Twist d’Aula – Se il fronte del Nord si allontana da Salvini

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – La visita di Giuseppe Conte nei luoghi del Nord devastati dall’epidemia ricalca, quasi fisicamente, la marcata frattura che durante questa crisi si è aperta tra Governo centrale, a guida Pd e 5 stelle, e territori settentrionali, governati da esponenti leghisti. Una contrapposizione da cui, però, il leader della Lega (che fu Nord) appare escluso. Anzi, la sua intenzione di “scendere” lungo la Penisola nel tentativo di conquistare Roma con un partito nazionale, dopo un iniziale abbrivio, sembra essersi arenata. E ora, anche a causa del virus, per il “Capitano” sembrano esserci difficoltà di collegamento con il campo base. Senza voler ripercorre la storia di Annibale isolato a Capua, anche i sondaggi raccontano quanto Matteo Salvini sia rimasto in qualche modo isolato, escluso dalla prima linea dello scontro tra le Regioni del Nord governate dalla Lega e l’Esecutivo giallorosso a Roma.

Oltre alle polemiche dei sindaci delle città in cui si è recato Conte, sono più di due mesi che la Lombardia di Fontana, tra errori e polemiche, è ai ferri corti con il Governo. Ma anche il Veneto è in opposizione a Palazzo Chigi. Dopo aver avuto il primo focolaio a Vo’ Euganeo negli stessi giorni di Codogno, è anche il primo a uscire dal lockdown, con Zaia che riapre parrucchieri, barche e seconde case, smentendo le parole del premier. E il virologo Crisanti, che proprio in Veneto ha ottenuto ottimi risultati, boccia le scelte del Governo sulla fase due definendole “senza criterio”. Toti dalla Liguria chiede più libertà di decidere e perfino Bonaccini ha marcato dei distinguo rispetto al governo sostenuto dal Pd, il suo partito. La domanda, allora, è: Salvini è ancora in grado di rappresentare quella parte d’Italia? Il leader della Lega si appresta a presentare un piano nazionale di rilancio questo 1° Maggio, proprio a ribadire il suo profilo trasversale, extraterritoriale. Una mossa che ovviamente lo allontana dalla linea, rovente, del Rubicone. Ma il rischio è che possa così perdere la sua base.

D’altra parte, è dai tempi gialloverdi del reddito di cittadinanza che il tessuto produttivo settentrionale è diventato diffidente. Ed è da novembre che Carlo Messina, ceo di Intesa, va in giro dicendo che questo Governo taglia fuori il Nord dalle decisioni. Al di là di episodi folkloristici alla Borghezio, fin da Bossi e poi ancora di più in Maroni, Cota, Zaia e molti altri, nella Lega c’è sempre stata una forte componente governista. Il cui esponente più longevo è Giorgetti, amico di Draghi, legato a Washington, relatore in Parlamento del Fiscal Compact, che proprio sul Mes ha litigato con Salvini, con lo scazzo che è finito sui giornali. Da allora Giorgetti è chiuso nella sua magione in provincia di Varese, spesso al telefono con imprenditori del Settentrione che gli chiedono di chiudere l’accordo con Bruxelles, perché con il rischio di devastazione economica che incombe non è il momento di fare follie. Anzi, se serve l’unità nazionale, tanto meglio. Ché in questo momento non si può dare retta agli eccessi dei noeuro, come non si può preferire “Mosca a Bruxelles”.

Quasi mai i dissidi interni alla Lega, ultimo partito leninista, diventano pubblici. Ma come raccontano i sondaggi (consenso in calo dal 35% al 25%), nel partito veleggia comunque una certa insoddisfazione. Che ovviamente viene attribuita al leader. Al di là degli eccessi di comunicazione (dalle improvvide citofonate bolognesi fino a “chiudete tutto” anzi no “riaprite tutto”) Salvini soffre la mancanza di quella piazza dove, più che dai comizi, traeva vantaggio dai selfie. Senza dimenticare il competitivo posizionamento dei Fratelli d’Italia. Ma, soprattutto, è la faglia settentrionale a minare le basi del consenso del partito, con la base produttiva di una Lega (Nord) che si sente sempre più lontana e incompatibile dal leader. Che poi, d’altronde, è uno dei più grandi ostacoli ad ogni governo di larghe intese. Per cui, è ovvio che la “questione settentrionale” ai tempi del Covid19 non è ancora risolta. Sarà una linea del fronte decisiva. (Public Policy)

@m_pitta