Twist d’Aula – Le alternative alla via Emilia. Tutte le possibili conseguenze nazionali del voto regionale

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Se domenica 26 gennaio per la prima volta nella storia l’Emilia-Romagna dovesse virare a destra, il contraccolpo sarà pesante. Ma forse non esiziale per i destini del Governo e della legislatura. In caso di clamorosa, ma stando ai sondaggi possibile vittoria di Lucia Borgonzoni (nella foto con Matteo Salvini) – avanti di qualche migliaio di voti – la maggioranza rosso-gialla potrebbe infatti chiudersi a riccio per evitare il voto anticipato. Già adesso è tutta una tattica di rinvio, attendismo, dilazione. Poi la domanda ritorna sempre: quale tra le forze che sostengono l’Esecutivo è disposta a far saltare il banco e andare al voto?

Attualmente nessuna, visto che tutti guardano le urne con terrore, tanto più se al calo dei consensi dovranno aggiungere il taglio netto di un terzo dei parlamentari. E quindi sono in corso le riorganizzazioni. Zingaretti lancia un partito “nuovo”, mentre i 5 stelle sono in crisi, prossimi alla spaccatura: chi vuole restare autonomo (e fare casino con Dibba), chi vira al centro (Fioramonti), chi punta all’alleanza organica con i dem. Ma certo porre fine alla attuale “congiunzione astrale” che li vede come partito più numeroso tra Madama e Montecitorio sarebbe puro autolesionismo.

Insomma, i due soci di maggioranza relativa hanno bisogno ancora di (tanto) tempo. E il terzo, Matteo Renzi, non sembra così indispensabile. Per rimarcare la propria distanza dalla coppia rosso-gialla, infatti, in commissione Giustizia i deputati di Italia viva hanno votato con Forza Italia in tema di prescrizione, ma sono stati battuti insieme all’opposizione di centrodestra. Il solco si allarga, anche a livello locale, ma i Governi restano in piedi. E la maggioranza nazionale, per adesso, pure.

Certo, la sconfitta di Bonaccini potrebbe essere la conseguenza di una lettura “nazionale” del voto regionale. Una strategia di de-localizzazione che Salvini persegue per mobilitare gli indecisi e per sopperire alla debolezza della sua candidata in Emilia-Romagna. Ma anche nell’ipotesi di vittoria della Lega, poi qualcuno a Roma si dovrebbe assumere la responsabilità di staccare la spina al Governo. E il Quirinale quella, non scontata, di sciogliere le Camere. Dal Colle, infatti, trapela un ragionamento: se entro giugno diventa effettivo il taglio dei parlamentari andare al voto oggi per eleggerne 945 vorrebbe dire dar vita ad un Parlamento delegittimato. Per cui si valutano tutte le possibili ipotesi. Senza dimenticare che ci sono le nomine delle partecipate pubbliche, la legge elettorale e poi molto altro. Insomma non c’è solo la via Emilia. (Public Policy)

@m_pitta