Twist d’Aula -Banche e Parlamento, un rapporto disfunzionale

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – In tema di banche arriviamo sempre tardi. Perché prima si strumentalizza politicamente il tema e poi, dopo anni, ci si accorge che le coste stavano diversamente. Adesso c’è stata la marcia indietro sulla statizzazione di Bankitalia, prima un “cambiamento” di idea salvataggi da parte del Governo, ma il rischio è ancora presente con la nuova, seconda, consecutiva, commissione parlamentare di inchiesta.

Eppure, a guardare il caso Deutsche Bank, che in piena crisi sta invertendo la strategia tenuta per 20 anni, o la Corte dei Conti europea che bacchetta gli stress test, o gli 80 miliardi di crediti deteriorati che il neo nominato Governo greco deve cercare di smaltire, è evidente che, più che indagare sul passato – in modo per altro ripetitivo – sarebbe bene guardare al futuro. Per impostare la giusta strategia. Che sarebbe poi quasi un inedito, visto che il crack della banca d’affari Lehman Brothers per noi era una questione lontana ed esclusivamente finanziaria. Poi, durante la crisi dei debiti sovrani, mentre gli altri Paesi europei hanno investito circa 800 miliardi di euro pubblici per salvare le banche noi ci siamo arroccati dietro la parola d’ordine del “nostro sistema è solido”, salvo farne le spese, maggiorate, più tardi. Adesso perfino i 5 Stelle si sono accorti che la proposta di legge per la statizzazione di Bankitalia è impraticabile. Dopo un iter iniziato il 20 febbraio scorso, in commissione Finanze a Montecitorio, la relatrice grillina ha depositato un emendamento che punta ad abrogare lo scellerato proposito della Meloni. Non è mai troppo tardi.

Ora, la commissione d’inchiesta sulle banche ritarda a partire. I 5 stelle accusano Pd e Forza Italia di non aver fornito i nomi di componenti, il che potrebbe però non essere un male. Innanzitutto, perché c’è il pregresso che non fa ben sperare, visto che le varie commissione d’inchiesta – sugli enti locali in Sicilia, sulla città di Roma, sulla Rai, loggia P2, Mitrokhin e Telekom Serbia – non hanno mai dato ottimi risultati, tanto che né è nato un proverbio: “quando si vuole insabbiare, si fa una bella commissione d’inchiesta”. E, in fondo, nemmeno quella sulle banche della passata legislatura ha prodotto evidenze rivoluzionare. E poi si ripresenterebbero i soliti problemi, come la sovrapposizione con i poteri della magistratura ordinaria (vedi il caso Sindona), o prese di posizione in funzione prettamente politica. Senza dimenticare che una commissione d’inchiesta parlamentare può avere una minima speranza di successo solo ne vengono circoscritti i contorni in modo preciso.

Se invece si vuole avere una panoramica più generale, da un lato si possono rileggere le considerazioni del Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Dall’altro si possono interpretare i numeri: se dall’inizio della crisi abbiamo perso un quarto della produzione industriale, è evidente che le imprese hanno avuto difficoltà a restituire i prestiti, per cui i crediti deteriorati nel momento peggiore erano complessivamente pari a 250 miliardi. Che, guarda caso, è un quinto del totale. E poi bisognerebbe allargare l’inquadratura al contesto europeo, di cui siamo parte integrante. In passato, per esempio, avremmo dovuto prestare più attenzione alla normativa sul “burden sharing”, sul “bail-in”, come sulle norme Eba e Bce su stress test e criteri patrimoniali. Lo dimostra la sentenza del caso Tercas, che per anni ha tagliato le gambe non solo alla Popolare di Bari, ma ha impedito di intervenire in molti altri casi (le prime quattro, Etruria, Chieti, Ferrara e Marche, e poi le venete, Carige e Mps).

Ecco, forse non è troppo tardi nemmeno per ripensare l’ennesima commissione d’inchiesta, nella speranza di possa lasciar perdere la battaglia populista per la difesa degli investitori in bond rischiosi…. pardon “risparmiatori truffati” o contro il “banchiere cattivo” e magari attrezzarsi a costruire un sistema più idoneo, da subito, ai tempi che corrono. Senza perseverare negli errori del passato. Perché, se pure avesse ragione Brecht nel dire che “fondare una banca può essere più criminale che rapinarla”, forse è ancora peggio guardarle andare a male per convenienza e poi salvarle con soldi pubblici. (Public Policy)

@m_pitta