Twist d’Aula– Aspettando primavera

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Il decreto a doppia bandiera (quota 100+ reddito di cittadinanza) è arrivato. L’ambizione del Governo, ovviamente, è che i vantaggi arrivino in tasca ai destinatari prima delle elezioni del 26 maggio. Ma se l’Esecutivo ha ancora qualche cartuccia da sparare prima del voto, in Parlamento tira già un’aria stanca, un po’ dal sapore della lunga attesa. A parte qualche schermaglia, infatti, c’è da scommettere nulla cambierà davvero prima di aprire le urne delle Europee e contare le schede.

Tuttavia, i quattro mesi che mancano potrebbero diventare un’era geologica se si considera che nei sette precedenti si sono ribaltati i sondaggi e i rapporti di forza, come anche l’immagine di Lega e, soprattutto, 5 stelle. Più di ogni altra cosa, è cambiato il trend economico, avviati come siamo ad una nuova recessione. Inoltre, dopo mesi in cui hanno provato a occultare le rispettive differenze sotto il tappeto del “contratto di Governo”, adesso la speculare tattica tanto dei “gialli” quanto dei “verdi” è quella di accentuare le differenze, marcare le distanze e costruirci sopra una rinnovata identità in vista delle Europee, dove ogni partito correrà da solo: niente coalizioni, ma tutti contro tutti. Anche i due alleati (pardon, contraenti) saranno in competizione. Una dinamica fisiologica in campagna elettorale che diventa patologica per chi amministra insieme un Paese e ha visioni opposte su quasi tutto: infrastrutture, ambiente, giustizia, tasse, mercato del lavoro, liberalizzazioni, cannabis… Una malattia che diventerebbe poi cronica di fronte ad uno spettro della recessione trasformato in realtà. I giallo-verdi indicheranno nell’Europa il capro espiatorio, il nemico comune, ma il motto “marciare divisi per colpire uniti” rischia stavolta di essere sostituito con le parole di un film di Sergio Leone: “due eserciti che attaccano lo stesso obiettivo finiscono per spararsi addosso”. Questo perché il rallentamento economico potrebbe finire per alleggerire le tasche degli italiani proprio a ridosso delle Europee, quando i due, che a parte l’avversario a Bruxelles hanno davvero poco in comune, finiranno per giocare allo scarico di responsabilità. Di Battista e Salvini, Giorgetti e Di Maio, infatti, non sembrano coppie ben assortite.

Insomma, aspettando il 26 maggio. Consapevoli che, indipendentemente dal risultato del voto, difficilmente si andrà a scioglimento visto che il Quirinale ha già fatto più volte trapelare la sua indisponibilità, molti parlamentari hanno (giustamente) paura di perdere seggio e stipendio e quasi tutti partiti non sono pronti ad una nuova campagna per le politiche (eccezion fatta per la Lega, of course). E proprio per non tornare alle urne in molti sono già all’opera da tempo. E lo saranno per i prossimi quattro mesi. (Public Policy)

@m_pitta