viene anche previsto che, per gli interventi di rigenerazione urbana, i comuni possano ridurre i tributi per l’occupazione del suolo pubblico e anche il contributo per il rilascio del permesso di costruire; si prevede l’applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale per i trasferimenti di immobili nella misura fissa di 200 euro nei confronti dei soggetti che attuano interventi di rigenerazione urbana. Altre norme di incentivazione fiscale sono poi introdotte in relazione agli interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica degli edifici. (Public Policy) GIL